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Linee guida radiologiche. Tar Lazio ‘congela’ tutto in attesa di una possibile ‘revisione’ del testo da parte di Governo e Regioni

I giudici in virtù di possibile revisione del documento dopo la lettera delle Regioni al Governo hanno optato per la ‘cancellazione dal ruolo delle sospensive’ dell’istanza presentata dai Tecnici di radiologia e dalla Regione Veneto contro le linee guida ministeriali. Ma la richiesta di sospensiva potrà essere ‘scongelata’ dai ricorrenti qualora Governo e Regioni non trovassero un accordo sulla loro revisione. I pareri di Beux (Tsrm) e Canitano (Radiologi)

16 MAR - “I difensori di parte ricorrente chiedono al collegio la cancellazione delle cause dall'odierno ruolo delle sospensive perché è stato avviato un dialogo tra la Conferenza delle Regioni e delle Province Autonome per rivedere l'accordo sulle linee guida per le procedure inerenti le pratiche radiologiche clinicamente sperimentate. Su richiesta dei ricorrenti e, con l'accordo delle altre parti, le cause vengono cancellate dal ruolo delle sospensive”. Così il Tar del Lazio si è espresso nell’udienza che affrontava le richieste di sospensiva delle linee guida radiologiche presentate della Federazione nazionale dei Collegi professionali dei Tecnici di radiologia medica e dalla Regione Veneto contro Sirm, Snr, Fnomceo, Sumai  e Ministero della Salute.
 
I giudici su richiesta dei ricorrenti e con l'accordo tra le parti hanno deciso in sostanza di ‘congelare’ l’istanza di sospensiva dopo la richiesta formale fatta dalle Regioni al Ministro della Salute per la revisione delle linee guida. La matassa da sbrogliare passa quindi, per ora, dalla aule di tribunale alla politica.
 

Qui di seguito i commenti del presidente della Federazione nazionale dei Collegi professionali dei Tecnici di radiologia medica, Alessandro Beux e del vicesegretario del Sindacato Nazionale Radiologi,Stefano Canitano.
 
Beux (Federazione Tsrm): “Pronti a ripresentare sospensiva qualora nei prossimi mesi non ci sia accordo tra Governo e Regioni”
“A seguito della discussione in camera di consiglio è emersa l’opportunità di percorrere, a voce del giudice relatore, la strada finalizzata ad un accordo fra le parti; a tal punto, questi ha proposto la formula "cancellazione dal ruolo" in attesa dell’evolversi del possibile accordo”. Queste le parole del presidente Beux che ha evidenziato come “qualora nei prossimi mesi Regioni e Governo non riuscissero a trovare un accordo ripresenteremo la sospensiva”.
 
Il presidente della Federazione Tsrm al proposito ha evidenziato come “la dizione indicata dal relatore è ben diversa dalla formula ‘ritiro o rinuncia alla istanza cautelare-sospensiva’ che non è stata avanzata da alcuno”.
 
“La diversità fra le due dizioni sta nelle seguenti circostanze formali e sostanziali – specifica Beux -. La formula "cancellazione dal ruolo" consiste in un congelamento dell'istanza con la possibilità che questa venga rivitalizzata laddove l'accordo non venga raggiunto o non sia soddisfacente per il ricorrente (Federazione TSRM e Regione Veneto); essa è stata proposta dal giudice e accettata dalle parti nella prospettiva di un accordo”.
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“La formula  "ritiro o rinuncia alla sospensiva o all'istanza cautelare"  - precisa - presuppone una richiesta in tal senso da  parte di chi ha proposto l'istanza cautelare; questa richiesta o domanda non è stata  assolutamente avanzata; chi dice l'incontro afferma una cosa diversa dalla realtà storica processuale; peraltro la rinuncia o il ritiro della cautelare non sarebbe immediatamente compatibile con l'ipotesi del raggiungimento di un accordo proposto dal giudice; inoltre  la rinuncia o il ritiro comporterebbero incerti esiti circa l'ammissibilità di  una nuova istanza cautelare”.
 
Canitano (SNR): “Finalmente chiaro che il problema non è quello della legittimità ma quello della politica”
“Come prima considerazione, appare confuso motivare il ritiro dell'istanza con l'attesa per attendere sviluppi politici.  Se si è scelta dapprima la via giudiziaria per ottenere la sospensiva, arrivare in udienza e poi chiedere invece il ritiro, è perché evidentemente ci si è resi conto in extremis che non sussistono né il "fumus boni iuri" né il "periculum in mora”. 
 
“È evidente – sottolinea Canitano - che tutte le dichiarazioni circa "illegittimità e ingenti danni" sono state ritenute alla fine poco consistenti dagli stessi soggetti che le avevano rilasciate. Altrimenti perché chiedere il ritiro? E' chiaro che se sostengo che esiste un "grave danno" in atto e poi prendo tempo, questo danno tanto grave poi non deve essere”.

“Questo insolito comportamento tendente a spostare l'ambito della discussione dalla sede giudiziaria a quella politica non fa altro che sottolineare come si voglia utilizzare più il peso elettorale che la validità delle argomentazioni per stravolgere le norme attraverso un abile uso della propaganda e della demagogia. E che quando si possono invece usare le regole della legittimità si preferisce lasciare le aule. Gli interessi promozionali  sono perfettamente legittimi, ma perché buttare per aria tavoli dove pure erano stati raggiunti importanti risultati come le "competenze avanzate" per affidarsi invece alle prove di forza, se si è' tanto sicuri che le norme siano state disattese?”.

“Per fortuna – rileva Canitano -  il Ministro ha usato fermezza e convinzione, peraltro confortato da tutti gli organi di consulenza, nel sostenere, senza clamore e iattanza, la correttezza del proprio operato, attendendo con serenità il richiesto pronunciamento giudiziario. Ma che ne sarebbe stato della certezza del diritto e del lavoro fatto se avesse ceduto alla forza delle urla? Ora, da quanto accaduto, è finalmente chiaro che il problema non è quello della legittimità ma quello della politica.

E che ognuno potrà avere e dovrà avere i propri spazi, in una équipe affiatata, senza piegare la legge ma rispettandola, mantenendo come faro non già gli interessi di lobbies o gruppi di pressione o, peggio, la cultura della medicina automatica e low cost, ma l'interesse dei pazienti e della popolazione a tutto vantaggio della qualità e della sicurezza delle cure”.
 
L.F.

16 marzo 2016
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