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Neuropsichiatria dell’infanzia e dell’adolescenza. Sinpia: “Si ponga rimedio allo stato di profonda sofferenza in cui versano i servizi”

Questo l’appello lanciato dalla Società italiana di neuropsichiatria dell’Infanzia e dell’adolescenzae dalla sua presidente Antonella Costantino, a margine del XXVII Congresso Annuale della Sinpia appena concluso e in occasione della Settimana della Salute Mentale. "Grande preoccupazione anche per la mancata capacità di gestione della presa in carico delle persone sofferenti nella fase di transizione da adolescenza a età adulta".

11 OTT - “Chiediamo agli amministratori e alla società civile di riconsiderare le attuali politiche sanitarie, e di fornire un sostegno più deciso verso le attività indispensabili per affrontare i disturbi neuropsichici dell’infanzia e dell’adolescenza”: questo l’appello lanciato dalla Società Italiana di Neuropsichiatria dell’Infanzia e dell’Adolescenza (Sinpia) e dalla sua presidente Antonella Costantino, a margine del XXVII Congresso Annuale della SINPIA appena concluso e in occasione della Settimana della Salute Mentale.
 
“Se infatti gli investimenti nei servizi di psichiatria dell’adulto sono pochi e vanno certamente implementati, quelli nei servizi di NPIA sono pochissimi, e soprattutto molto disomogenei tra le diverse Regioni italiane. Ricordiamoci che queste attività contribuiscono in misura significativa alla riduzione a lungo termine della spesa sanitaria, in quanto necessarie a prevenire sia la cronicizzazione di gran parte dei disturbi neuropsichici dell’età evolutiva, sia l’evoluzione verso quadri psicopatologici gravi in età adulta. L’appello può essere sottoscritto da chiunque, il testo è sul nostro sito www.sinpia.eu”, ha spiegato.

 
Infanzia e adolescenza sono momenti cruciali per la salute mentale delle persone: basti pensare che attualmente oltre il 50% dei disturbi psichiatrici dell’adulto ha un esordio in età evolutiva. Inoltre, molte sono le patologie neuropsichiche che possono compromettere i delicati processi tipici di questa fase di vita e determinare disabilità: un trattamento precoce e tempestivo può cambiare la storia naturale della malattia o prevenire numerose sequele, evitando così un pesante decorso di cronicizzazione.

Nel 2015, otto minori su cento hanno avuto almeno un contatto con le strutture territoriali di NPIA, con un aumento annuo di richieste pari a circa 7-8%: un trend costante, che negli ultimi 5 anni ha portato ad un aumento dell’utenza del 40-45%. In particolare si è registrato un aumento massiccio dei disturbi psichiatrici in adolescenza (in costante aumento: + 21 % degli accessi in pronto soccorso, + 28% dei ricoveri in un anno) ed un generale importante aumento del disagio sociale. A fronte di questa situazione preoccupante, lo stanziamento di risorse da parte delle Regioni è trasversalmente insufficiente.

“Solo un utente su due che ne avrebbero necessità riesce a trovare risposte, spesso parziali, dai servizi di NPIA. Una situazione paradossale, in cui mentre le richieste aumentano le risorse diminuiscono, non c’è alcun documento che definisca degli standard organizzativi nei Servizi, e si è anzi attuata una generale riduzione del numero di operatori”, commenta Franco Nardocci, coordinatore della Sezione Scientifica di epidemiologia e organizzazione dei servizi della Sinpia.
 
“Una condizione aggravata dal fatto che al compimento del 18esimo anno utenti e famiglie si trovano soli. Per molti disturbi neuropsichici non sono previsti servizi per l’adulto (ad esempio nell’autismo, nella disabilità intellettiva, nella dislessia) e anche quando sono previsti, come nel caso dei servizi di psichiatria dell’adulto per gli adolescenti con disturbi psichici gravi, mancano procedure standardizzate e la transizione riesce ad avvenire solo per pochi utenti, con il rischio di un vero e proprio abbandono dell’ex-minore sofferente e della sua famiglia” continua Nardocci.
 

A fronte di un’aumentata sensibilità ai criteri di equo accesso alle cure, di governo di spesa e di risorse e dell’appropriatezza negli interventi sanitari, vige un’ormai storica assenza d’investimenti sui servizi per la salute mentale dell’infanzia e dell’adolescenza, un settore che insieme all’abuso di sostanze rappresenta il 13% del global burden of disease (cioè del peso assistenziale delle malattie dell’intera popolazione), percentuale che supera addirittura quella delle malattie cardiovascolari.

Le politiche di spending review che permeano tutti gli atti normativi e l’attuale riassetto istituzionale operato da molte regioni hanno inoltre aumentato le disuguaglianze intra- e inter-regionali, già segnalate ripetutamente dalla Sinpia, portando ad una preoccupante disomogeneità nell’offerta assistenziale.
Affrontare le malattie croniche e multiproblematiche dell’età evolutiva richiede un modello assistenziale integrato tra ospedale e territorio, nell’ambito di una rete specialistica dedicata, che eroghi interventi complessi ed in continua trasformazione alla luce dei rapidi cambiamenti nelle neuroscienze e della medicina basata sulle evidenze. Eppure, nell’attuale situazione la totalità delle strutture per l’infanzia combatte contro una saturazione delle risorse che riduce progressivamente spazi ed energie disponibili per ciascun minore e per la sua famiglia.

Anche per quanto riguarda il ricovero ospedaliero, solo 1 utente su 3 trova accoglienza in reparto dedicato di NPIA: a differenza di ciò che è avvenuto per altre discipline, per gli utenti con disturbi neuropsichici in età evolutiva si è determinato negli anni un significativo sottodimensionamento del numero di letti di ricovero ordinario, sia a livello nazionale che regionale.

“E’ passato erroneamente il concetto che si possa fare a meno dei posti di ricovero ospedaliero per le patologie neuropsichiche, o che si possano sempre utilizzare letti di specialità diverse dalla NPIA - afferma Giovanni Cioni, vicepresidente Sinpia -. Esistono invece moltissime situazioni neurologiche e psichiatriche nelle quali il ricovero ordinario, generalmente breve, è indispensabile per i fini diagnostici e/o terapeutici e richiede competenze specialistiche che possono essere gestite solo nell’ambito di reparti NPIA. In tali situazioni un ritardo nelle diagnosi e un’inappropriata presa in carico determinano un significativo peggioramento della condizione in atto e nella prognosi a medio e a lungo termine, con un maggiori rischi di cronicizzazione e di maggiori costi sociali ed economici sia nel breve che nel lungo periodo. E ciononostante, la recente normativa ha determinato un ulteriore dimezzamento dei posti letto” conclude Cioni.  

11 ottobre 2016
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