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29 NOVEMBRE 2020
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Covid. Castellone (M5S): “Sanità territoriale va riformata anche rivedendo sistema convenzioni”


"Finalmente si registrano delle importanti convergenze da parte di altre forze politiche a favore di una riforma della medicina del territorio, rivedendo anche l’attuale modello del convenzionamento. Gli operatori sanitari del territorio devono essere parte integrante dell’organizzazione sanitaria e devono essere posti nelle condizioni di lavorare in sicurezza e con le dotazioni di cui necessitano". Così la senatrice pentastellata della Commissione Sanità.

19 NOV - "E' da quando siamo al governo che insistiamo sulla necessità di invertire la rotta della sanità pubblica italiana: abbiamo ricominciato ad investire nel Servizio sanitario nazionale, abbiamo colmato l’imbuto formativo che impediva a tanti medici neolaureati di potersi specializzare, stiamo discutendo in Senato della riforma del sistema di emergenza urgenza 118 e delle nomine dei direttori generali. Che la medicina del territorio necessitasse di un cambio di rotta era già una evidenza acquisita e condivisa, da più parti, in era pre-pandemica".
 
Così, in una nota, la senatrice del MoVimento 5 Stelle Mariolina Castellone
 
"La pandemia ci ha ricordato la necessità di superare l’assetto ospedalo-centrico, evolvendo e potenziando la medicina territoriale. Abbiamo istituito le unità speciali di continuità assistenziale (Usca) per la presa in carico domiciliare dei pazienti covid-19 per dare una risposta concreta allo stato emergenziale, ma adesso vanno assunte decisioni strategiche in chiave post-pandemica, poiché la popolazione è sempre più anziana e l’impatto delle cronicità continua ad essere crescente".

 
"Finalmente, si registrano delle importanti convergenze da parte di altre forze politiche di maggioranza e minoranza a favore di una riforma della medicina del territorio, rivedendo anche l’attuale modello del convenzionamento. Gli operatori sanitari del territorio devono essere parte integrante dell’organizzazione sanitaria e devono essere posti nelle condizioni di lavorare in sicurezza e con le dotazioni di cui necessitano. E devono essere adeguatamente formati ed addestrati per affrontare le sfide che pone il mutato quadro epidemiologico, attivando percorsi formativi specialistici dedicati alle cure primarie, intermedie e di comunità., al pari di quanto già avviene in tutta Europa”, ha concluso Castellone. 

19 novembre 2020
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