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Ddl concorrenza. Riprende la discussione al Senato. Castaldi (M5S) e Lanzillotta (Pd) riaprono alla liberalizzazione della fascia C

Per il senatore pentastellato, con la liberalizzazione della fascia C "il risparmio per i cittadini andrebbe dai 500 ai 900 mln l'anno". Anche per la senatrice dem "questa riserva generalizzata a favore della farmacie è un mantenimento di rendita non giustificato dal sistema". A difesa dei farmacisti si è invece schierata Fucksia (Misto): "Curioso che il M5S si sia posto in un'ottica ultraliberistica su questo tema. Le parafarmacie sono un'anomalia italiana".

27 APR - È ripreso questa mattina in Aula al Senato il dibattito sul disegno di legge annuale sulla concorrenza, e si è subito riaprto uno scontro sulle farmacie, ed in particolare sulla mancata liberalizzazione della vendita di tutti i farmaci di fascia C, che ha visto per protagonisti Gianluca Castandi (M5S), Linda Lanzillotta (Pd) e Serenella Fucksia (Misto).
 
Per il pentastellato il testo licenziato dalla commissione Industria non solo ha eluso il problema legato alla libera vendita dei farmaci, ma si è anche rivelato deludente per la mancata abolizione del patent linkage e per l'apertura del settore ai grandi capitali. "Ritengo che il testo licenziato in Commissione sia molto peggiorato nella parte relativa alla disciplina sull'esercizio della farmacia da parte di società di capitali. Mi riferisco, in particolare, al divieto di controllo, diretto o indiretto, da parte di un medesimo soggetto, di una quota superiore al 20 per cento delle farmacie della medesima regione o provincia autonoma. Un tetto del 20 per cento su base regionale consente ad un numero estremamente ridotto di società di controllare il complesso delle farmacie italiane commercialmente allettanti. È evidente che vi fosse bisogno di un paletto molto più rigoroso, così come non si è voluto abolire il patent linkage", ha spiegato.

 
"Appare del tutto evidente inoltre come, con l'ingresso delle società di capitali fra i soggetti titolari di farmacie, non si può che rafforzare una volta di più l'aspetto mercantile della parte commerciale delle farmacie con un'apertura delle farmacie alle società di capitali - ha proseguito Castaldi -. Ci siamo opposti alla deriva commerciale delle farmacie e per introdurre elementi e disposizioni concrete di efficace liberalizzazione: ma non c'è stato niente da fare!
Le dinamiche emerse in questi anni sulla parzialissima liberalizzazione della vendita di farmaci e dell' incremento di parafarmacie dimostrano quindi come la liberalizzazione non solo ha migliorato il servizio per gli utenti ma ha anche stimolato la concorrenza e incentivato gli operatori tradizionali del settore farmaceutico a sviluppare altri mercati ed a sperimentare nuovi servizi, con ricadute positive per la collettività".

"Acquistare medicinali fuori dal canale classico della farmacia ha portato nel 2015 alle famiglie italiane, un risparmio di 36milioni di euro Se si consentisse anche alle parafarmacie la vendita dei farmaci di fascia C, che sono soggetti a prescrizione medica, ma con costi a carico del paziente il risparmio per i cittadini andrebbe dai 500 ai 900 milioni di euro l'anno (e non si fa) con in più gli effetti benefici di pricing su tutti gli altri medicinali di automedicazione già venduti fuori dalle farmacie", ha concluso il senatore pentastellato.
 
Critica nei confronti della mancata apertura alla libera vendita dei farmaci di fascia C anche Linda Lanzillotta (Pd): "La questione dei farmaci presenta due aspetti, a mio avviso, delicati, il primo dei quali è la liberalizzazione dei farmaci di fascia C. Capisco che si sostiene questo vincolo in nome del fatto che si tratta di una rendita che consente la capillarità della rete delle farmacie, ma allora ragioniamo su un sistema diverso, ad esempio sulle farmacie per fasce di popolazione, in modo che, laddove la farmacia è un presidio anche sociale, sia mantenuta una riserva che consenta a quella farmacia di avere un conto economico che le permetta di sopravvivere. Credo invece che questa riserva generalizzata a favore della farmacie sia un mantenimento di rendita non giustificato dal sistema".
 
Quanto poi al patent likage, la senatrice dem ha evidenziato: "Vorrei altresì sottolineare a futura memoria, qualora ci fosse l'opportunità di un successivo intervento, che mi sono molto battuta sulla questione del patent linkage, perché c'è un abuso della copertura brevettuale. Solo in Italia c'è un legame tra la identificazione della commerciabilità da parte dell'Agenzia del farmaco e la copertura brevettuale; i percorsi sono diversi, perché il brevetto copre l'ammortamento dell'investimento per la ricerca e la immissione in commercio segue un percorso di tipo tecnico scientifico. In Italia si sono sovrapposte queste due cose con il risultato che pretestuosamente si allunga la copertura brevettuale per escludere dal commercio farmaci generici di pari efficacia e questo comporta una rendita ultrabrevettuale. Pertanto, il ragionamento assolutamente giusto che il brevetto garantisce gli investimenti per la ricerca (di cui noi abbiamo sicuramente bisogno e che vogliamo sostenere) è a mio avviso privo di fondamento, anche perché non si comprende come mai la ricerca è così sviluppata in contesti in cui questa normativa, peraltro più volte censurata dall'Autorità garante della concorrenza e del mercato, invece sopravvive".
 
A difesa del mantenimento della fascia C in farmacia si è invece schierata Serenella Fucksia (Misto): "Trovo veramente curioso che il Movimento 5 Stelle, che si dichiara sempre essere a favore della piccola media impresa e della tutela dei cittadini, si sia posto in un'ottica ultraliberistica su questo tema. È infatti dall'inizio dell'anno che ci arrivano delle mail che chiedono di estendere la possibilità di vendita dei farmaci di fascia C alle parafarmacie, che costituiscono una realtà anomala, che abbiamo solo in Italia: si tratta di un'assurdità, che non dovrebbe esistere. Questa richiesta è però fuori dal tempo, non riduce i costi e non aumenta la tutela della salute dei cittadini. Non è su questo che dobbiamo intervenire, anche perché ciò aumenta i rischi e non è qualificante neanche per il farmacista, che da farmacista - non necessariamente titolare di farmacia - passa ad essere un commesso. Ciò significa che le farmacie - ovvero delle piccole e medie imprese - spariranno e verranno assorbite dalle grandi catene commerciali, ovvero quei supermercati che il Movimento 5 Stelle vuole tenere chiusi di domenica: questa è la contraddizione".
 
Il seguito della discussione è stato poi rimandato, dal presidente Pietro Grasso, ad altra seduta.

27 aprile 2017
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