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Patto per la salute, le risorse non si toccano: ecco perché va tolta la “clausola di salvaguardia”

La clausola inserita nella bozza di Patto per la salute subordina il diritto alla salute all'economia. Così le politiche sanitarie diventano esclusiva funzione delle politiche economiche e al SSN si assegna una mission diversa rispetto a quella prevista dall'art. 1 della L. 833/1978. Una visione già bocciata dalla Corte costituzionale con la sentenza 275/2016 che ha fatto scuola sul delicatissimo tema del giusto bilanciamento tra garanzia dei diritti incomprimibili/fondamentali e il principio del pareggio di bilancio

13 GIU - La trattativa in corso tra Stato e Regioni è per un Patto per la "Salute delle Comunità" o solo per l'equilibrio di finanza pubblica? La domanda appare legittima leggendo l’art. 1 e le norme finali della bozza del nuovo Patto per la Salute 2019-2021, tra l'altro identici a quelli contenute nel Patto per la Salute 2014-2016. 

 
Infatti, i livelli di finanziamento del SSN fissati per gli anni 2019-2021, con incrementi pari a +2 MLD per il 2020 e +1,5 MLD per il 2021, appaiono una "posta aleatoria e incerta" in quanto suscettibili di possibili modifiche in relazione al conseguimento degli obiettivi di finanza pubblica e alle variazioni del quadro macroeconomico. 
 
Come a dire, lo Stato e le Regioni prima concordano che per garantire la piena attuazione del diritto alla Salute previsto dalla Costituzione, l'efficace ed efficiente funzionamento del SSN e il rispetto dei Livelli Essenziali di Assistenza, servono determinati livelli di finanziamento, poi però accettano di rimetterli anche tutti in discussione, con eventuali tagli di entità indefinita, qualora cambiasse il quadro economico o lo richiedesse la finanza pubblica. 
 
Se si accetta però di rimettere in discussione le risorse economiche inizialmente destinate al SSN, di conseguenza si sta accettando anche di rivedere al ribasso il livello di attuazione del diritto alla salute, il perimetro dei diritti esigibili dai pazienti, di depauperare il SSN e quindi di mettere ancora più in crisi l'effettività dei LEA.
 
In altre parole, il Diritto alla Salute diventa subordinato all'economia, le politiche sanitarie sono esclusiva funzione delle politiche economiche e al SSN si assegna una mission diversa rispetto a quella prevista dall'art. 1 della L. 833/1978: il SSN diventa strumento per garantire l'equilibrio di finanza pubblica, anziché per tutelare la salute come fondamentale diritto dell'individuo e interesse della collettività.
 
Una visione questa già bocciata dalla Corte costituzionale con la sentenza 275/2016 che ha fatto scuola sul delicatissimo tema del giusto bilanciamento tra garanzia dei diritti incomprimibili/fondamentali e il principio del pareggio di bilancio. 
 
La Corte ribalta completamente l'impostazione che è ancora presente nella bozza del nuovo Patto per la salute, affermando che "è la garanzia dei diritti incomprimibili ad incidere sul bilancio, e non l’equilibrio di questo a condizionarne la doverosa erogazione" (punto 11 - Considerato in diritto). 
 
Ancora. L’effettività di un diritto «non può che derivare dalla certezza delle disponibilità finanziarie per il soddisfacimento del medesimo» (punto 7- considerato in diritto) e il «nucleo di garanzie minime per renderlo effettivo dovrebbe essere assicurato al di là di ogni esigenza di bilancio, garantendosi certezza, stabilità e obbligatorietà del finanziamento» (punto 8 - ritenuto in fatto).
 
Infine, aggiunge che spetta al legislatore predisporre gli strumenti idonei alla realizzazione ed attuazione del diritto, affinché la sua affermazione non si traduca in una mera previsione programmatica, ma venga riempita di contenuto concreto e reale. (punto 4- considerato in diritto).
 
I tagli praticati negli anni ai finanziamenti programmati per il SSN hanno prodotto effetti reali sul complesso dei diritti dei pazienti, e sono sotto gli occhi di tutti.
 
A partire dai nuovi Livelli Essenziali di Assistenza, che sono ancora in buona parte tutti sulla carta e i motivi sono proprio legati alle coperture economiche, sulle quali a distanza di anni si stanno ancora confrontando il Ministero della Salute e il MEF.
 
Se con il Nuovo Patto per la Salute dovesse accadere lo stesso per il finanziamento 2020 e 2021 del SSN, ad essere immediatamente disinnescati sarebbero, tra le altre cose, proprio gli incrementi della spesa per il personale previsti nell’emendamento sblocca assunzioni contenuto nel Decreto Calabria attualmente in discussione in Parlamento.
 
L’emendamento infatti aggancia l’aumento della spesa per il personale proprio agli incrementi del Fondo sanitario. Praticamente: niente incrementi del Fondo sanitario, niente incremento di spesa per il personale. Ciò avrebbe delle ripercussioni dirette sulla garanzia dei LEA e quindi sul diritto alla Salute.
 
Ma non basta. In caso di riduzione o mancato incremento del Fondo Sanitario per gli anni 2020 e 2021, sarà disinnescata anche l’abolizione del Superticket previsto all’art. 14 del nuovo Patto per la salute, dove è introdotto un meccanismo analogo a quella dell’aumento della spesa per il personale: niente incremento del Fondo Sanitario, niente abrogazione del Superticket. Anche questo produrrà un effetto sull’accessibilità alle cure da parte dei cittadini e quindi sul loro diritto alla salute.
 
Proprio per scongiurare queste possibilità è necessario modificare l’art. 1, e di conseguenza l’ultimo articolo del Patto per la Salute 2019-2021, sottraendo la Salute dei cittadini e il Servizio Sanitario Nazionale dall’essere ancora una volta bancomat in nome dell’equilibrio di finanza pubblica.
 
Il Servizio Sanitario Nazionale ha già ampiamente dato. Bene ha fatto il Ministro della Salute a rifiutare qualsiasi eventualità di tagli ai finanziamenti programmati e approvati in Legge di Bilancio, bene hanno fatto le Regioni a sollevare il problema.
 
Ora si dia un segnale di vera discontinuità rispetto al passato e si giunga nel più breve tempo possibile alla sottoscrizione del nuovo Patto per la Salute. Il SSN ha estremo bisogno di innovarsi e cambiare per rispondere di più e meglio ai vecchi e nuovi bisogni delle comunità.
 
Tonino Aceti
Portavace Fnopi


13 giugno 2019
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