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Osteopatia. Mandara (Confeosteopatia): “La riforma degli Ordini non è il contesto normativo idoneo per riconoscimento professione”

Così il presidente di Confeosteopatia e della Fesios "cassa" la proposta di emendamento relativo all'istituzione delle nuove professioni all'interno del Ddl omnibus all'esame del Senato e contentente il riodino delle professioni sanitarie. Per Mandara in questo modo si rischia "la completa perdita della propria accezione di alternatività e complementarietà alla Medicina Allopatica".

23 GIU - "Il rischio è palese e gli effetti sarebbero scontati. Si giungerebbe inequivocabilmente ad un depauperamento delle competenze e delle prerogative dell’Osteopatia. Sono queste alcune delle principali e drammatiche conseguenze che coinvolgerebbero l’Osteopatia qualora l’emendamento relativo all’istituzione delle nuove professioni, inserito all’interno del DdL 1324 (Deleghe al Governo in materia di sperimentazione clinica dei medicinali, di enti vigilati dal Ministero della salute, di sicurezza degli alimenti, di sicurezza veterinaria, nonché disposizioni di riordino delle professioni sanitarie, di tutela della salute umana e di benessere animale), venisse confermato e approvato. Fa di certo onore al Ministro Lorenzin essersi posta il problema del riconoscimento e della regolamentazione dell’Osteopatia in virtù, non solo dello sviluppo e dell’aumento degli utilizzatori e delle stesse realtà formative, ma soprattutto, in ottica di una tutela dei cittadini e di un adeguamento del contesto normativo Italiano a quello di altre realtà Europee ove la disciplina è già riconosciuta". Così Alfonso Mandara, presidente di Confeosteopatia e della Fesios commenta il tentativo legislativo in atto di riconoscere la professione all'interno del Ddl omnibus.


Per Mandara, infatti, il contesto normativo entro il quale è stato inserito l’emendamento "conduce a delle criticità che rischierebbero di svilire in maniera radicale i principi sui quali si è caratterizzata la disciplina. Stiamo parlando - ha spiegato - delle completa perdita della propria accezione di alternatività e complementarietà alla Medicina Allopatica con conseguente smarrimento delle peculiarità e delle tipicità che fin dalla nascita caratterizzano l’Osteopatia. Restare all’interno di un disegno di Legge cosi complesso ed articolato, nato e costruito non per l’Osteopatia e per le Professioni non regolamentate ma bensì per esigenze di ammodernamento della disciplina ordinistica delle professioni sanitarie, visto l’ assetto normativo risalente a quasi settant’anni fa (capi I,II e III del D.lgs. 233/1946) significherebbe, nella migliore delle ipotesi, essere assorbiti e di conseguenza snaturati, dalle altre Professioni".
 
"E’ ormai parere condiviso che il DdL 1324 non permetta all’Osteopatia di trovare la sua giusta collocazione anche per la forte opposizione delle stesse Professioni Sanitarie. A tal proposito esse, già in diverse occasioni, hanno manifestato il loro dissenso nei confronti di tale emendamento richiedendone a gran voce lo stralcio messaggio questo che palesa ancora una volta come la possibilità di vedere riconosciuta l’Osteopatia all’interno di questo DdL sia caratterizzata da enormi controindicazioni che, partono dall’inserimento forzoso nel disegno normativo contravvenendo all’Art. 5 Legge 43/2006 , passando per l’opposizione netta e vigorosa delle altre Professioni Sanitarie per poi vedere tutto il processo concludersi con un riconoscimento manchevole nei suoi principali cardini di Autonomia ed Unicità. Il futuro dell’Osteopatia - ha concluso - non può in alcun modo contestualizzarsi in questo DdL 1324 lo scontro sarebbe inesorabile. L’osteopatia ha la necessità di trovare un proprio riconoscimento e una sua regolamentazione in un’altra area, in un altro contesto normativo; questo è il lavoro che stiamo portando avanti e questo sarà il nostro obiettivo futuro".

23 giugno 2015
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