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Ordini medici e rappresentanza di genere: le donne sono solo il 18% nei Consigli

Al termine della tornata per il rinnovo dei vertici degli Ordini provinciali (manca solo l’Omceo di Frosinone), una lettura dei risultati sotto il profilo della rappresentanza di genere: ancora poche donne, serve una modifica della legge sugli Ordini, simile quella introdotta nelle elezioni comunali.

28 GEN - Se dovessimo dare un Oscar come riconoscimento a quegli Ordini provinciali dei medici che hanno raggiunto la piena parità di genere, sia nella composizione del consiglio sia nell’esecutivo, i premiati sarebbero Torino e Gorizia. Importante è stato anche il ruolo dei presidenti, persone che, per altri meriti, hanno già segnato la recente storia della Federazione. Amedeo Bianco presidente FNOMCeO è stato finora anche presidente Omceo di Torino e Guido Giustetto nuovo eletto ha saputo cogliere l’opportunità della cultura di genere. A Gorizia Roberta Chersevani, eletta nel 2006 ed allora unica presidente donna in Italia, dice: “l’Ordine ha una rappresentanza femminile coerente con il numero delle iscritte.”

Bene anche gli Ordini di Vicenza, Ancona, Pistoia, Nuoro e Vibo Valentia. Fra gli Ordini siciliani quello più virtuoso per l’equilibrio di genere è Ragusa, poco meno di 2.000 iscritti, una vicepresidente e cinque donne su 17 nel consiglio. Una menzione anche all’Ordine di Isernia, penultimo per numero di iscritti, che ha 5 donne su 11 nel consiglio con una vicepresidente donna. Volendo andare oltre le percentuali, svolgendo quasi una narrazione per far emergere realtà e relazioni, abbiamo diviso i 106 ordini secondo il numero di iscritti in quattro gruppi. Vi sono 20 grandi Ordini che hanno oltre 5.000 iscritti. Un secondo gruppo di venti ordini supera o sfiora i tremila iscritti. Nel terzo gruppo di 35 ordini collochiamo quelli il cui numero di iscritti è intono a 1500/2999. Fra questi anche l’Omceo di Frosinone che non ha ancora rinnovato il proprio consiglio. Il quarto gruppo è composto dai 31 Ordini che hanno un consiglio di 11 persone, comprensive di due odontoiatri. Tutti gli altri Ordini hanno consigli composti da 17 persone, con l’eccezione dei quattro più grandi.

Se ragionassimo solo in termini di pure percentuali, non troveremmo differenze fra i quattro gruppi di Ordini: quelli più grandi hanno una presenza femminile del 21, 9 quelli più piccoli del 20,52 (gli altri due gruppi hanno percentuali di 19,70 e 18,33).

È così smentito il luogo comune che attribuiva ai piccoli Ordini una maggiore presenza di donne. Ma cosa accade se andiamo a quantificare gli Ordini di che hanno meno di tre donne su 17 (17,64 %) o meno di 2 su 11 componenti (18,18)? Al di sopra dei cinquemila iscritti sono 10 su 20 gli ordini che hanno una percentuale di donne inferiore al 17,64%. Al di sopra dei 3.000 ben il 55% degli Ordini (11 su 20). Significa che gli Ordini con oltre 3.000 iscritti hanno nel 52,50% dei casi meno di tre donne nel consiglio. I 34 Ordini fra 1.500 e 3.000 iscritti presentano per il 55,88 (19 su 34, in attesa di Frosinone) un numero di donne fra zero e 3. Nei piccoli Ordini vi sono ben 22 ordini su 31 (70,96) che hanno nel loro consiglio un numero di donne fra zero e due. Globalmente ben il 59% (62 su 105) ha una percentuale di donne nei consigli inferiori al 18,18 %.

E se guardiamo le presenze femminili negli esecutivi costatiamo come nel 60% degli Ordini oltre i 3.000 iscritti vi siano zero donne. Diminuendo il numero degli iscritti la percentuale scende al 55% per gli Ordini fra 1.500/3.000 iscritti e al 48% al di sotto dei 1.500 iscritti. Fra i grandi Ordini, ha due donne nel direttivo solo Torino; fra gli Ordini con oltre 3.000 iscritti, Vicenza ed Ancona; nel gruppo 1.500/3.000, solo Campobasso; fra gli Ordini con meno di 1.500 iscritti, Gorizia, Pistoia, Nuoro, Vibo Valentia e Fermo. Hanno una donna nell’esecutivo il 35 % del gruppo sopra i cinquemila, il 30% sopra i tremila, il 38,23 gruppo fra 1.500 e 3.000 e il 32 % del gruppo sotto i 1.500.

Continuano ad esserci una manciata di Ordini con una buona percentuale di donne nel consiglio, ma zero o una donna nell'esecutivo. Un solo uomo nell’esecutivo si riscontra in due Ordini: uno ben bilanciato per genere e con un consiglio di 17 persone, l’altro con un consiglio di 11 componenti dove le tre consigliere hanno tutte cariche nell’esecutivo.
Le motivazioni sono diverse: si vuole innovare o essere fedeli alla tradizione a seconda dei casi. Certo vi è una grande variabilità fra gli Ordini e in un triennio possono cambiare presenze e percentuali. I due Ordini che in questo triennio presentano zero donne nel consiglio avevano, in precedenza, altra situazione.

Se andiamo a vedere fra i quattro revisori dei Conti previsti, pur essendovi 151 donne su un totale di 424 (35,61 %), vediamo che un quarto dei grandi Ordini ha zero donne fra i quattro revisori. La percentuale si mantiene alta anche negli altri gruppi (20% - 17,65 % - 19,35). I revisori, medici ed odontoiatri eletti, possono partecipare, senza diritto di voto, solo se invitati alle attività del consiglio. Spesso li si percepisce come il vivaio degli Ordini. Stupisce quindi che il 20 % degli Ordini (21su 105) non investa sulle donne che sono il 60% dei giovani.

Quante donne dovrebbero esserci negli Ordini e negli esecutivi per realizzare un equilibrio di genere, considerando che le donne sono oltre il 40 % della popolazione medica? Quali percentuale dovrebbero raggiungere perché siano massa critica, perché la diversità apporti beneficio? Quale percentuale è prevista, in altri ambiti, dalle vigenti leggi? Con i dovuti distinguo va ricordata la legge Delrio che prevede per le giunte dei comuni con più di tremila residenti un limite del 40 per il genere sottorappresentato. Perché i legislatori si sono soffermati a delimitare un limite numerico per le giunte che potremmo assimilare agli esecutivi degli Ordini?
Nella vita degli Ordini quale differenza vi è fra consiglieri e componenti dell’esecutivo? Cosa fanno i consiglieri e cosa fanno i componenti degli esecutivi? Quanti consiglieri conoscono la nuova dimensione che la Federazione ha costruito in questi anni, oltre i compiti istituzionali di ente ausiliario dello stato?

Sono domande che toccano il senso delle attività, senza fermarsi ai semplici dati numerici. Immaginate cittadelle composte solo da medici ….da tremila medici. In Italia ce ne sarebbero 40. Quante giunte/esecutivi risulterebbero irregolari se potesse essere applicata anche agli esecutivi dei consigli il limite invalicabile del 40 per il sesso sottorappresentato? I dati sopra esaminati mostrano che,con questo parametro, solo 3 ordini sui 40 al di sopra dei 3.000 abitanti/iscritti sarebbero regolari. Va anche precisato che nella citata legge Delrio, titolata Disposizioni sulle città metropolitane, sulle province, sulle unioni e fusioni di comuni, in uno degli ultimi commi, sono nominati anche gli Ordini professionali, per quello che riguarda l'assetto territoriale, che rimane competenza delle leggi istitutive.

Abbiamo voluto evidenziare come nel mondo medico in alcune situazioni, nonostante la mancanza di legge specifiche, sia prevalsa l'aderenza a una realtà fatta da uomini e donne. Vuol dire che è possibile, che volendo si può fare, che i cambiamenti possono essere frutto non solo delle leggi e del diritto ma anche del riconoscere l'opportunità del cambiamento. Per quelli che preferiscono aspettare la spinta delle leggi, rinnoviamo la richiesta di una riforma della legge istitutiva esaustiva, che definisca il ruolo degli ordini e consideri anche gli equilibri elettorali.
Non si può accettare che il mondo medico rimanga scollato dalle società e dalle leggi sopraggiunte.
Questi dati sono stati elaborati ed analizzati da due medici donna. Segnalateci eventuali errori se li riscontrate.

Antonella Arras - Consulta deontologica FNOMCeO già osservatorio
Annarita Frullini - Osservatorio professione medica già centro studi

28 gennaio 2015
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