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Tecnici radiologia. Interrogazione alla Commissione europea su caso Marlia

A presentarla è stato l'eurodeputato  del Pd, Francesco De Angelis, per il quale il problema nasce nel 2000, quando l’Italia, nel recepire una direttiva europea, ha introdotto arbitrariamente dei vincoli. "Ventiseimila tecnici di radiologia vedono a rischio la propria professione".

16 GIU - Il deputato europeo Francesco De Angelis (Pd) ha presentato una interrogazione alla Commissione Europea sul tema “Pericoli delle radiazioni ionizzanti e trasposizione della legislazione UE in Italia”, sollevando la questione che riguarda la figura dei tecnici radiologi nel nostro Paese. L'interrogazione prende spunto da una vicenda che vede due tecnici di radiologia di Lucca sotto processo poiché accusati di aver esercitato abusivamente la professione di medico radiologo (art. 348 del codice penale) perché avrebbero eseguito le radiografie semplici su dei pazienti in assenza del medico responsabile. Va precisato che il Tecnico Radiologo è dal 1965 abilitato a svolgere in via autonoma, tutti gli interventi che richiedono l’uso di sorgenti di radiazioni ionizzanti, sia artificiali che naturali, di energie termiche, ultrasoniche, di risonanza magnetica nucleare nonché gli interventi per la protezionistica fisica o dosimetrica con la sola limitazione della prescrizione medica. Il problema è che nel 2000, l’Italia, nel recepire una direttiva europea, ha introdotto arbitrariamente dei vincoli ed in particolare un curioso caso di delega di funzioni unico in Europa.

 
Spiega l’eurodeputato Francesco De Angelis: “L’ordine dei radiologi è in apprensione per la confusione che sta generando questa vicenda che nasce da un errore nel recepimento della normativa europea sia sul processo di giustificazione che sulla delega di funzioni che non è in alcun modo applicabile all’esercizio professionale. In Italia vi sono ventiseimila tecnici di radiologia che oggi vedono a rischio la propria professione. Inoltre tale norma, poiché varata solo dall’Italia, rischia di far incorrere il nostro Paese verso delle procedure di infrazioni per la conseguente limitazione della libera circolazione professionale europea".
 
"Oltre a tutto questo - ha proseguito - vi è un altro aspetto molto importante: l’applicazione rigorosa di questa norma tutta italiana rischierebbe di paralizzare l’attività radiologica, bloccando i piccoli presidi, l’innovazione (teleradiologia), la prevenzione come gli screening mammografici, gli interventi domiciliari e quant’altro, in nome di una aprioristica difesa di una centralità di ruolo basata, come sembra di capire, sulla pura presenza del medico specialista all’interno della struttura. Infine, poiché è in atto una nuova modifica della normativa a livello europeo, l’occasione è anche propizia per discutere di questo argomento e fare in modo che all’atto del recepimento della nuova direttiva comunitaria non vengano inserite parole capestro che possano continuare a generare confusione sulla professione e far in modo che si giunga ad una legge che punti a fornire contributi sostanziali al sistema sanitario e non a depotenziarlo ulteriormente”. 

16 giugno 2013
© Riproduzione riservata


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