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Testamento biologico. “Giusto equilibrio tra il diritto alla salute e quello alla libertà personale. In Aula mi aspetto una maggioranza forte e trasversale”. Intervista alla relatrice Lenzi (Pd)

di Giovanni Rodriquez

Così la capigruppo Pd in Commissione Affari sociali risponde ai dubbi e alle critiche del medico di Welby, Mario Riccio. "Con questa legge mettiamo in mano ai pazienti diversi strumenti per far valere la loro volontà, uno di questi è la possibilità di una pianificazione condivisa delle cure. In caso di una mancata condivisione, il paziente può in ogni caso ricorrere alle DAT a garanzia del fatto che le sue volontà vengano rispettate"

06 FEB - “La legge in discussione rischia di essere inutile perché non si potranno rispettare realmente le volontà del paziente”. Questa l'accusa che Mario Riccio, l'anestesista e rianimatore che nel 2006 esaudì la volontà di Welby aiutandolo a morire, ha rivolto ieri nella nostra intervista al testo attualmente all'esame alla Commissione Affari sociali della Camera. Non è mancata una chiamata in causa anche alla relatrice del provvedimento, Donata Lenzi (Pd), 'colpevole', secondo Riccio, di aver aperto a un emendamento a prima firma Roccella con il quale si sottolinea che la legge tutela la vita e la salute dell'individuo. Una modifica che, per Riccio, rischia di "chiudere la legge".
 
In quest'intervista la capogruppo Pd della XII commissione, spiega le sue ragioni e respinge così le accuse rivoltegli.
 
Onorevole Lenzi, il testo del disegno di legge sul testamento biologico è stato fortemente criticato da Mario Riccio. In particolare è stata contestata l'approvazione dell'emendamento a prima firma Roccella con il quale si sottolinea che la legge tutela la vita e la salute dell'individuo. Condivide i timori sul fatto che questo passaggio possa far venir meno la volontà del paziente?
No, e onestamente non riesco a capire quale sia il problema. Nel testo non facciamo altro che richiamare valori costituzionali e di trattati europei che esisterebbero a prescindere dal fatto che vengano o meno espressamente citati nella legge. Sono convinta che la Costituziona sia dalla nostra parte e che, con il provvedimento in esame, si sia trovato un giusto equilibrio tra il diritto alla salute e quello alla libertà personale.
 
Quindi secondo lei, un malato che dovesse liberamente decidere di interrompere, ad esempio, la propria nutrizione artificiale o la ventilazione, non rischierebbe di veder venire meno la sua scelta andando questa contro il principio di tutela della salute e della vita?
No, forse si dimentica che nella legge vi è un richiamo a più articoli costituzionali e principi valoriali, non solo a quello della vita.
 
Altro oggetto di critica, da parte di Riccio, ha riguardato la "pianificazione condivisa delle cure". Nei casi di una mancata condivisione tra medico e paziente sugli eventuali trattamenti da poter seguire o interrompere, prevarrebbe la posizione del sanitario sulla volontà del paziente?
Assolutamente no. In questo caso è singolare notare come, proprio su questo articolo, mi siano state mosse anche obiezioni del tutto contrapposte a quella del dottor Riccio. Ci hanno cioè accusato del fatto che, con questo testo, il medico possa diventare un mero esecutore testamentario. Ma ovviamente non sarà così. In questo articolo, tra l'altro, c'è un richiamo al disegno di legge sulla responsabilità professionale in procinto di essere approvato in via definitiva alla Camera. Ogni cosa è stata dunque studiata in modo meticoloso, non abbiamo lasciato nulla al caso. 
 
Cosa accadrà quindi ai pazienti nei casi di una mancata condivisione delle cure con il medico?
La persona capace di intendere e di volore resterà in ogni caso libera di scegliere il proprio trattamento a prescindere dalla posizione del medico. Qui non si vuole di certo limitare i pazienti quanto piuttosto tutelare i medici nei casi più estremi. Un medico potrebbe infatti rifiutarsi di condividere una cura qualora il paziente decidesse di trattare il proprio tumore con l'aloe, tanto per fare un esempio. Con questa legge mettiamo in mano ai pazienti diversi strumenti per far valere la loro volontà, uno di questi è la possibilità di una pianificazione condivisa delle cure. In caso di una mancata condivisione, il paziente può in ogni caso ricorrere alle DAT (disposizioni anticipate di trattamento) a garanzia del fatto che le sue volontà vengano rispettate.
La condivisione delle cure è anche una risposta che abbiamo dato ai tanti palliativisti che chiedevano da tempo uno strumento di questo tipo che serve a rassicurare il paziente primcipalmente su due punti: sulle cure condivise e sul fatto che non sarà abbandonato.
 
Possiamo qundi dire che, in ogni caso, sarà il paziente a scegliere liberamente quale strada intraprendere.
Esattamente, e quindi possiamo rassicurarlo sul fatto che le sue volontà saranno comunque rispettate.
 
In un recente comunicato dell'Associazione Luca Coscioni, Cappato ha riportato le voci di alcuni deputati dem che avrebbero spiegato l'impossibilità di portare a termine un accordo tra Pd e M5S sulla legge a causa della "inaffibilità" dei deputati pentastellati, "già dimostrata in occasione della legge sulle unioni civili". A lei risulta tutto questo?
Non so nulla di tutto questo, e di certo non sono stata io a dire una cosa simile. Credo di poter affermare che non sia stato nessun collega del Pd della Commissione Affari sociali a fare queste affermazioni. Anzi, devo dire che il testo è stato ampiamente condiviso con i colleghi del M5S che, nel corso dei lavori, si sono sempre dimostrati molti presenti e collaborativi. 

Il 20 febbraio il testo è atteso in Aula alla Camera. Dopo il rinvio chiesto nelle scorse settimane, si farà in tempo questa volta a concludere l'esame degli emendamenti entro la scadenza prevista?
Sì, ne sono certa. Finiremo il lavoro per tempo a costo di richiedere anche sessioni notturne.
 
E, una volta in Aula, cosa si aspetta? Pensa che questa legge possa incontrare ostacoli?
No, anzi, sono convinta del fatto che ci sarà una maggioranza forte e trasversale, ricordiamo che c'è il voto segreto.
 
Visto che ad oggi non abbiamo certezze sulla durata della legislatura, e che il provvedimento è attualmente alla prima lettura alla Camera, si aspetta tempi rapidi per l'esame da parte del Senato?
Questo non glielo so dire, posso soltanto affermare che da tempo lavoriamo in modo molto proficuo con i colleghi del PD della commissione Sanità di Palazzo Madama. Possiamo quindi solo auspicarlo.
 
Giovanni Rodriquez

06 febbraio 2017
© Riproduzione riservata

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