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San Raffaele. Fazio: “Debiti estranei da assistenza e ricerca”


Il ministro è intervenuto oggi in Aula del Senato per rispondere a un’interrogazione urgente sulla crisi finanziaria dell’Irccs di Milano. Forse “la grandissima forza realizzativa a un certo punto si è trasformata in una sorta di spinta a crescere in modo autonomo e non più direttamente correlata agli obiettivi di partenza”. Ma, precisa il ministro, “le origini dell'indebitamento appaiono estranee ai settori della ricerca e dell'assistenza sanitaria”.

27 LUG -  Ecco il resoconto stenografico della risposta del ministro della Salute, Ferruccio Fazio, all’interrogazione presentata da un gruppo di senatori Pd sulla vicenda del San Raffaele di Milano. Il ministro ha riferito oggi pomeriggio, davanti all’Assemblea del Senato.
 
"Signor Presidente, onorevoli senatori, riferisco oggi in Senato in qualità di ministro della Salute su una vicenda che mi coinvolge anche dal punto di vista personale, in quanto fino a tre anni fa ho operato come medico e ricercatore dell'Ospedale San Raffaele, ancorché in convenzione prima con l'Università Statale e poi con l'Università Milano Bicocca. Vorrei, quindi, premettere all'esposizione della vicenda così come vista dal punto di osservazione del ministero della Salute, alcune mie considerazioni personali.
Si suol dire che per avere successo due sono gli ingredienti principali: gli anglosassoni parlano di vision e mission; si tratta cioè di “vedere” dove si vuole arrivare e perseguire la “missione” con la massima determinazione. Don Luigi Verzé ha entrambe queste doti. Ha una vision straordinaria ed è poi estremamente determinato ed efficace nel perseguire gli obiettivi che si prefigge. È stato uno dei primi a riportare in Italia i cosiddetti “cervelli in fuga” emigrati all'estero. Anch'io sono tra questi.

Ha così messo in piedi una struttura sanitaria, il San Raffaele, con uomini di prim'ordine, motivati da emulazione e al tempo stesso da spirito di corpo che hanno ottenuto a partire dagli anni Ottanta e Novanta risultati scientifici e clinici di assoluto rilievo internazionale, facendo “volare” il nome del San Raffaele in tutto il mondo, un grande successo italiano. Affermatosi che fu l'ospedale milanese, don Verzé si dedicò ad altre iniziative: i grandi laboratori di ricerca di base a Milano, strutture sanitarie all'estero e successivamente altre attività sempre più variegate ed eterogenee rispetto all'iniziativa originaria.
Onorevoli senatori, ecco cosa ci può essere stato alla base delle attuali difficoltà finanziarie del San Raffaele: una grandissima forza realizzativa che ha creato un'opera unica nel nostro Paese, ma che a un certo punto si è trasformata in una sorta di spinta a crescere in modo autonomo e non più direttamente correlata agli obiettivi di partenza. Resta il fatto che l'Ospedale San Raffaele con i suoi 4000 medici, ricercatori, tecnici, infermieri e amministrativi è e resta una struttura straordinaria in cui si fa della straordinaria assistenza e ricerca clinica, una struttura che non si può neppure pensare di non difendere e mantenere come grande patrimonio nazionale. (Applausi dal Gruppo PdL).
Fatte queste mie considerazioni personali, veniamo ora al punto di vista del ministero della Salute. Il San Raffaele è un istituto di ricovero e cura a carattere scientifico (Irccs). La normativa vigente definisce gli istituti di ricovero e cura a carattere scientifico “enti a rilevanza nazionale dotati di autonomia e personalità giuridica che secondo standard di eccellenza, perseguono finalità di ricerca, prevalentemente clinica e traslazionale, nel campo biomedico ed in quello dell'organizzazione e gestione dei servizi sanitari, unitamente a prestazioni di ricovero e cura di alta specialità”.
Le competenze del ministero della Salute sono mirate al riconoscimento di tale carattere, sulla base dei requisiti stabiliti dalla legge, ed alla vigilanza, che consiste prevalentemente nella verifica triennale del mantenimento dei suddetti requisiti. Nello svolgimento di tale attività, la legge prevede che, in presenza di istituti di ricovero e cura a carattere scientifico (Irccs) di natura privata come il San Raffaele, deve essere fatta salva “l'autonomia giuridico-amministrativa” dell'istituto. Restano ovviamente estranei ai compiti del Ministero la regolazione, la gestione ed il controllo dei rapporti con il sistema sanitario, che rientrano tra le competenze della Regione. Allo stesso modo, non rientrano tra i compiti del Ministero interventi di qualsiasi natura o attività di vigilanza sugli assetti societari, sulle attività extrasanitarie e su quelle estere; attività che appaiono oggi all'origine del forte indebitamento della fondazione.
Avendo appreso dagli organi di stampa della difficile situazione finanziaria della fondazione, delle scelte gestionali del suo consiglio di amministrazione e successivamente della tragica e per me assai dolorosa scomparsa dell'ex vicepresidente, Mario Cal, il Ministero ha richiesto all'Istituto ed alla Regione Lombardia un dettagliato rapporto in ordine alle difficoltà finanziarie ed agli interventi sulla governance dell'Istituto. Infatti, la stabilità finanziaria è una delle condizioni per garantire il corretto svolgimento dell'attività di ricerca, di assistenza e di didattica, nonché il corretto uso dei finanziamenti per la ricerca, erogati a favore degli Irccs, che non possono certamente essere utilizzati per altri fini che non siano quelli di ricerca.
In questo contesto problematico, va comunque sottolineata l'assoluta eccellenza scientifica e sanitaria del San Raffaele e anche l'equilibrio finanziario ad oggi delle mere attività sanitaria e di ricerca. I costi dei 1.083 posti letto dell'ospedale per circa 57.000 ricoveri l'anno, più l'attività ambulatoriale e quella clinico-universitaria, sono coperti dai contributi della Regione Lombardia e delle altre Regioni (considerato che quasi un terzo dei ricoverati non sono cittadini lombardi), che nel 2010 hanno erogato al San Raffaele complessivamente 390 milioni di euro.
Anche l'attività di ricerca è in equilibrio finanziario: nel 2010 i finanziamenti hanno superato i 54 milioni di euro, provenienti da varie fonti pubbliche e private, italiane e internazionali, come il Ministero della salute, la Fondazione Telethon, la Fondazione Cariplo, l'European research council e il National istitute of health statunitense). Ciò è la migliore conferma dell'eccellenza della ricerca del San Raffaele, che "produce" 700-800 pubblicazioni scientifiche l'anno e ha avuto nel 2009 un impact factor (l'indice che misura l'attività di ricerca) pari a 3.923,83, il più alto tra i 43 IRCCS italiani e tra i più alti in Europa fra tutti i centri di ricerca.
Del resto, come ho già segnalato, le origini dell'indebitamento appaiono estranee ai settori della ricerca e dell'assistenza sanitaria. Oggi si tratta di fare luce su questi aspetti e, nell'interesse dell'ospedale, non posso che esortare tutti i responsabili del San Raffaele, a cominciare da Don Luigi Verzé, a cui mi legano sentimenti di profondo affetto e gratitudine, a collaborare pienamente con i nuovi amministratori. Ai nuovi consiglieri di amministrazione, espressione di realtà sanitarie di eccellenza e di istituzioni finanziarie e imprenditoriali di area cattolica, e ai loro consulenti spetta il compito di arrivare ad un quadro chiaro della situazione contabile e la responsabilità di elaborare un efficace piano di ristrutturazione nei termini concessi dall'autorità giudiziaria, al fine di proseguire l'alta missione dell'Istituto. Lasciano ben sperare le recenti dichiarazioni di disponibilità di esponenti di istituzioni bancarie creditrici del San Raffaele, che sono essenziali per continuare a garantire la liquidità per l'attività corrente in queste delicate settimane.
Il Governo continuerà dunque a seguire con la massima attenzione l'evoluzione della vicenda, pronto ad operare, nell'ambito delle proprie competenze, per favorire la messa in sicurezza delle attività sanitarie e di ricerca del San Raffaele, da ritenersi un patrimonio irrinunciabile per il nostro Paese".

27 luglio 2011
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