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Dispositivi medici. Aziende in rivolta contro i tagli: “Pronti ad azioni legali contro questa manovra che strozza i fornitori. A rischio 10 mila posti di lavoro”. Intervista al presidente di Assobiomedica Luigi Boggio

Il neo presidente delle aziende del biomedicale si scaglia contro l’intesa Stato-Regioni che per il settore dei dispositivi medici prevede più di 2 mld di tagli in tre anni. Bocciato il payback: “Stiamo già vedendo che il sistema non funziona con i farmaci. Arriverà una pioggia di ricorsi”. Ma non solo protesta. Le aziende propongono le loro ricette per risparmiare proprio 2 mld con interventi sull’appropriatezza delle prestazioni

07 LUG - L’intesa sui tagli alla sanità colpirà duramente il comparto dei dispositivi medici che nei prossimi tre anni vedrà subire una riduzione che supera i 2 miliardi di euro. Ma per il neo presidente di Assobiomedica Luigi Boggio l’accordo Stato-Regioni “è un prelievo sui fornitori senza rendersi conto che con queste misure si rischia di strozzarli e senza per giunta ricavare le risorse che si pensa di risparmiare”.
 
Per il numero uno delle aziende del biomedicale sono da bocciare tutte le misure messe in campo (rinegoziazione contratti, payback, osservatorio prezzi) e annuncia come “partiranno numerosi ricorsi” e sono “a rischio 10 mila posti di lavoro”. Ma soprattutto per le aziende è la ricetta dei tagli ad essere sbagliata. “Noi pensiamo che margini per risparmiare 2 miliardi ci siano ma non con le ricette della Stato-Regioni”.
 
Presidente, l’Intesa Stato-Regioni sui tagli in sanità prevede per il comparto dei dispositivi medici un impatto superiore ai 2 mld nel triennio. Come la valuta questa scelta che vede il settore tra i principali bersagli della manovra?

Con l’intesa della scorsa settimana ha vinto inesorabilmente la ricerca spasmodica dei risparmi attraverso i tagli lineari. È un prelievo sui fornitori senza rendersi conto che con queste misure si rischia di strozzarli e senza per giunta ricavare le risorse che si pensa di risparmiare.
 
Rinegoziazione contratti, payback, osservatorio prezzi. Come giudica le tre misure?
Un osservatorio prezzi che tiene conto solo del prezzo del dispositivo senza considerare i servizi a lui associati (personale per formazione e assistenza e logistica per esempio) non può essere un misuratore efficace. E poi consideriamo che i prezzi negli ultimi anni sono scesi del 25%. Per quanto riguarda il payback è un’arma di disperazione alla ricerca di escamotage per quadrare i bilanci. In ogni caso già stiamo vedendo che il sistema non funziona con i farmaci ospedalieri e se pensiamo al sistema dei dispositivi che è ancor più complesso credo che i ricorsi che metteremo in pratica avranno un’alta possibilità di essere accolti. Mi scusi, ma lo sa che con il payback le aziende saranno costrette ad accantonare un 6% di fatturato. Noi prevediamo uno sfondamento annuo del tetto di 700 mln. E dove crede che andranno a tagliare le aziende? Su personale, ricerca e sviluppo.
 
E la rinegoziazione dei contratti?
È una soluzione che viene riproposta ad ogni spending review. Come si fa a rimettere in discussione un accordo quando un’azienda per far fronte ad una fornitura ha fatto investimenti. Anche in questo caso arriveranno una pioggia di ricorsi e azioni legali. Ma come si fa a non rendersi conto che tagliare così sul comparto vuol dire frenare investimenti ed occupazione. Questa è la nostra preoccupazione più grande.
 
A questo punto cosa pensate di fare e che futuro prevede per i dispositivi medici
Guardi, c’è un unico aspetto positivo di questa manovra. Ovvero il fatto che le Regioni potranno decidere come applicare le misure. Ecco in questo senso auspico che vi siano Regioni illuminate che sappiano riconoscere il contributo del nostro comparto non solo in termini sanitari e clinici ma anche in quelli economici.
 
Mi diceva che sono a rischio dei posti di lavoro. Il Jobs Act per voi non sembra funzionare.
Siamo un comparto formato da 3mila aziende con 54mila addetti e con un fatturato di 16 mld. Con le misure della manovra rischiano di perdere il lavoro più di 10mila persone. Tornando al Jobs act funziona quando c’è il mercato. Nel nostro caso il mercato è per l’80% pubblico che come ha visto con l’intesa si restringe. Succederà che le piccole e medie imprese, l’80% del settore, chiuderanno e sarà sempre più difficile far capire alle multinazionali che conviene investire nel nostro Paese. Siamo un’eccellenza economica e nel momento in cui si intravedeva una piccola ripresa questa manovra è come una ‘granata’.
 
È da poco stato nominato al vertice dell’Associazione e subito si trova a dover affrontare una bufera fatta di 2 miliardi di tagli. Che azioni intende mettere in atto?
Come le ho detto prima partiranno a breve dei ricorsi. Ma come Assobiomedica non siamo soliti dire dei ‘no’ a prescindere senza proporre alternative. Noi pensiamo che margini per risparmiare 2 miliardi ci siano ma non con le ricette della Stato-Regioni.
 
E con quali?
Secondo noi si possono ottenere 2 mld di risparmi:  1,8 mld intervenendo sull’appropriatezza delle prestazioni: dalla diagnostica e specialistica alla gestione delle infezioni ospedaliere; dalla gestione in telemedicina di pazienti con scompenso cardiaco alla Pdta per pazienti con malattie delle arterie coronariche, Parkinson, insufficienza renale, dolore cronico, scompenso cardiaco. E poi crediamo che si possano ottenere altri 190 milioni dalla razionalizzazione dei tempi di rinnovo dei servizi di assistenza tecnica e manutenzione all’appropriatezza nella modalità acquisto, fornitura, logistica e revisione; dalla modalità di rimborso dei dispositivi per l’automonitoraggio della glicemia ma manche per quelle di rimborso di altri dispositivi come quelli per i pazienti con malattie coronariche multivasali. Si genererebbero inoltre notevoli risparmi se venissero messi in atto gli interventi di razionalizzazione della rete ospedaliera approvati dalla Conferenza Stato-Regioni nel Regolamento del 2014 per la definizione degli standard dell'assistenza ospedaliera. Sono proposte concrete che porteremo subito sul tavolo delle Regioni nella consapevolezza che non c’è la bacchetta magica e che un progetto serio di razionalizzazione dura minimo 1 o 2 anni.
 
Luciano Fassari

07 luglio 2015
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