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La farmacista uccisa. Mandelli (Fofi) e Racca (Federfarma): “Farmacie non saranno blindate. Ma istituzioni ci aiutino a garantire sicurezza”


Non vogliono smettere di servire i cittadini e non blinderanno le farmacie, però chiedono alle istituzioni di mettere in atto efficaci misure di sorveglianza e di intervento. Dopo la morte di Giuseppina Jacona, ne abbiamo parlato con Andrea Mandelli (Fofi) e Annarosa Racca (Federfarma).

22 NOV - E' morta per 3.700 euro la farmacista Giuseppina Jacona, 79 anni. A tanto ammontava infatti la cassa della farmacista di Blufi, paesino nella provincia di Palermo, dove due rapinatori hanno fatto irruzione nel tardo pomeriggio di ieri armati di coltello. Ed è con quello che l’hanno uccisa, tagliandole la gola, perché lei aveva cercato di reagire.

Una tragedia che ha scosso i farmacisti, ma anche tutta la comunità del piccolo paesino di Blufi. Perché Blufi è uno di quei paesini d’Italia in cui ci si conosce tutti e in cui la farmacia rappresenta l’unico presidio sanitario, perché gli ospedali e gli ambulatori si trovano solo in città. Giuseppina Jacona era amatissima dai suoi concittadini, raccontano i quotidiani locali, spiegando che i due presunti killer sono già stati fermati, grazie alla segnalazione di alcuni testimoni che li avevano visti scappare dalla farmacia. Uno di loro era agli arresti domiciliari per ricettazione.

Ma l’arresto dei due killer di Blufi non ferma la paura che dilaga nelle farmacie d’Italia. Le rapine in farmacia, infatti, sono all’ordine del giorno. Fortunatamente non finiscono quasi mai in tragedia, ma ciò non toglie che le vite dei farmacisti siano costantemente a rischio. E con il fenomeno delle rapine in crescita, la necessità di un intervento istituzionale diventa sempre più necessario. Come spiegano Andrea Mandelli, presidente della Fofi, e Annarosa Racca, presidente di Federfarma, che in queste interviste fanno il punto sul fenomeno, sulle misure già messe in atto e su quelle che potrebbero essere attuate per fare in modo che nessun farmacista debba più perdere la vita.

Mandelli (Fofi): "La farmacia deve restare aperta a tutti"
 
Presidente, la rapina nella farmacia di Blufi ha avuto purtroppo un esito tragico, ma la verità è che ogni giorno, in tante parti di Italia, le farmacie vengono rapinate. Si tratta peraltro di un fenomeno in crescita, giusto?
Senz’altro il numero delle rapine sta aumentando, anche se fortunatamente sono infrequenti gesti orribili come quelli accaduto a Blufi. Come sempre è difficile avere dati aggiornati a ieri. Sappiamo che dal 2009 al 2010 si è avuto un aumento del 10% circa delle rapine in farmacia, dal 2011 al 2012 si parla di oltre il 5%. Ma si tratta dei fatti denunciati, che non è detto corrispondano esattamente al numero totale delle rapine. Peraltro l’indicazione che abbiamo sempre dato è di denunciare sempre, perché anche così si aiutano le forze dell’ordine. Al di là del dato assoluto, bisogna anche valutare l’esposizione al rischio delle farmacie, che secondo i dati dell’Ossif, il rapporto stilato dall’ABI sulla sicurezza, vede le rapine in farmacia poco meno frequenti di quelle nelle banche: il 3,2% dei casi denunciati rispetto al 4,1 delle dipendenze bancarie. Per fare un esempio, per gli uffici postali il dato è pari all’1,2%: quasi un terzo e questo dovrebbe fare riflettere sulla vulnerabilità del servizio farmaceutico.

Quanto pesa la crisi economica su questo fenomeno?
Molto: da sempre i reati di questo tipo – furti e rapine – aumentano nei momenti di crisi, così come le ristrettezze pesano su alcuni aspetti preventivi. Per esempio è indubbio che per ragioni economiche si sta riducendo il personale presente nella farmacia e questo ne aumenta la vulnerabilità. E’ ovvio, poi, che essere e sentirsi bersaglio delle rapine è un potente elemento di stress che va ad aggiungersi a una situazione lavorativa non certo serena.

Le farmacie sono luoghi pubblici, molto frequentati. Crede che le istituzioni dovrebbero intervenire per proteggerle? E in che modo potrebbero intervenire?
Non solo sono luoghi pubblici, ma per la loro stessa funzione devono avere una bassa soglia di accesso: la farmacia come primo presidio sanitario sul territorio deve essere aperta a tutti e non è pensabile attuare sistemi di controllo all’accesso sul modello di quelli attuati nelle gioiellerie, per fare un esempio. Quanto al ruolo delle forze dell’ordine, non posso che lodarne l’impegno e l’abnegazione, tanto più se si considerano le condizioni difficili in cui si trovano a operare. Esiste con gli uomini in divisa un’antica e stretta collaborazione e su questa dobbiamo far leva per migliorare la situazione. Per esempio aumentando la sorveglianza degli stessi farmacisti e, di conseguenza, le segnalazioni a polizia e carabinieri di fatti e comportamenti anomali. Poi occorre generalizzare il ricorso ai sistemi di videosorveglianza, perché permettere l’identificazione e la cattura di un solo rapinatore significa prevenire molte rapine, dal momento che spesso si tratta di rapinatori seriali. L’ideale, poi, sarebbe che si riducesse l’uso del contante, e questo vale per tutti gli esercizi pubblici.

Pensa che la Fofi potrebbe intanto fare qualcosa per aiutare i cittadini ad affrontare il fenomeno? Penso, ad esempio, a dei corsi di formazione sulla gestione del panico.
Proprio grazie alla stretta collaborazione con le forze dell’ordine iniziative di formazione dei farmacisti sulla prevenzione delle rapine sono già state attuate: sia dagli Ordini sia dal sindacato dei titolari. Certo si può fare sempre di più, e su un tema come questo occorre unire le forze  e mettere a punto iniziative comuni che raggiungano il maggior numero possibile di colleghi, anche avvalendosi di esperti. Quanto ai cittadini, il messaggio più importante è questo. Se si è coinvolti in una rapina in farmacia occorre mantenere la calma e non tentare reazioni che, per quanto coraggiose, rischiano di mettere in pericolo le persone presenti, che spesso sono anziani, bambini, donne in gravidanza.



Racca (Federfarma): "Non blinderemo le nostre farmacie"

Presidente, la rapina nella farmacia di Blufi, con la tragica morte di Giuseppina Jacona, ha acceso i riflettori su un fenomeno grave e in crescita.
C’è dolore, sgomento e rabbia per l’uccisione della collega. Piangiamo una collega che, come ci confermano tutti coloro che la hanno conosciuta personalmente, costituiva un punto di riferimento per la popolazione non solo dal punto di vista strettamente sanitario ma anche umano.
È vero, poi, che c’è un incremento spaventoso del fenomeno, di conseguenza ogni giorno ci sono farmacisti in tutta Italia che rischiano la vita. Le rapine nelle farmacie, peraltro, non riguardano più solo le grandi città ma si stanno espandendo ai piccoli centri. Dai dati dell’Ossif, il Centro di Ricerca dell’ABI sulla sicurezza anticrimine a cui partecipa anche Federfarma, risulta che (anno 2012) l’indice di rischio delle farmacie (rapine effettuate ogni 100 punti operativi) è pari a 6,4, secondo solo a quello della grande distribuzione organizzata (13,6); le Regioni più a rischio sono Lazio (+13,1% rispetto alla media nazionale), Lombardia (12,6%) e Sicilia (8,5%); le provincie più colpite sono Milano (con un indice di rischio di 31,3 rispetto alla media nazionale di 6,4), Monza-Brianza (19,8), Palermo (19,1) e Roma (17,9).  
Insomma, le farmacie sono diventate a tutti gli effetti il bancomat della microcriminalità.

Colpa della crisi economica, che spinge i cittadini verso la disperazione e gesti estremi?
Sicuramente. Tanto che l’aumento delle rapine ha riguardato anche altri servizi ed esercizi, non solo le farmacie.

In che modo fermare questa grave situazione?
Federfarma ha sottoscritto con il Ministero dell’Interno nel 2010 un protocollo di intesa per realizzare nelle farmacie adeguati sistemi di videosorveglianza in collegamento con le forze dell’ordine. In seguito a questo ennesimo episodio criminale, particolarmente doloroso abbiamo anche chiesto un incontro al Ministro dell’Interno Angelino Alfano.
Da sempre raccomandiamo poi ai colleghi di segnalare ogni episodio o minimo sospetto, e di mettere in atto tutte le misure di sorveglianza possibili. Ad esempio tenere le vetrine sufficientemente sgombre da permettere alle forze dell’ordine di vedere cosa succede all’interno, di usare le casse temporizzate e che quindi non possono essere aperte su richiesta, di installare telecamere e allarmi.
Faremo il possibile per garantire la sicurezza delle farmacie e chiediamo alle istituzioni di aiutarci. Quel che è certo è che non blinderemo le farmacie, perché siamo un presidio a servizio del cittadino e non ci tireremo indietro da quella che è la nostra missione. Ma vogliamo esercitarla senza avere paura.

22 novembre 2013
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