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“Stop ai ticket, odontoiatria pubblica e messa in sicurezza degli ospedali”. Ecco i programmi per la sanità PD nel nuovo libro di Gelli

“Curare tutti. 10 sfide per il diritto alla salute”. Questo il titolo del nuovo libro del responsabile sanità del PD dal prossimo 13 gennaio in libreria. Nel testo si traccia un bilancio del suo lavoro sia da medico che da politico impegnato nell'ambito della sanità e del sociale, ma si anticipano anche le prossime sfide per il futuro: dall'abolizione dei ticket ad un piano di rilancio del settore che passi da un forte intervento pubblico nell'odontoiatria così come nella messa in sicurezza delle strutture sanitarie a rischio

10 GEN - Via tutti i ticket, un forte intervento pubblico in odontoiatria e il lancio di un Piano nazionale per la messa in sicurezza strutture sanitarie. Queste alcune delle proposte contenute in “Curare tutti. 10 sfide per il diritto alla salute”, il nuovo libro del responsabile sanità del PD Federico Gelli che uscirà il prossimo 13 gennaio in libreria. Il deputato dem qui traccia un bilancio della sua esperienza sia da medico che da politico impegnato da anni nell'ambito della sanità e del sociale, anticipando alcuni dei principali temi sui quali il Partito Democratico punterà in campagna elettorale in vista del prossimo election day del 4 marzo.
 
On. Gelli, a poche settimane dalla chiusura della XVII legislatura uscirà in libreria il suo nuovo libro “Curare tutti. 10 sfide per il diritto alla salute”. Partirà da qui la proposta del PD per la sanità in vista delle prossime elezioni?
Sì. Questo libro è innanzitutto il frutto di un percorso, del mio lungo lavoro non solo di medico ma anche di politico impegnato da anni nell’ambito della sanità e del sociale. Nel libro si raccontano gli obiettivi raggiunti dopo 5 anni di legislatura ma, soprattutto, si cerca di individuare i traguardi per il futuro attraverso dieci sfide principali, per continuare a garantire il diritto alla salute a tutti i cittadini. La scelta del titolo non è stata casuale: “Curare tutti” è l’obiettivo fondamentale al quale miriamo, come PD, mediante l’implementazione di una sanità pubblica, universale ed equa.

 
Le 10 sfide richiamate nel libro sono le stesse su cui è al lavoro il dipartimento sanità del PD?
Sì, anche se nel libro lancio qualche proposta nuova che verrà discussa prossimamente all’interno del Partito. Il Dipartimento sanità si è riunito a dicembre ed ha concordato modalità e cronoprogramma del lavoro da portare avanti in questi mesi, in vista delle prossime elezioni. Come dicevo, sono già individuate 10 sfide per la sanità, che verranno affrontate da 10 distinti tavoli di lavoro. I risultati saranno poi presentati ufficialmente nel corso degli Stati generali della sanità del PD, previsti per il prossimo febbraio.
 
Restando al titolo del libro, pensa che il diritto alla salute oggi non sia adeguatamente garantito in Italia?
Non esattamente. Penso che si possa e si debba fare di più, anche se molto è stato fatto in quest’ultima legislatura. Per capire l’attuale situazione bisogna però fare un passo indietro. Negli anni in cui la crisi economica si è fatta sentire più duramente la sanità ha pagato un dazio particolarmente pesante per il riassestamento della finanza pubblica: circa 30 miliardi di tagli complessivi, blocco delle assunzioni e del turnover, tetti di spesa molto stringenti per il personale e così via. Rispetto a tale situazione pregressa, in questa legislatura molti passi avanti sono stati fatti.
 
Eppure la percezione dei più, come scrivevamo su questo giornale, è che si sia fatto poco o nulla e che anzi sul fronte delle risorse siano continuati i tagli…
Si tratta di una percezione sbagliata. Oggettivamente, basta guardare i fatti e leggere le buone leggi che abbiamo varato. Ma anche l’impegno che abbiamo messo sul fronte delle risorse economiche in anni difficilissimi. Non si dice mai, ma lo sa che la sanità è uno dei pochi settori della spesa pubblica nel quale gli investimenti sono aumentati nonostante la crisi degli ultimi anni? Sette miliardi in più dal 2014 ad oggi. Dopo la stagione dei tagli, con il Governo Renzi prima e con quello Gentiloni poi si è tornati ad investire in sanità. Siamo stati gli unici in Europa ad istituire due Fondi strutturali del valore complessivo di 1 miliardo di euro per garantire l’accesso gratuito alle cure innovative per i malati di epatite C e per i malati oncologici. Dopo 16 anni abbiamo varato i nuovi Livelli essenziali di assistenza. In meno di due anni siamo riusciti a tradurre in legge il disegno di legge sulla responsabilità professionale e la sicurezza delle cure, dopo decenni di tentativi parlamentari mai andati a buon fine. Altro intervento storico è quello arrivato al fotofinish, sulla riforma degli Ordini professionali e delle sperimentazioni cliniche. E potrei continuare ancora con il testamento biologico, fino alle diverse misure per il sociale: dalla riforma del Terzo settore al Dopo di noi, fino al Fondo in favore dei caregiver.
 
Nessun rimpianto o autocritica quindi?
Ci mancherebbe. Sappiamo bene che resta ancora tanto da fare, a partire dal rinnovo contrattuale del comparto sanitario e della dirigenza, nonostante le misure parziali adottate per quest’ultima con la legge di bilancio per il 2018.
Nel libro scrivo dove e come continuare a lavorare per portare avanti questa stagione di riforme necessaria per il rilancio del settore. Perché, se da una parte ora la sanità ha un bilancio in attivo per oltre 300 milioni, come certificato dalla stessa Corte dei Conti, resta ancora molto da lavorare a livello di erogazione dei servizi ai cittadini. Dobbiamo fare di più per dare risposte a quelle criticità ancora presenti, soprattutto in alcune zone del Paese.
 
E, nel concreto, cosa propone in queste 10 sfide?
Nel libro affrontiamo diversi temi: dalla sanità digitale alle liste d’attesa, dall’estensione dell’obbligo vaccinale anche a insegnanti ed operatori sanitari fino ad alcune proposte più ‘radicali’ su ticket, odontoiatria e messa in sicurezza delle strutture sanitarie.
 
Può anticiparci più nel dettaglio qualcuna di queste proposte più ‘radicali’?
Per quanto riguarda i ticket, penso sia giunto il momento di riprendere quel percorso tracciato anni fa da un grande scienziato prestato solo brevemente alla politica, Umberto Veronesi. Il ticket negli ultimi 20 anni si è di fatto trasformato, da strumento di calmierazione di comportamenti opportunistici e di incentivazione verso un consumo appropriato di prestazioni sanitarie, quale sarebbe dovuto essere, in una vera e propria tassa sulla salute e in una forma impropria di finanziamento. Una tassa doppiamente ingiusta - come aveva avuto modo di osservare lo stesso Veronesi - perché colpisce persone ammalate e diventa sempre più pesante man mano che la malattia si aggrava. E non va sottovalutato che la gestione dei ticket, oltre a imporre un defatigante iter ai malati, determina anche un costo burocratico con l'impiego di circa 10.000 persone nel Paese, che potrebbero essere destinate ad altre mansioni certamente più utili al cittadino. Si tratta di una tassa sulla malattia, sulla sofferenza, sulla preoccupazione, che in un regime di Servizio sanitario nazionale non dovrebbe esistere.
 
Benissimo. Ma di questo si parlava anche nel Patto per Salute del 2014, che prevedeva una revisione dei ticket e delle esenzioni, e in tutti questi anni alla fine non si è concluso nulla…
Lo so bene. Quell’impegno non è stato mantenuto. Questo non vuol dire che non era un impegno giusto. Il PD lo rilancia ponendosi seriamente l’obiettivo di arrivare a una completa revisione dell’attuale sistema di compartecipazione alla spesa fino alla completa abolizione dei ticket così come li conosciamo oggi. E non si tratta di una mera promessa elettorale. Non è un provvedimento che proponiamo dall’oggi al domani, sappiamo bene che un intervento così radicale ha bisogno di un suo iter. L’abolizione del ticket dovrà essere graduale e monitorata, da realizzarsi in un arco di tempo di tre anni, proprio come aveva in mente l’oncologo milanese.
 
E sull’odontoiatria, anche voi promesse come Berlusconi?
Qui non si tratta di slogan, anche se Berlusconi ha avuto il merito di parlarne per primo, e gliene do atto. Ma i suoi, appunto, come quello delle dentiere gratis per tutti del 2014, sono solo annunci ad effetto senza alcun programma serio per attuarli.
 
E il PD cosa pensa di fare per attuare le sue di promesse sulla cura dei denti?
Intanto riconosciamo che l’odontoiatria è un po’ la grande dimenticata del Servizio sanitario nazionale, per colpa dello stesso Ssn ma anche di una scelta, secondo me miope, della maggior parte dei professionisti che hanno sempre privilegiato il privato. Con la crisi economica, è esploso il fenomeno dell’odontoiatria low cost e dei sempre più frequenti viaggi all’estero da parte degli italiani, con tutte le conseguenze che ne derivano in termini di sicurezza delle cure. Proprio per questo, credo che siano maturi i tempi per avviare la programmazione di un intervento di natura pubblica nell’odontoiatria, con l’assunzione nel Servizio sanitario nazionale di un numero adeguato di odontoiatri, di tecnici di laboratorio odontotecnico e di altre figure professionali che operano in questo settore, da inserire nell’organico della sanità a livello specialistico ambulatoriale. Con questo, non solo garantiremo a migliaia di giovani un possibile sbocco professionale, ma riusciremo anche ad avviare un processo virtuoso di studio, di arricchimento culturale e di ricerca all’interno della sanità pubblica, articolando così un piano strutturato di prevenzione odontoiatrica. I relativi costi potranno essere gestiti dalle strutture pubbliche attraverso un’opera di attenta programmazione pluriennale. Anche questo, ovviamente, non potrà avvenire dall’oggi al domani, ma attraverso un’attenta programmazione concertata con gli Ordini professionali e con le Regioni. Nel frattempo, si potranno stabilire tariffe pubbliche prestazionali con gli ambulatori privati, a carico del Servizio sanitario nazionale, per consentire ai cittadini di accedere a tali prestazioni previa prescrizione del medico specialista a prezzi calmierati.
 
E per la messa in sicurezza delle strutture sanitarie?
Anche di questo si parla da quando crollò l’ospedale de L’Aquila nel terremoto del 2009, eppure due anni fa con l’ospedale di Amatrice accadde la stessa cosa…Infatti penso ad un piano straordinario, che pianifichi adeguati interventi di messa in sicurezza per tutte le strutture sanitarie a rischio sismico. Si tratta, in particolare, di strutture collocate lungo tutta la dorsale appenninica e nelle regioni meridionali, considerate punti di riferimento in caso di emergenza, e che si trovano in zone a rischio sismico, idrogeologico o vulcanico. Del resto, solo l’8% di tutti gli edifici ospedalieri italiani è stato progettato a partire dal 1983: la stragrande maggioranza risale a periodi antecedenti all’adozione della normativa antisismica. Per questo serve un piano straordinario di messa in sicurezza delle strutture individuando finanziamenti ad hoc e, soprattutto, snellendo la macchina burocratica. Contestualmente alla messa in sicurezza delle strutture, si dovrà poi porre rimedio alle criticità connesse all'obsolescenza delle strutture stesse e delle tecnologie sanitarie, attraverso un piano pluriennale di investimenti.
 
E come verrà realizzato tutto questo, con quali risorse?
Per i ticket puntiamo ad un superamento in più anni con un investimento mirato di circa 1 miliardo l’anno (che è l’equivalente di quanto oggi si incassa con i ticket), come già fatto nelle ultime manovre economiche con i Fondi ad hoc per i farmaci innovativi. Quanto all’odontoiatria, pensiamo al potenziamento dei reparti dedicati e dei presidi ambulatoriali pubblici. Per le attrezzature il costo andrà assorbito con piani di leasing pluriennali mentre per il personale andranno riservate quote ai dentisti nell’ambito delle nuove assunzioni in programma nel Ssn all’interno del turn over programmato. Non si tratta quindi di piani faraonici ma di spostare risorse sostanzialmente già programmate verso l’odontoiatria per dare un assetto stabile e capillare all’offerta odontoiatrica pubblica del Ssn. Altro che dentiere gratis per tutti, quindi.
 
E per la messa in sicurezza delle strutture sanitarie?
Penso a un piano nazionale che, utilizzando la Cassa depositi e prestiti come volàno finanziario per il recupero e la valorizzazione del patrimonio immobiliare non più utilizzato a fini assistenziali, consenta di trarre le risorse per costruire la nuova rete ospedaliera. Potremmo pensare, quindi, di rilanciare i finanziamenti statali in conto capitale, magari vincolandoli a specifici obiettivi come la messa in sicurezza degli edifici, e allo stesso tempo attivare a livello nazionale nuovi meccanismi di alienazione dei beni, con partnership internazionali, rendendo i vincoli normativi più flessibili. Inoltre, per ampliare il raggio d'azione, si potrebbe agire a livello europeo, per indirizzare una parte dei Fondi dell’Unione europea sulle strutture immobiliari sanitarie ospedaliere e territoriali, magari fissando obiettivi eco-ambientali come l'efficientamento per favorire il risparmio energetico.
 
Giovanni Rodriquez

10 gennaio 2018
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