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Politiche 2018. Il programma di Stefano Parisi. Per la sanità competizione alla pari pubblico/privato. Universalismo non significa gratis per tutti

"Va fatta una riforma profonda della Sanità: i redditi più alti, liberati dalle tasse, dovranno pagarsi la sanità. Non può più essere gratis per tutti". Così l’ex amministratore delegato di Fastweb, nel corso della due giorni milanese di Megawatt svela il programma di governo di Energie per l'Italia che apre ad una diversa modulazione della compartecipazione alla spesa per la sanità. Si apre poi alla sanità integrativa e si punta ad una libera concorrenza, a parità di regole, tra strutture pubbliche e private. IL PROGRAMMA

04 DIC - Stefano Parisi scende in campo. Al Megawatt, la due giorni milanese durante la quale l’ex amministratore delegato di Fastweb e candidato sindaco a Milano alle ultime elezioni cpomunali vinte poi da Giuseppe Sala, svela la creatura politica incubata “negli ultimi 12 mesi di lavoro serrato”, viene presentato il programma di governo che verrà sottoposto nelle prossime settimane agli altri componenti della coalizione di centrodestra.
 
Ad incuriosirci è stata una dichiarazione di Parisi al Corriere della Sera, dalla quale si poteva evincere una volontà di privatizzare il sistema sanitario nazionale: "Va fatta una riforma profonda della Sanità: i redditi più alti, liberati dalle tasse, dovranno pagarsi la sanità. Non può più essere gratis per tutti".
 
Da qui siamo andati ad analizzare il programma di Energie per l'Italia, non trovando però proposte di una vera e propria privatizzazione del sistema, quanto piuttosto una proposta per una diversa modulazione della compartecipazione alla spesa: "Noi siamo convinti che universale non significhi necessariamente gratuito per tutti. L’impegno dello Stato deve essere quello di garantire la gratuità a tutti i cittadini affetti da grandi malattie e l’equità di accesso ai farmaci e alle tecnologie innovative, indipendentemente dal reddito. Per le prestazioni 'minori' va invece prevista una quota di compartecipazione alla spesa che tenga conto del reddito reale della famiglia e del livello di appropriatezza della prestazione richiesta".

 
In tema di strutture sanitarie, Parisi propone poi di uniformare i requisiti regionali di accreditamento per i gestori pubblici e privati, eliminando l’istituto del convenzionamento: "Stesse regole per tutti garantiscono pari opportunità e competitività virtuosa ai gestori, maggior sicurezza e libertà di scelta ai cittadini".
 
La parità tra pubblico e privato, per funzionare, necessita però di un sistema di valutazioni oggettive: per gli operatori, per le aziende, per gli stessi sistemi regionali. "Con strumenti premianti e penalizzanti sulla base dei risultati, che rafforzino l’autonomia delle esperienze virtuose (a livello di singola azienda, ma anche di regione) e il controllo di quelle in disequilibrio. In particolare per i manager, siamo convinti che le scelte di politica sanitaria vadano attuate al di fuori di logiche clientelari di asservimento politico. Occorre rendere più stringenti i criteri di scelta per le diverse posizioni da ricoprire, incentivare la mobilità di competenze, e adeguare la remunerazione economica ai risultati".
 
Una parte di queste proposte, c'è da dire, è stata già prevista dalla riforma Madia con l'istituzione dell’elenco nazionale di idonei alla nomina di direttore generale delle aziende e degli enti del Ssn. La discrezionalità della scelta politica si fermerà, infatti, a quelle persone che per titoli compariranno nell'elenco potendo così concorrere alla nomine future.
 
Inoltre, viene proposta come un'urgenza il recupero delle risorse "riducendo gli sprechi, agendo sull’appropriatezza delle pretazioni e dei ricoveri, ma non solo. Bisogna superare il Nomenclatore Tariffario e rivitalizzare la legge 13/89 per migliorare la spesa e il sistema di erogazione di ausili e servizi per anziani e disabili, che in questo momento vengono forniti dalle ASL senza un controllo del rapporto qualità/prezzo". Anche in questo caso, dobbiamo sottolineare come in realtà sia stata la stessa Corte dei Conti alcuni mesi fa a sottolineare il buon andamento dei conti della sanità. Il comparto ha infatti chiuso il suo bilancio con un attivo di 312 mln. Quanto al nomenclatore tariffario, questo è stato oggetto di recente revisione insieme ad i nuovi Livelli essenziali di assistenza.
 
Tornando al programma, per gli operatori sanitari si spiega che "non è più derogabile la definizione di un piano nazionale per il fabbisogno di risorse umane di medici, infermieri, laureati non medici (psicologi, biologi, fisici, chimici, radiofarmacisti, farmacisti), operatori socio-sanitari. Nei prossimi anni avremo carenza di medici e infermieri, e abbiamo già operatori di età avanzata. Vogliamo far tornare il medico a gestore della salute, riducendone gli oneri burocratici e ridefinendone i percorsi formativi".
 
"Per tutti gli operatori bisogna adeguare la remunerazione alla complessità del lavoro svolto, alle professionalità acquisite, alla responsabilità connessa all’attività - si aggiunge -. Gli operatori sanitari devono essere infine il fulcro attorno al quale incentrare una profonda opera di prevenzione intesa soprattutto a 'creare' salute, perché il primo e più ovvio modo per ridurre la spesa sanitaria è avere persone sane, in grado di essere produttive".
 
Si punta dunque sulla prevenzione: "È fondamentale iniziare sin dalle scuole primarie a educare alla prevenzione, mentre ai medici di base deve essere attribuito un ruolo centrale nella promozione degli screening e nel monitoraggio dell’aderenza dei pazienti, secondo l’idea che la salute non è solo un diritto, ma è un bene di cui i cittadini siamo corresponsabili, e la cui tutela va incentivata mediante la riduzione del costo del ticket".
 
A proposito di ticket, nel programma si spiega che "bisogna avvicinare la salute ai cittadini, potenziando l’assistenza domiciliare, e sviluppare la cultura dell’appropriatezza, per evitare esami inutili e ricoveri inappropriati da una parte, e per garantire a tutti il diritto alla salute dall’altra (ad esempio eliminando il pagamento del ticket per la cura delle malattie più gravi, a partire dai tumori)". C'è da dire che le cure di patologie quali il tumore sono da sempre esentate dal ticket, ed ancor di più oggi con i nuovi Lea che hanno esteso queste esenzioni anche ad altre patologie.
 
Per lo sviluppo della medicina territoriale si mira ad "incentivare e garantire lo sviluppo di forme associative tra medici, garantendo l’assistenza primaria sul territorio 24 ore su 24, 7 giorni su 7, creando un filtro che eviti il ricorso improprio al Pronto Soccorso".
 
Infine, quanto alla spesa out of pocket, si apre alla sanità integrativa, "una disciplina organica e omogenea per tutti gli operatori, che agevoli una migliore protezione degli aderenti e una più virtuosa sinergia funzionale con il Servizio sanitario nazionale".
 
Giovanni Rodriquez

04 dicembre 2017
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