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Ordini professionali. “Lorenzin si attivi per ripristinare la piena funzionalità della Cceps”. L'interrogazione di Mandelli (Fi)

La Commissione Centrale per gli Esercenti le Professioni Sanitarie ha il compito di giudicare in appello sui ricorsi contro i provvedimenti disciplinari irrogati dai competenti Organi degli Ordini provinciali delle professioni sanitarie. A seguito di una sentenza della Consulta che ha giudicato illegittima la composizione della CCEPS, si è venuta a creare una situazione di paralisi nell'attività della Commissione che mette a rischio la salute dei cittadini. IL TESTO

14 FEB - Quali iniziative intenda intraprendere il ministro della Salute per ripristinare la piena funzionalità della Commissione Centrale per gli Esercenti le Professioni Sanitarie (Cceps), nel suo compito di giudicare in appello sui ricorsi contro i provvedimenti disciplinari irrogati dai competenti Organi degli Ordini provinciali delle professioni sanitarie. Questa in sintesi la richiesta avanzata dal vicepresidente della commissione Bilancio del Senato, Andrea Mandelli (Fi), in un'interrogazione a sua prima firma.
 
Il 'nodo' della vicenda riguarda la sentenza n. 215/2016 della Corte Costituzionale con la quale è stata risconosciuta l’illegittimità della composizione della Cceps "nelle parti in cui si fa riferimento alla nomina dei componenti di derivazione ministeriale”. In particolare, i giudici della Consulta hanno ritenuto che tale nomina potrebbe minare l'indipendenza e imparzialità che connotano l’azione giurisdizionale, in quanto il Ministero della salute è anche parte del procedimento. 
 
Tutto questo ha portato, come si spiega nell'interrogazione, ad una "paralisi" dell'attività della Cceps, poiché, dopo quella citata pronuncia, "non è stato adottato alcun provvedimento per definire una composizione della Commissione che rispecchi i requisiti indicati dalla Consulta". La decisione della Corte riguarda tutte le categorie professionali per le quali la Commissione opera in secondo grado (medici, odontoiatri, veterinari, farmacisti, infermieri, ostetriche).

 
"L’impossibilità per la Commissione Centrale di esercitare le sue funzioni presenta ripercussioni dirette sui cittadini che rischiano di rivolgersi a professionisti colpevoli di comportamenti, anche gravemente scorretti, ma di fatto non sanzionabili efficacemente, con l’inevitabile conseguenza di non garantire l’adeguata qualità di importanti prestazioni professionali sanitarie", si sottolinea nel documento.
 
Da qui, dunque, la richiesta al ministro della Salute di attivarsi per "porre rimedio a tale situazione che di fatto priva tutti gli Organi delle professioni sanitarie del loro potere disciplinare, rendendo inefficaci le sanzioni legittimamente emesse, con grave rischio per la qualità delle prestazioni professionali e conseguentemente per la tutela del diritto alla salute dei cittadini garantito dall'art. 32 della Costituzione".

14 febbraio 2017
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