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Patto per la Salute. Grillo: “Pronta a dimettermi in caso di tagli”. E poi tuona contro il Mef: “Clausola salvaguardia inserita dai loro uffici è politicamente irricevibile”

Il Ministro della Salute torna sulle polemiche relative ai contenuti della bozza del Patto per la Salute e ribadisce in un video su facebook come “dalla sanità non è più possibile prendere un centesimo”. E poi apre il confronto sul Patto a tutti gli attori della sanità. Nel pomeriggio poi a margine di un evento minaccia le dimissioni in caso di tagli al comparto: “Non parteciperò all'ennesima mannaia sulla sanità pubblica”.

07 GIU - La clausola di salvaguardia per il finanziamento del Fondo sanitario presente nella bozza del Patto per la Salute “è politicamente irricevibile ed è stata inserita non viene dal Ministero della Salute ma è stata inserita in questa bozza e in questa fase dove ovviamente il Patto non è definitivo, per espressa richiesta degli uffici del Ministero dell’Economia”. È quanto afferma il Ministro della Salute Giulia Grillo in un video su facebook dove ribadisce la sua contrarietà alla postilla e assicura il suo impegno affinché la clausola venga eliminata.
 
“In queste ore – afferma Grillo - sta circolando una bozza del Patto per la Salute all’interno della quale è stata evidenziata giustamente la presenza di una clausola di invarianza finanziaria dove viene indicato qual è il finanziamento del Fondo sanitario come da Legge di Bilancio (116,4 mld per il 2020 e 117,9 mld per il 2021), ‘salvo eventuali modifiche che si rendessero necessarie in relazione al conseguimento degli obiettivi di finanza pubblico e a variazione del quadro macroeconomico’”.

 
“Questa clausola – prefcisa - non viene dal Ministero della Salute ma è stata inserita in questa bozza e in questa fase dove ovviamente il Patto non è definitivo, per espressa richiesta degli uffici del Ministero dell’Economia. Questa clausola, che peraltro è identica a quella che era contenuta nel vecchio Patto per la Salute (2014-2016) varato dal Governo del Pd e che produsse allora i suoi effetti, poiché di fatto nel 2016 il finanziamento previsto era di 115,5 mld e invece il finanziamento effettivo fu di 111 mld, per me è politicamente irricevibile. E questo perché ritengo che la sanità abbia già dato tutti i contributi che poteva dare ai tagli che sono stati fatti sulla finanza pubblica. Dalla sanità non è più possibile prendere un centesimo”.
 
“Non solo – prosegue -, aggiungo anche che proprio perché per me il Patto per la Salute è un momento importante, un Patto tra Governo e Regioni, ma che riguarda tutti gli attori della sanità ho deciso nei prossimi giorni di creare dei momenti di confronto al Ministero con i vari attori proprio per conoscere di persona i punti di vista sul Patto per la salute. Sarà un importante momento di partecipazione”.
 
 
Ma non finisce qui, nel pomeriggio a margine di un evento a Roma il Ministro minaccia le dimissioni in caso di tagli. “Io non parteciperò all'ennesima mannaia sulla sanità pubblica” ha affermato alle agenzie Ansa, Adnkronos e Agi. E sulle voci di questi giorni sulle sue dimissioni ha precisato: “Sulla questione dei tagli sicuramente sì. Questo lo posso dire con certezza”.
 
“Se non si taglia sulla sanità su cosa altro? Questo lo dovete chiedere al ministro dell'Economia. Sulla sanità più di quello che si è tagliato non è possibile. L'incremento che è stato previsto nella scorsa legge di bilancio è il minimo sindacale per tenerla in piedi” ha aggiunto il ministro. “Io ricordo - ha specificato - che ancora dobbiamo rinnovare il contratto degli operatori della sanità: questo settore va mantenuto in piedi grazie alla gente che ci lavora. Se cominciamo a tagliare tutto, i soldi per fare le cose dove li troviamo? I soldi per comprare i farmaci dove li troviamo?” e ha concluso, “spendiamo molto meno di altri Paesi quindi non possiamo ridurre ancora di più questa spesa”. 

07 giugno 2019
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