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Rosolia in gravidanza e congenita. Ancora troppi casi. Come cambia la sorveglianza


Picco di casi nel 2012. Ma una circolare ministeriale definisce nuovi criteri per le segnalazioni dei casi, aggiornando le schede di notifica, introducendo il riepilogo mensile dei casi, definendo le procedure per il follow up e l’esito delle gravidanze delle donne infettate durante la gestazione. LA CIRCOLARE.

25 LUG - In Italia sono ancora troppi casi di rosolia in gravidanza e congenita (quella che colpisce il bambino quando è ancora nella pancia della mamma), nonostante siano disponibili vaccini, già inseriti tra le immunizzazioni obbligatorie. Troppi, soprattutto, sono stati i casi nel 2012, quando il Ministero della Salute ha segnalato un picco. Lo dice l’istituzione stessa in una circolare in cui si definiscono nuovi criteri per le segnalazioni dei casi, emanata per introdurre le nuove definizioni di caso di rosolia, rosolia congenita e rosolia in gravidanza, aggiornare le schede di notifica di rosolia congenita e in gravidanza, introdurre il riepilogo mensile dei casi segnalati e definire le procedure per il follow up dei casi di rosolia congenita e l’esito delle gravidanze delle donne che hanno contratto l’infezione durante la gestazione.
 
“I dati nazionali di incidenza indicano che la rosolia ha un andamento ciclico con picchi epidemici ogni 4-6 anni circa. Dopo l’epidemia degli anni 2002-2003, una nuova epidemia di vaste dimensioni, con 6.183 casi segnalati al sistema di notifica obbligatoria, si è verificata nel 2008. Nel 2009 e nel 2010 l’incidenza della rosolia si è mantenuta ai bassi livelli prevedibili sulla base del suo andamento epidemiologico”, si legge nel documento. “I dati del sistema di sorveglianza di rosolia congenita e in gravidanza, attivo dal 2005, ha permesso di rilevare 59 casi confermati di rosolia congenita (di cui 42 sintomatici) nel periodo 2005-2012. Nello stesso periodo sono stati segnalati 95 casi confermati di rosolia in gravidanza, 23 interruzioni volontarie di gravidanza (IVG) e un nato morto. Nel 2008, in concomitanza con l’epidemia di rosolia, è stato registrato un picco di incidenza di infezioni rubeoliche congenite e in gravidanza; un nuovo picco, sebbene inferiore al precedente , è stato rilevato nel 2012”.
 
Particolarmente gravi sono infatti i casi di infezione durante la gravidanza: la rosolia è una malattia virale che si manifesta generalmente con febbre, esantema maculopapulare generalizzato e linfadenopatia; le complicanze sono rare, specialmente nel bambino, ma se il virus viene contratto durante la gravidanza, si possono verificare aborto spontaneo, morte intrauterina del feto, gravi malformazioni fetali e, nel bambino, ritardo di acquisizione delle tappe dello sviluppo. Più precoce è l’infezione, maggiore è il rischio di danno embrio-fetale. Si stima, infatti, che la sindrome della rosolia congenita si presenti nel 90% dei neonati di donne che hanno contratto l’infezione prima dell’undicesima settimana di gestazione.
“L’età media dei casi confermati in gravidanza è stata 27 anni e il 22% delle donne era di nazionalità straniera”, si legge ancora nel documento. “Solo una donna era vaccinata e solo il 27% aveva eseguito un rubeo test prima della gravidanza. Il 42% aveva avuto precedenti gravidanze. Non è stato possibile pervenire ad una classificazione finale nel 28% (56/197) dei casi di sospetta rosolia congenita per incompletezza delle schede di notifica o mancato follow up dei casi. Inoltre, il 19% (18/95) delle donne con infezione confermata in gravidanza è stato perso al follow up e quindi l’esito della gravidanza non è noto. Questi dati indicano una possibile sottostima dell’incidenza delle infezioni congenite”.
 
Per questo, il Ministero ha deciso di procedere a una revisione dei criteri per le segnalazioni dei casi. In particolare d’ora in poi vanno notificati: tutti i casi confermati o probabili di rosolia congenita, inclusi i nati morti e i feti abortiti a seguito di diagnosi prenatale di rosolia congenita;  tutti i bambini nati da madre con infezione da rosolia in gravidanza (possibile, probabile o confermata), anche se asintomatici alla nascita e con esami di laboratorio negativi (casi sospetti).
“Il medico che sospetta la diagnosi deve segnalare il caso alla ASL mediante telefono, fax o e-mail, oppure inviare alla ASL la scheda di notifica compilata, anche parzialmente”, si legge nella circolare. “La ASL di competenza ha il compito di eseguire l’indagine epidemiologica, compilare (o completare) la scheda di notifica e inviarla alla Regione. La scheda di notifica va compilata per qualsiasi donna gravida con rosolia possibile, probabile o confermata sulla base di segni/sintomi, di esami di laboratorio o di un collegamento epidemiologico”.
 
Ma quali sono le differenze rispetto a prima? “La scheda di notifica NON va compilata per le gestanti che hanno presentato solamente una positività delle IgM rosoliaspecifiche in gravidanza, ma non hanno anifestato una sintomatologia compatibile o avuto un collegamento epidemiologico con un caso confermato di rosolia. Il Rubeo test IgM, che viene effettuato di routine in gravidanza, può rilevare false positività dovute a cross-reattività con altri virus o a fattori interferenti”, chiarificano dal Ministero. “Inoltre, IgM virus-specifiche possono persistere per parecchi mesi (o anni) dopo l’infezione naturale, la vaccinazione o una reinfezione, anche clinicamente inapparente. Le finalità della sorveglianza sono diverse da quelle della gestione clinica, pertanto un caso con sola positività delle IgM rosolia-specifiche in gravidanza non deve essere notificato; però le gestanti che hanno presentato una positività delle IgM rosolia-specifiche devono essere indagate con altri testdiagnostici, anche in assenza di una sintomatologia compatibile o di un collegamento epidemiologico con un caso confermato, per escludere che si tratti di un falso positivo ed, eventualmente, confermare l’infezione”.
 
C’è anche da dire, però, che la disponibilità di un vaccino efficace e sicuro ha già ridotto l’incidenza della rosolia; seppure continuano a verificarsi epidemie di rosolia e casi di rosolia congenita. “Il 23 marzo 2011 è stato approvato come Intesa Stato-Regioni il PNEMoRc 2010-2015, che, in linea con le indicazioni dell’Ufficio Regionale Europeo dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), ha spostato gli obiettivi di eliminazione del morbillo e la riduzione dei casi di rosolia congenita al 2015 e introdotto l’obiettivo di eliminazione della rosolia”, conclude il documento. “Tale Piano descrive le azioni necessarie per incrementare le coperture vaccinali per due dosi di vaccino trivalente contro morbillo, parotite e rosolia (vaccino MPR) nei nuovi nati e nei bambini in età scolare, adolescenti e donne in età fertile, e le azioni necessarie per rafforzare la sorveglianza di morbillo, rosolia, rosolia congenita e rosolia in gravidanza. Un sistema di sorveglianza in grado di rilevare tempestivamente tutti i casi di infezione rubeolica in gravidanza e congenita è essenziale per monitorare l’efficacia dei programmi vaccinali contro la rosolia e per identificare precocemente i nuovi nati infetti da virus della rosolia. L’identificazione precoce dei casi permette di intervenire tempestivamente e appropriatamente e di attuare opportune misure di controllo dell’infezione (non ammissione in comunità della prima infanzia fino a un anno di età ove necessario e adeguata informazione dei genitori sulla contagiosità del bambino nel primo anno di vita)”.

25 luglio 2013
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