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Radiologia. Regioni scrivono a Lorenzin: “Ritirare le linee guida. Ci sono diverse criticità”

Il presidente Bonaccini scrive al Ministro della Salute ed evidenzia alcune criticità del provvedimento pubblicato in Gazzetta. Chiesto il ritiro e una ridefinizione con il coinvolgimento delle Regioni. “Antitetiche rispetto al tema della valorizzazione del ruolo e delle competenze dei tecnici di radiologia”. E poi si segnala “una forte limitazione allo sviluppo della teleradiologia sul territorio”.

03 FEB - “Ritirare le linee guida radiologiche pubblicate in Gazzetta Ufficiale e  avviare una procedura che veda coinvolte tutte le rappresentanza istituzionali”. Questa la richiesta delle Regioni che in una lettera firmata dal presidente Stefano Bonaccini  e inviata al Ministro della Salute, Beatrice Lorenzin in cui si chiede uno stop al provvedimento su cui molte polemiche si sono scatenate negli scorsi mesi con la forte contrarietà dei tecnici di radiologia.

Le criticità sollevate dalle Regioni sono plurime. A partire dal percorso di adozione delle linee guida e sulle relazioni istituzionali. “Le linee guida – si legge nella missiva - considerato anche il forte impatto sui servizi di radiologia dei servizi sanitari regionali, avrebbero necessitato, nel rispetto del principio di leale collaborazione, di una concertazione con le Regioni nell’opportuna sede istituzionale quale è la conferenza Stato Regioni”.
Ma Bonaccini entra anche nello specifico. In primis le linee guida “esprimono un orientamento antitetico a quello reiteratamente richiesto dalle Regioni e dai loro assessorati alla Salute in tema di valorizzazione del ruolo e delle competenze delle professioni sanitarie, nella fattispecie del Tecnico sanitario di radiologia medica (dare compiuta attuazione al comma 566)”.


In seconda istanza per le Regioni le linee guida comportano “una forte limitazione allo sviluppo della teleradiologia a supporto della territorializzazione e domicialirizzazione delle cure. Le indicazioni delle linee guida implicano che ogni sezione radiologica territoriale, per l’esecuzione di esami di radiologia convenzionale senza mezzo di contrasto, sia presente tutta l’équipe radiologica, con  la conseguente necessità di incrementare gli organici medici delle radiologie, determinando una limitazione all’uso della telemedicina e, nella fattispecie, all’uso estensivo della tele radiologia, in controtendenza con quanto previsto dalle politiche sanitarie di sviluppo e promozione dei servizi di assistenza territoriale, più volte auspicate dal Ministero della Salute, dal Ministro stesso”.

Una situazione che per le Regioni “potrebbe generare un danno erariale per decine di milioni di euro a seguito di investimenti che le Regioni hanno già effettuato, o che si accingono ad effettuare, per i sistemi di tele gestione, che con l’applicazione delle linee guida rimarrebbero fortemente inutilizzati”.

Terza critica riguarda il fatto che “le linee guida producono una visione distorta del concetto di appropriatezza prescrittiva: le linee guida sembrano voler sostenere il concetto che un’indagine radiologica è di per sé giustificata, quindi appropriata, quindi da effettuarsi, se ricompresa in una tabella che si configura quale mera elencazione di prestazioni, senza che ad ognuna di esse siano affiancati i quesiti clinici ai quali le stesse hanno dimostrato di essere in grado di rispondere; questo in netto contrasto con i recenti indirizzi contenuti nel decreto appropriatezza”.

Ultima questione riguarda il rischio di “rigidità organizzativa e di limitazione del ruolo delle professioni” con la conseguenza che i Tsrm non potranno effettuare esami senza la presenza fisica del medico radiologo, nemmeno sul territorio, nemmeno per le indagini non contrato grafiche, nemmeno per le indagini prenotate e non in regime di emergenza-urgenza”.
 
L.F.

03 febbraio 2016
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