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Comma 566. Quella manina che ha fatto fallire la mediazione

La presidente della Fnomceo ha svelato ieri l’esistenza di una mediazione che avrebbe dovuto portare a una correzione in Stabilità del contestatissimo comma sulle nuove competenze professionali. Ma poi l’accordo è saltato. Come mai?

22 DIC - Esattamente un anno fa, era la notte del 22 dicembre 2014, la Camera approvava in via definitiva la legge di Stabilità 2015. Il comma 566 nasceva quel giorno e da allora è stato causa di polemiche serrate e roventi, soprattutto tra medici e infermieri.
 
Quotidiano Sanità ha seguito passo passo il dibattito, con articoli, interviste commenti e tanti contributi dei lettori che hanno letteralmente inondato la nostra redazione. Probabilmente poche norme di legge hanno suscitato tanta attenzione e passione assurgendo a simbolo di riscossa per una categoria (gli infermieri) e di cruenta minaccia esistenziale per un’altra (i medici).
 
I primi hanno visto in quelle poche righe la loro storica affermazione di “professionisti della salute a tutto tondo”, finalmente e definitivamente smarcati da un ruolo vissuto ancora come subalterno al medico e questo grazie a quelle nuove competenze che ne avrebbero sancito un atteso ampliamento di funzioni e di status in corsia, e non solo.
 
I secondi (i medici) hanno invece sviluppato una crescente diffidenza verso quelle norme di legge, sentendosi minacciati in quella che loro stessi a un certo punto hanno definito come “leadership medica”.

 
Da allora sono passati esattamente 365 giorni e di tutta questa storia non se ne è fatto nulla. I motivi sono diversi e non tutti chiarissimi ma è certo che in un determinato momento il Governo ha stoppato i giochi rendendosi conto che se avesse applicato alla lettera quel comma, al di là di cosa sarebbe poi accaduto nella realtà (forse nulla, dato che in molte Regioni quelle nuove competenze infermieristiche già esistono), si sarebbe ulteriormente inimicato la classe medica, già abbastanza su di giri per altre questioni (appropriatezza prescrittiva, responsabilità professionale, contratto, turn over).
 
D’altro canto se Lorenzin avesse accettato la proposta dei medici di rivedere quel comma, abolendone le prime parole (quelle più criticate dai medici) – e che costituiscono una sorta di preambolo dove si afferma che, in ogni caso, gli atti complessi e specialistici di prevenzione, diagnosi, cura e terapia restano di competenza esclusiva dei medici (lette da questi ultimi come una limitatio del loro ambito professionale) – avrebbe suscitato l’ira degli infermieri che hanno costantemente ribadito l’intangibilità del comma.
 
Confessiamo che, dopo l’ultimo naufragio del tentativo del sottosegretario De Filippo della scorsa estate di riprendere le fila cercando una mediazione, pensavamo che di quel comma non si sarebbe più parlato se non, come aveva fatto intendere ad ottobre Saverio Proia, nelle sedi contrattuali e quindi, visti i tempi, chissà quando.
 
Ma ieri l’inaspettata lettera di Roberta Chersevani ha riacceso i riflettori sulla questione svelando l’esistenza di “un ampio e paziente lavoro di mediazione” finalizzato proprio a cancellare quelle prime righe con un emendamento alla nuova legge di Stabilità.
 
Di questo “ampio e paziente lavoro di mediazione” la presidente della Fnomceo non dice di più se non che “sono stati disattesi impegni condivisi” ma senza specificare con chi siano stati condivisi quegli impegni (con Lorenzin? Con la presidente dell’Ipasvi Mangiacavalli, con la quale una linea di dialogo era stata aperta per ammissione della stessa presidente Ipasvi?).
 
Chersevani non lo dice ma il buon senso ci isprira la seguente ipotesi, di cui ci assumiamo la responsabilità, da retroscenisti. Lorenzin in questa partita si è probabilmente rimessa alle decisioni dei due contendenti. Della serie “se trovate l’accordo tra voi il Governo non si frapporrà alla soluzione individuata”. E una posizione del genere il ministero l'avrebbe potuta prendere solo di fronte a una manifestazione di buona volontà dei due contendenti e non di una sola parte. Quindi la logica ci dice che quella mediazione Chersevani la deve aver portata avanti con qualcuno dell'Ipasvi, trovando probabilmente una quadra che, però, a un certo punto, deve essere stata scomposta da qualcun altro, che quell’accordo lo vedeva evidentemente come fumo negli occhi.
 
Una manina che ha avuto modo di interrompere il gioco facendo saltare il tavolo e con esso l’emendamento alla Stabilità che avrebbe sancito il compromesso tra le parti.
 
Oggi il Comitato centrale dell’Ipasvi, dove siede anche la ex presidente Annalisa Silvestro, da sempre strenua oppositrice di qualsiasi passo indietro sul comma 566 (e che i boatos indicano ancora come detentrice di un forte ruolo di indirizzo nelle scelte finali della Federazione), ha risposto a Chersevani e al suo atto di dolore per “il tradimento della fiducia”, prendendo le distanze da quell’attività di mediazione rivendicata dalla presidente della Fnomceo, quindi smentendo di fatto un suo possibile coinvolgimento, e plaudendo a Governo e Parlamento per aver “indicato quale musica suonare e quale spartito utilizzare”.
 
Siamo quindi punto a capo. Al muro contro muro tra le due principali professioni della sanità. Una situazione surreale che testimonia evidentemente l’incapacità delle leadership professionali di gestire in proprio una vicenda che ormai definire grottesca è il minimo.
 
Così scrivevo qualche mese, fa definendo “inutile” la guerra sul 566: “Penso che un infermiere, piuttosto che un tecnico di laboratorio o qualsiasi altro professionista sanitario, abbia scelto di studiare quella materia per fare quel ”mestiere” e non il medico, tantomeno di “serie B”.
 
Come penso che i medici, al di là delle paure, nel loro luogo di lavoro cerchino sempre la collaborazione “alla pari” con gli altri professionisti perché per primi sanno che il loro impegno risulterebbe spesso vano senza l’apporto costante di altre competenze e funzioni.
 
In altre parole – scrivevo - sono convinto che nelle realtà dei nostri reparti ospedalieri e nei vari ambulatori territoriali, medici, infermieri & C. siano tutti ben consapevoli dell’importanza e dell’utilità reciproca del lavorare insieme e che tutti siano parimenti concordi che in una gerarchia reale (e non burocratica) di competenze e responsabilità sia giusto che sia il medico, nel bene e nel male, ad avere l’ultima parola
”.
 
Detto questo, auspicavo che il ministero della Salute e le Regioni si mettessero in qualche modo da parte e lasciassero alle due professioni il compito di sbrogliare la matassa. Un auspicio che ieri Chersevani ha confermato indirettamente essersi realizzato ma, purtroppo, senza andare a buon fine. Peccato.
 
Cesare Fassari

22 dicembre 2015
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