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Conclusa la tre giorni della Fnomceo. “Serve un’authority per accreditare le società scientifiche italiane. Chi meglio degli Ordini?”

E’ solo una delle proposte emerse dalla convention della Federazione degli ordini dei medici e degli odontoiatri che attraverso 16 workshop ha tracciato le linee di sviluppo della professione da qui ai prossimi anni. Al centro le nuove tecnologie, la formazione, l’organizzazione, il rapporto con il paziente e con le altre professioni. Ma anche ambiente, linee guida, medicina di genere e nuovi bisogni di salute

21 MAG - Con la presentazione dei risultati emersi dai 16 tavoli di lavoro si è conclusa oggi a Rimini la terza conferenza nazionale promossa dalla Fnomceo.
 
Un paniere di proposte ricco, non sempre definito nel dettaglio ma quanto basta per poter parlare dell’inizio di un nuovo capitolo nella storia centenaria dell’istituzione ordinistica di medici e odontoiatri italiani.
 
Nei prossimi giorni toccherà alla presidente Chersevani trarre la sintesi “politica” di questo lavoro enorme, e tracciare quella che potrebbe diventare di fatto la nuova piattaforma professionale sulla quale tutti i medici italiani saranno chiamati a confrontarsi e, laddove serve, a mobilitarsi.
 
Come ho avuto modo di dire introducendo la tavola rotonda conclusiva ho assistito a una convention positivamente diversa rispetto al contesto delle assise politiche e associative cui ormai ci siamo abituati. Molte promesse nelle prime e molte rivendicazioni nelle seconde. In questo caso la Fnomceo ha scelto un’altra strada quella dell’esame attento delle diverse problematiche che attraversano oggi la “questione medica”, come ama definirla il nostro Ivan Cavicchi.

 
Senza tesi preconfezionate, senza pregiudizi e senza timore di guardarsi allo specchio per quello che si è e che si vorrebbe essere, in un contesto sanitario che ormai è profondamente innovato e trasformato rispetto a quello nel quale la maggior parte dei medici italiani oggi in servizio ha iniziato la sua avventura professionale.
 
Solo poche suggestioni.
Formazione. Oggi corso di laurea e scuole di specializzazione non rispondono più al bisogno formativo dei medici. Troppe assenze nel corso di laurea e nelle prassi formative specialistiche rispetto al quadro epidemiologico ma anche rispetto al contesto organizzativo e funzionale nel quale il medico si trova ad operare. Lo stesso vale per la Ecm, residenziale o a distanza, serve più formazione sul “campo”.
 
Web e Ict. Che approccio deve avere il medico? Farli propri, governarli, esserne il regista senza soccombere al fascino insidioso del “tutto è possibile” che porterebbe inevitabilmente il medico a essere lui lo strumento delle tecnologie e non il contrario.  
 
Società scientifiche. In Italia se ne stimano circa 600. Un numero impressionante che potrebbe addirittura aumentare se non interverranno criteri seri e condivisi di accreditamento basati sul rispetto di regole statutarie di base ma soprattutto sulla reale capillarità sul territorio nazionale in termini di rappresentatività. Ribadendo, come ovvio, ma senza dare nulla per scontato, la loro credibilità e indipendenza. Su questo terreno la Fnomceo vuole “essere interlocutore del ministero della Salute per il loro accreditamento” e porsi di fatto come una vera e propria authority forte della deontologia e del ruolo istituzionale di garante che la legge dà agli Ordini.
 
Ambiente e salute. La Fnomceo certifica di fatto il fallimento del ruolo delle tante agenzie e apparati preposti per legge alla tutela dell’ambiente. E lancia la sfida di una svolta profonda nelle politiche ambientali in chiave di tutela della salute umana a partire da un capovolgimento degli attuali schemi che vedono ancora il medico e tutto l’apparato sanitario “morbocentrico”. Con solo il 4% delle risorse per la prevenzione e il 96% tutto sbilanciato sulla cura di malattie spesso evitabili e poi attraverso l’innesto nei programmi di formazione a tutti i livelli delle materie attinenti le patologie ambiente correlate.
 
Medicina di genere. “Non stiamo parlando dei bollini rosa agli ospedali” hanno detto i partecipanti all’apposito workshop. Ribadendo che si sta parlando di una profonda rivoluzione nell’approccio stesso a tutti i momenti fondanti della relazione con il paziente. A partire dalla ricerca per arrivare alla diagnosi, alla terapia e in generale all’approccio globale all’organismo umano che va finalmente studiato e analizzato nella sua profonda differenza tra uomo e donna in tutte le fasi della vita.
 
Relazione di cura. Quanti medici si presentano al paziente al primo incontro? Quanti sanno come comunicare una cattiva notizia? Queste le domande che hanno aperto il messaggio di sintesi del tavolo di lavoro sul tema. Perché è proprio nella dimensione di una nuova relazione comunicativa, a partire proprio dall’abc (la presentazione, appunto) che si deve avviare il cambiamento indispensabile per cogliere l’evoluzione avvenuta nella società e nei rapporti tra medico e paziente. Con due emergenze: la crisi economica, con la difficoltà di accesso alle cure che ne consegue per uno strato sempre più vasto di popolazione, e la dimensione multietnica della società italiana che si sta ormai affermando.
 
Prevenzione odontoiatrica per tutti. Ed è proprio la crisi economica a far decollare un progetto della Fnomceo a livello nazionale, con sperimentazioni pilota a livello locale, per garantire la prevenzione dentale alle categorie meno abbienti grazie all’apporto volontario degli odontoiatri italiani.
 
Organizzazione dei servizi. Si è parlato sia di ospedale che di cure primarie. Una cosa è chiara: non si può più immaginare che un unico modello possa andare bene per tutte le situazioni e non è solo una questione di differenze territoriali. E’ la medicina e i bisogni che cambiano a richiedere capacità e visioni organizzative elastiche e duttili in grado di fronteggiare la nuova domanda di salute. E una cosa è chiara: non si può pensare di riorganizzare gli ospedali a prescindere dal territorio e viceversa.
 
La missione dell’azienda sanitaria. E’ una sola “curare il malato”. Tutto il resto deve essere orientato a questa mission. E i medici lanciano una sfida: “Ci impegniamo a consumare meno ma in cambio vogliamo essere noi a gestire la macchina della sanità secondo i veri bisogni del malato”.
 
Rapporti con le altre professioni. La via da seguire l’ha dettata ieri il ministro Lorenzin: “O vi mettete d’accordo tra voi per raggiungere un punto di caduta condiviso, o non si va da nessuna parte”. Un concetto che nel workshop che ha visto riunti insieme ai medici i rappresentanti delle 22 professioni sanitarie è stato ribadito con durezza dal Direttore generale per le professioni e le risorse umane del ministero Rossana Ugenti: “Bisogna trovare l’accordo sulla modifica del comma 566. Basta con i tira e molla. Troviamo l’accordo e si chiude con tutti i protocolli d’intesa per le nuove competenze, dagli infermieri e i Tsrm, dove il lavoro è già avanzato, e poi per tutte le altre professioni”.
In sostanza il dialogo va riaperto ma è la stessa politica, una volta tanto, ad “abdicare” al ruolo di decisore per lasciare campo libero alle professioni. Da loro e solo da loro può venire il cambiamento e la messa nero su bianco del “chi fa cosa” nella sanità che cambia e si evolve.
 
Cesare Fassari

21 maggio 2016
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