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Salvini apre la crisi di Governo: “Si torni subito alle urne. Mi candido premier”. Conte non ci sta: “Venga a spiegare al Parlamento perché rompe”. Le possibili tappe per il voto

La prima tappa prevede una parlamentarizzazione della crisi con la sfiducia a Conte. Il premier già oggi chiederà ai presidenti di Camera e Senato di calendarizzare il dibattito sul Governo. Salvini preme per sciogliere le Camere già dalla prossima settimana. Ma a frenarlo ci sono i regolamenti parlamentari. Prima sarà necessario riunire la conferenza dei capigruppo che dovrà decidere la data più consona per la convocazione di un Parlamento in ferie. Con ogni probabilità si dovrà attendere fino al 20 agosto. A quel punto la palla passerà a Mattarella. Possibile governo di garanzia o tecnico per traghettare il Pasese al voto

09 AGO - Matteo Salvini ha ufficialmente aperto la crisi di Governo, e questa mattina la Lega ha presentato una mozione di sfiducia a Conte. Accade tutto nella giornata di ieri in un continuo susseguirsi di notizie. Prima l'ipotesi di un rimpasto di Governo con possibile sostituzione dei ministri dell'Economia, dei Trasporti e della Difesa, a seguito della spaccatura interna alla maggioranza in Senato sulla questione Tav. Poi, già dal pomeriggio, inizia a filtrare una chiusura totale del carroccio all'ipotesi di un Conte bis con rimpasto di Governo.
 
Il vero obiettivo di Salvini è quello di ottenere le dimissioni di Conte già in serata. Ma da Palazzo Chigi arriva un secco 'no': la crisi andrà portata in Parlamento e la Lega dovrà prendersi la resopnsabilità di aver deciso di staccare la spina al Governo giallo-verde.
 
A quel punto, in una nota diffusa dalla Lega in serata si legge: "Andiamo subito in Parlamento per prendere atto che non c’è più una maggioranza, come evidente dal voto sulla Tav, e restituiamo velocemente la parola agli elettori. Non vogliamo poltrone, rimpasti o governi tecnici: dopo questo governo (che ha fatto tante cose buone) ci sono solo le elezioni". Successivamente, a margine di un comizio a Pescara, Salvini è ancora più esplicito: "Sì, mi candido premier, chi sceglie Salvini sa cosa sceglie".

 
Immediata la replica del vicepremier pentastellato Luigi Di Maio: "Noi siamo pronti, della poltrona non ci interessa nulla. C’è una riforma epocale a settembre che riguarda il taglio di 345 parlamentari. Votiamola subito e poi ridiamo la parola agli italiani".
 
Ed è proprio la riforma calendarizzata per l'ultimo e definitivo sì alla Camera il 9 settembre uno degli elementi chiave che ha portato all'accelerazione della crisi. Se, infatti, dovesse passare quella riforma, Salvini si troverebbe impossibilitato a tornare al voto almeno fino alla primavera inoltrata del 2020. In caso di semaforo verde già dal 9 settembre, infatti, occorrerebbe attendere i tre mesi previsti dalla Costituzione per dare il tempo agli aventi diritto di attivare la procedura e raccogliere le firme. A quel punto, anche se nessuno dovesse chiedere il referendum, si dovrebbero in ogni caso aspettare da uno a due mesi per il ridisegno dei collegi elettorali. E si arriverebbe così a febbraio. Servirebbero poi ulteriori due mesi tra scioglimento delle Camere e tempi della campagna elettorale per ritornare alle urne. In caso di referendum, invece, i tempi potrebbero dilatarsi fino a giugno 2020.
 
Tornando alla parlamentarizzazione della crisi, già oggi Conte chiederà ai presidenti di Camera e Senato di calendarizzare il dibattito sul Governo. Salvini preme per sciogliere le Camere già dalla prossima settimana. Ma a frenarlo ci sono i regolamenti parlamentari. Prima sarà necessario riunire la conferenza dei capigruppo che dovrà decidere la data più consona per la convocazione di un Parlamento in ferie. Con ogni probabilità si dovrà attendere fino al 20 agosto. 
 
A quel punto la palla passerebbe al presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Dal Quirinale si ipotizzano consultazioni brevi, il cui esito appare già oggi scontato. Escludendo un Conte bis, l'unica maggioranza alternativa in Parlamento che permetterebbe di prolungare la legislatura sarebbe rappresentata dalla cosiddetta "Coalizione Ursula": PD-M5S-FI (arco parlamentare che ha votato Ursula von der Leyen alla presidenza della Commissione UE). Un'ipotesi di scuola più che una concreta possibilità dal momento che, se da una parte difficilmente i 5 stelle accetterebbero quest'alleanza, dall'altra già ieri il segretario dem Nicola Zingaretti è stato sul punto molto chiaro: "Noi non appoggeremo niente, governi tecnici o altro. Non daremo appoggio esterno a nessun esecutivo. Niente".
 
Resterebbero in piedi solo due ipotesi più attendibili: la costituzione di un governo tecnico o di garanzia, magari anche sfiduciato, ma in grado di garantire un corretto svolgimento della campagna elettorale, con un voto programmato a novembre inoltrato; oppure che resti in carica il Governo Conte per l’ordinaria amministrazione, con un voto sposatato verso fine ottobre.
 
Sullo sfondo resta lo spettro dell'esercizio provvisorio di bilancio, con un possibile aumento dell'Iva, ed uno spread che già oggi è tornato a crescere.
 
Giovanni Rodriquez

09 agosto 2019
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