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Sciopero medici. Fimmg: “Protestiamo contro l’abolizione del medico di famiglia. Maggio sarà mese ‘caldo’”

In una conferenza stampa il sindacato dei medici di famiglia ha ribadito che lo sciopero del 19 maggio si farà e ha lanciato una serie di iniziative di protesta che saranno attuate per tutto il mese. Milillo: “Non firmerò mai una convenzione che vuole abolire il medico di famiglia”. Alle Regioni: “In balia di burocrati e tecnocrati”. E poi agli altri sindacati: “Non c’è possibilità di ricompattamento. Sanno solo reagire a quello che facciamo noi”.

08 MAG - “Io non vado col primo che capita. Il mio medico di famiglia lo scelgo io”: è lo slogan della campagna della Fimmg contro “l’abolizione del medico di famiglia”, che partirà domani con una serie di mobilitazioni, che avranno il momento clou nello sciopero del 19 maggio, indette per protestare contro lo stallo delle trattative per il rinnovo della Convenzione. Oggi durante una conferenza stampa i medici di famiglia Fimmg hanno spiegato le ragioni della protesta.

“Non è un problema che riguarda solo i medici – ha affermato il segretario nazionale Giacomo Milillo - . La cosa più a rischio e per cui protestiamo è la scomparsa del Ssn. Sostanzialmente si sta abolendo il medico di famiglia e la possibilità di scelta del cittadino. Non firmerò una convenzione che vuole abolire il medico di famiglia”.

“Sarà un maggio ‘caldo’ – sottolinea Milillo –. Le mobilitazioni e lo sciopero della categoria sono l’unica strada percorribile in un momento in cui sembrano in discussione le coperture dei servizi essenziali tra cui la sanità. Non vorremmo che attraverso la marginalizzazione della medicina di famiglia – aggiunge – le Regioni volessero dismettere il servizio sanitario pubblico.  Abbiamo da proporre ai cittadini e a chi voglia difendere i loro diritti un modello che è quello di un gruppo di nuovi medici di medicina generale sempre più autosufficienti, valorizzati sia individualmente che collettivamente”.


Ma Fimmg precisa anche che il problema del blocco delle convenzioni non è basato sugli aspetti economici. "La riorganizzazione delle cure primarie è una proposta della maggioranza delle categorie. E da parte dei professionisti c’è la volontà di cambiare senza chiedere investimenti clamorosi o aumenti di retribuzione. Ma le Regioni sono più di dieci anni che continuano a tardare”. Milillo entra anche nel vivo del problema. “Il cuore della contrapposizione è la battaglia fra professionisti che hanno coltivato rapporto di fiducia con l’assistito che li sceglie e una logica burocratica e tecnocrate che vuole assoggettarci”.

In sostanza Fimmg accusa le Regioni e soprattutto la Sisac di voler costruire un modello di cure primarie in cui sarà una struttura gestita dalle Regioni e non più il medico di famiglia ad interfacciarsi direttamente col cittadino, de facto, per Fimmg decretando la fine della libera professione e del rapporto fiduciario medico-paziente. “Vogliono un medico che sia subordinato a logiche di risparmio e ricattato da ordini di servizio punitivi”.
Milillo ha parlato poi anche della riunione di ieri con Sisac e Regioni. “Ieri al Comitato di settore abbiamo assistito ad una scena poco edificante. Nonostante la buona volontà dell’assessore Montaldo e l’impegno degli assessori Marroni e Garavaglia, abbiamo assistito ad un funzionario (il presidente Sisac Rossi ndr) che è indisponibile a ogni tipo di negoziazione”. 

In riferimento al dissenso con gli altri sindacati Milillo ha affermato che “non c’è possibilità di ricompattamento. Registriamo sempre nell’atteggiamento degli altri sindacati una reazione a ciò che facciamo noi. Si mettono contro la Fimmg e non contro i contenuti. E poi con  scarsa competenza dicono cose che non corrispondono a realtà”. Alla volontà degli altri sindacati di cambiare la Legge Balduzzi Milillo ha poi risposto che “la Balduzzi introduce principi molto tutelanti per la medicina convenzionata. Ma la legge enuncia dei principi le cui soluzioni rimanda alla negoziazione. Modificare la Balduzzi non servirebbe a nulla. È una scusa degli altri sindacati”.

“La gravità del momento – ha sottolineato il presidente nazionale di Fimmg, Stefano Zingoni - per la categoria deriva da una scelta strategica delle Regioni e di Sisac che si fonda su uno stravolgimento interpretativo ed applicativo sia degli impegni sottoscritti che delle leggi vigenti e sulla volontà di imporre una subordinazione senza tutele al medico di medicina generale”.

Per il vice segretario nazionale vicario di Fimmg, Silvestro Scotti: “Protestiamo contro uno stallo della trattativa legata soprattutto ad un atteggiamento di rigidità e di protervia di una parte pubblica che si compatta nel funzionariato contro la medicina generale mentre sul piano politico è chiaramente divisa, come si evince dai documenti della Commissione salute della Conferenza delle regioni.  Il territorio, non solo la medicina generale, ha bisogno di un new deal che definisca una capacità produttiva in termini di salute, capace anche di intercettare le risorse cha a livello locale si rendessero disponibili grazie a meccanismi di auto organizzazione dei medici. Senza un tavolo di confronto e di trattativa che entri nel merito, disposto a negoziare e non ad imporre, non sarà mai possibile farlo”.

08 maggio 2015
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