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Buco di 2 miliardi nella sanità post Covid. Molte Regioni rischiano di andare in Piano di rientro e di dover tagliare la spesa, proprio mentre dovrebbe scattare il Pnrr

di Luciano Fassari

Il problema è che i 2 miliardi in più previsti per il Fondo sanitario 2022, a sentire le Regioni, non basterebbero a ripianare i conti e al contempo a rilanciare gli investimenti, soprattutto per il personale necessario a far marciare l’attuazione del Pnrr. E così il paradosso è che senza quelle risorse, che le Regioni hanno speso in più per far fronte alla pandemia, molte di loro rischiano di andare in disavanzo e di far scattare la tagliola dei piani di rientro vanificando de facto l’attuazione del Pnrr. “Si rischia un cortocircuito”

05 NOV - Il Pnrr per la sanità rischia seriamente di non essere pienamente attuato perché gran parte delle Regioni ha finito i soldi. Sono ormai mesi che gli Enti locali lanciano l’allarme e soprattutto due grandi Regioni come l’Emilia Romagna e la Toscana (ma ce ne sono molte altre) segnalano la possibilità di forti disavanzi che potrebbero far scattare la tagliola dei piani di rientro, che con le loro misure di riduzione dei servizi ben poco hanno a che vedere con la vulgata del rilancio del Ssn.
 
A livello nazionale mancano all’appello circa 2,2 miliardi di euro che le Regioni avrebbero speso per far fronte alla pandemia nel 2020 e nel 2021 e che lo Stato non avrebbe loro ristorato creando buchi di grandi dimensioni nei bilanci degli Enti locali (vedi documento delle Regioni).
 
L’anno prossimo arriveranno altri 2 miliardi in più a rimpinguare il Fondo sanitario nazionale ma queste risorse, a sentire le Regioni, non basterebbero a ripianare i conti e al contempo a rilanciare gli investimenti, soprattutto per il personale necessario a far marciare l’attuazione del Pnrr. Il Recovery Plan mette a disposizione circa 20 miliardi per la sanità ma solo per strutture e beni e non per assumere i lavoratori che quei nuovi servizi dovranno far marciare. Insomma, il rischio di frenare l’attuazione del Piano di rilancio della sanità è dietro l’angolo.

 
Le Regioni per questo premono sull’Esecutivo e chiedono di utilizzare alcune risorse ancora disponibili nel Dl Fiscale (si parla di 1,3 mld), di utilizzare con flessibilità alcune risorse vincolate per l'emergenza (vedi fondi per coinvolgimento medici di famiglia e pediatri nella vaccinazione) e anche i soldi del payback farmaceutico, aspetto su cui il Mef ha però già storto il naso dopo quanto accaduto nel 2020 dove i proventi erano stati utilizzati per ripianare proprio le perdite.
 
“O il Covid è concepito per quello che è, e cioè una pandemia mondiale che produce costi straordinari a carico del sistema che devono essere riconosciuti dallo Stato oppure, se questo viene collocato sulle spalle delle Regioni, tutto quello che noi diciamo potrebbe essere vanificato da problemi ben più rilevanti a livello finanziario". Ha detto l'assessore alla salute della Regione Emilia-Romagna e coordinatore della commissione salute della Conferenza delle Regioni, Raffaele Donini che già nei giorni scorsi aveva lanciato l’allarme.
 
“Il governo deve rendersi conto che le Regioni hanno sostenuto uno sforzo enorme nei loro sistemi sanitari, in termini di risorse e in termini di costi per far fronte alla pandemia, e questi costi non possono essere caricati nei bilanci ordinari delle Regioni". 
 
"Per poter realizzare quanto previsto dal Pnrr - ha spiegato l'assessore regionale al diritto alla salute della Toscana, Simone Bezzini - oltre agli investimenti su strutture e tecnologie servono risorse per il personale, per nuove assunzioni di medici, di infermieri e di tutte le altre figure necessarie per dare corpo al rafforzamento della sanità territoriale e far vivere le future case della comunità e gli ospedali di comunità. Quindi è importante che il Governo faccia marciare di pari passo l'attuazione del Pnrr a un solido piano di rafforzamento del finanziamento del Fondo sanitario nazionale".
 
"E' sicuramente positivo - prosegue Bezzini - l'aumento progressivo di risorse per i prossimi tre anni annunciato dal Governo", ma è anche "necessario per superare il momento di difficoltà in cui si trovano le Regioni per fronteggiare la pandemia" garantire "subito i rimborsi delle spese Covid. Altrimenti si rischia un cortocircuito: da un lato le prospettive positive dei prossimi anni, dall'altro le criticità che oggi vivono le Regioni. I rimborsi Covid rappresentano un ponte per il futuro e per il successo del Pnrr, che dopo anni consente di tornare a ragionare di espansione dello stato sociale e costruire una nuova prospettiva alla sanità pubblica e universalistica nel nostro Paese, ridando linfa all'articolo 32 della nostra Costituzione".
 
"Per fare ciò - conclude Bezzini - serve però investire sul personale, anche per garantire il carattere multidisciplinare e multiprofessionale dei team che opereranno sul territorio".
 
Luciano Fassari

05 novembre 2021
© Riproduzione riservata


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