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Ricercatori precari contro la Riforma Madia: “Siamo 3.500 e rischiamo di trovarci senza lavoro”. Manifestazioni in tutta Italia

Chiedono un piano di stabilizzazione e lo stanziamento di fondi adeguati per garantire la continuità della ricerca sanitaria pubblica. E in una lettera aperta a Lorenzin, Madia e Padoan scrivono: “La stabilizzazione di queste persone è certamente una questione etica e morale: un principio di giustizia che un Paese civile non può ignorare, ma rappresenta anche il più grande investimento per il futuro della ricerca italiana in sanità”.

19 GIU - Mobilitazione nazionale dei ricercatori precari della sanità pubblica domani, prossimo 20 giugno, in tutti gli Istituti di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico (IRCCS) pubblici italiani, contro la recente approvazione del Testo Unico sul Pubblico Impiego che “esclude dal piano di stabilizzazione della Pubblica Amministrazione gran parte di queste figure altamente specializzate ed alle quali non possono più essere applicati i contratti atipici. In 3500 rischiamo di restare senza lavoro dal 1° gennaio 2018, con gravissime ricadute sulla sostenibilità e il futuro della ricerca sanitaria pubblica”, scrivono in una nota i ricercatori precari degli Irccs italiani, riuniti in un coordinamento nazionale.

I ricercatori precari della sanità chiedono che il problema venga “risolto una volta per tutte attraverso un piano programmatico nazionale che preveda la loro stabilizzazione nei ruoli sanitari, e lo stanziamento di fondi adeguati per renderlo sostenibile”. Chiedono “soluzioni contrattuali che ci permettano di continuare a lavorare e garantire continuità alla ricerca sanitaria in Italia”.


“Negli ultimi 20 anni – rivendicano i ricercatori precari - la ricerca sanitaria pubblica si è avvalsa ampiamente di queste figure altamente specializzate che hanno contribuito in maniera significativa alle eccellenze raggiunte dagli Irccs. Eccellenze raggiunte, purtroppo, attraverso il ricorso comodo, conveniente e indiscriminato a forme contrattuali atipiche come co.co.co., co.co.pro., partite Iva e borse di studio. In questo modo si è creata una condizione di precariato che negli anni è diventata strutturale. Sia per i lavoratori che per la ricerca stessa. Se il Jobs Act già nel 2015 ha eliminato la possibilità di ricorrere a queste forme contrattuali atipiche, il Testo Unico sul Pubblico Impiego approvato di recente prevede un piano di stabilizzazione dei precari della Pubblica Amministrazione che però esclude in larga parte i  precari della ricerca sanitaria. Il nodo della precarietà strutturale della ricerca sanitaria è venuto al pettine: a fine anno i 3500 ricercatori precari che costituiscono la maggioranza del personale impiegato nella ricerca sanitaria pubblica resteranno senza lavoro. Assieme a loro se ne andrà la possibilità di sostenere una ricerca pubblica indipendente e l'eccellenza di cure e servizi degli Irccs in cui lavorano per la ricerca, la prevenzione, la diagnosi e la terapia di malattie gravi, complesse e rare”.

Per il coordinamento dei ricercatori precari, “le timide proposte emerse fino ad oggi sono insoddisfacenti, perché non danno soluzioni ma rimandano il problema al futuro. Ora basta! La ricerca fatta negli Irccs pubblici è, ed è prioritario che rimanga, una risorsa per tutti i cittadini. E può esserlo solamente attraverso la valorizzazione di coloro che ci lavorano”.

19 giugno 2017
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