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Tecnici sanitari di radiologia medica. Beux: "Preoccupante esubero in Italia: troppi iscritti ai corsi di laurea"

Ad oggi se ne contano circa 1.500, a cui si aggiungeranno nei prossimi anni gli attuali 4.500 studenti universitari. Per il presidnete dei Tsrm bisogna “limitare la proliferazione dei corsi attivati nelle sedi periferiche e riorganizzare la loro presenza, perché spesso rispondono solo a logiche campanilistiche”.

17 FEB - “Stiamo registrando un costante aumento degli inoccupati TSRM (Tecnici sanitari di radiologia medica) in Italia. Ad oggi ne conteggiamo già circa 1.500. Ad essi si aggiungeranno i 4.500 studenti universitari che nel prossimo triennio termineranno il loro percorso di studio”. A lanciare l’allarme sul “preoccupante esubero” di TSRM in Italia è Alessandro Beux, presidente della Federazione Nazionale Collegi Professionali TSRM (FNCPTSRM), che a nome della Federazione chiede quindi di “limitare la proliferazione dei corsi attivati nelle sedi periferiche e di riorganizzarne la loro presenza, perché spesso essi rispondono solo a logiche campanilistiche, prive di un robusto corpo docente".

"Nel momento in cui il Ministero della Salute, sentiti la Conferenza permanente per i rapporti fra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano e la Federazione nazionale degli Ordini dei medici chirurghi e odontoiatri e degli altri Ordini e Collegi professionali interessati, determina con decreto il fabbisogno per il SSN, anche suddiviso per regioni, in qualche misura si impegna a far trovare a coloro che concluderanno con profitto il percorso di studio il lavoro per il quale è stato loro consentito l'accesso ai corsi di diploma di laurea e se ne assume la responsabilità. Di conseguenza – spiega Beux -, quando una massa considerevole di laureati rimanessero inoccupati, essi potrebbero legittimamente rivendicare i posti di lavoro sulla previsione dei quali è stato determinato il fabbisogno che ha consentito loro di accedere alla formazione universitaria".


"Secondo quanto previsto al punto 2 dell'art. 6-ter del Dlgs 229/99, con particolare riferimento al rapporto tra quanto previsto alla lettera c) (offerta di lavoro) e quanto previsto alla d) (domanda di lavoro, considerando il personale in corso di formazione e il personale già formato non ancora immesso nell'attività lavorativa), per il prossimo anno accademico la determinazione dovrebbe configurarsi pari o prossima allo 0 (zero)", aggiunge provocatoriamente il presidente della FNCPTSRM.

In Italia il corso di laurea per tecnici di radiologia è attivato presso 35 sedi universitarie e 34 sedi ospedaliere, queste ultime presenti specie nel Lazio, Campania, Lombardia e Veneto.

Soprattutto questi ultimi, secondo la Federazione,” non garantiscono uniformità nella formazione, sia per la penuria del corpo docente sia per la perniciosa alternanza degli incarichi di docenza ospedaliera, che ogni nuovo direttore generale auspica”. Per questo, secondo la Federazione, sarebbe opportuno organizzare i corsi di laurea triennali sulla stregua delle scuole di specialità nelle quali il corpo docente è unico, universitario ed ospedaliero, mentre il tirocinio è praticato sull'intera rete regionale.

“Condivido pienamente le criticità sul fabbisogno nazionale dei TSRM, evidenziate, con lodevole senso di responsabilità, già da tre anni dalla loro Federazione. Va posta molta cautela nella determinazione del numero dei posti a bando per il prossimo anno accademico 2014-2015, per evitare che, ancora una volta, alcune regioni incrementino la loro programmazione, determinando un preoccupante esubero a livello nazionale. Considerato il crescente problema occupazionale, sarebbe opportuno che il numero programmato per ogni singolo ateneo non sia superiore a quello minimo richiesto per l'attivazione del singolo corso", afferma il Presidente della Commissione Nazionale Corsi di Laurea TRMIR, Prof. Roberto Grassi.

"Illudere degli studenti su opportunità di lavoro che già oggi non esistono, non solo non è etico ma rappresenta per la società stessa un doppio danno. Da un lato è un dispendio economico, perché forma personale che domani sarà destinato a rimanere inutilizzato, dall'altro lo sottrae ad altri settori dove avrebbero potuto essere proficuamente impegnati. Aver impiantato un sistema di formazione a numero chiuso e sbagliare la programmazione è quanto di più deleterio sia possibile immaginare", sottolinea Grassi.

17 febbraio 2014
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