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Manovra. Gimbe: ”Da Camera la sanità esce con paniere più ricco. Ma su personale è buio pesto”

La Fondazione evidenzia ”l'aumento di 200 mln per le liste di attesa e 2 mld per edilizia sanitaria". Ma evidenzia: "Ancora al palo il personale: niente risorse per i rinnovi contrattuali, né sblocco turnover. Svanito anche emendamento per riduzione del superticket”. Gimbe esorta il Senato a considerare “l’adozione di misure per il personale e invita tutti ad un sano realismo perché le risorse certe solo quelle per il 2019, mentre i 3,5 mldi previsti per il 2020-2021 rimangono legati ad ardite previsioni di crescita economica”.

10 DIC - “Nell’impossibilità di ottenere un’audizione formale in Commissione Bilancio, che ha scelto di ascoltare esclusivamente soggetti istituzionali – afferma Nino Cartabellotta, Presidente della Fondazione GIMBE – desideriamo portare all’attenzione dell’opinione pubblica e della politica le nostre analisi e proposte per contribuire al dibattito parlamentare conclusivo». Preme anzitutto fornire un prospetto aggiornato sulle cifre, visto che le dichiarazioni informali rilasciate tramite social, stampa e TV riportano dati parziali e incompleti, spesso utilizzati per strumentalizzazioni politiche”.
 

 
Ecco i principali passi in avanti compiuti dalla Manovra rispetto al finanziamento pubblico della sanità:
- Sottoscrizione Patto per la Salute 2019-2021: come già richiesto anche dalla Fondazione GIMBE la scadenza è stata posticipata di due mesi, ovvero al 31 marzo 2019.

- Fondi per la riduzione dei tempi di attesa: i 150 milioni di euro previsti per gli anni 2019-2021 diventano 350: 150 per il 2019 e 100/anno dal 2020. «È bene ribadire – spiega Cartabellotta – che si tratta di risorse vincolate a “implementazione e ammodernamento delle infrastrutture tecnologiche legate ai sistemi di prenotazione elettronica”, nel rispetto delle indicazioni previste dal nuovo Piano Nazionale per il Governo delle Liste di Attesa. In altri termini, le Regioni non potranno utilizzarle per assunzione di personale o e/o acquisizione di prestazioni sanitarie da soggetti privati». Possibile che per il 2020 le liste d’attesa possano beneficiare di altri € 50 milioni assegnati dal Decreto Fiscale.

- Programmi di edilizia sanitaria e ammodernamento tecnologico: il fondo aumenta complessivamente di € 4 miliardi, «una cifra indubbiamente rilevante – commenta il Presidente – ma troppo “diluita” nel tempo, visto che saranno nella disponibilità delle Regioni solo € 100 milioni/anno per il 2021 e 2022, € 400 milioni/anno dal 2023 al 2031 e € 200 milioni nel 2032».

- Farmaci innovativi: confermati i due fondi (€ 500 milioni ciascuno) per farmaci innovativi e innovativi oncologici, che saranno trasferiti nello stato di previsione del MEF nell’ambito del finanziamento del FSN cui concorre lo Stato.
 
A fronte di conferme e passi avanti, rimangono purtroppo ancora disattese inderogabili necessità per la tenuta del Servizio Sanitario Nazionale, in particolare quelle che riguardano il personale:
- Rinnovi contrattuali: gli spiragli intravisti dopo lo sciopero dei medici non si sono al momento concretizzati in risorse dedicate. Infatti, per la dirigenza, a partire dal triennio 2019-2021 il trattamento economico aggiuntivo (indennità di esclusività) concorrerà alla determinazione del monte salari, ma rimarrà nel FSN indistinto; inoltre, nessun riferimento alla retribuzione individuale di anzianità.

- Sblocco turnover: respinti gli emendamenti che proponevano di modificare il tetto di spesa per il personale, fissato all'ammontare del 2004 diminuito dell'1,3%: la Ministra Grillo sta facendo pressing con il vice-Ministro dell’Economia Garavaglia per intervenire al Senato su quello che lei stessa ha etichettato come un “anacronistico parametro non più tollerabile”.

- Nuovi LEA: nessuna proposta per sbloccare i nomenclatori tariffari “ostaggio” del MEF per mancata copertura finanziaria, che impediscono di fatto l’esigibilità dei nuovi LEA.
- Superticket: non ha visto la luce l’emendamento per rifinanziare il fondo per ridurre il superticket.
 
Auspicando che al Senato alcune di queste misure possano trovare diritto di cittadinanza nella Manovra, la Fondazione GIMBE suggerisce due ulteriori spunti per il dibattito parlamentare:
- Distribuire equamente nel quinquennio 2019-2023 i € 327,7 milioni stanziati per le borse di studio delle scuole di specializzazione, assicurando nel 2023 ben 2.600 (invece che 900) nuovi specialisti che, peraltro, già all’ultimo anno di corso potranno essere ammessi ai concorsi per l’accesso alla dirigenza.

- Spostare sulle Regioni i costi organizzativi del corso di formazione specifica in Medicina Generale, aumentando così il numero di borse da circa 250 a 290 l’anno.
 
“Indubbiamente – conclude Cartabellotta – da questo primo giro di consultazioni parlamentari la Manovra esce con un “paniere sanità” più ricco, ma al momento il personale sanitario, vero pilastro del SSN in questi anni difficili, rimane a bocca asciutta. Più in generale, è necessaria una dose di sano realismo, facendo tesoro di quanto ha insegnato la storia recente: le risorse certe sono solo quelle stanziate per il 2019, perché l’aumento del FSN e gli altri interventi previsti per gli anni successivi sono inevitabilmente legati ad ardite previsioni di crescita economica e oggi non rappresentano “liquidità” in cui confidare ciecamente”.

10 dicembre 2018
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