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Ddl professioni sanitarie. Sale la protesta per stop al Senato

"Sconcerto", "amarezza" e "indignazione" tra i rappresentanti delle professioni dal 2006 in attesa di una regolamentazione ordinistica. Ecco cosa hanno raccontato a Quotidiano Sanità Annalisa Silvestro (Ipasvi), Miriam Guana (Fnco), a cui si uniscono le dichiarazioni di Antonio Bortone (Conaps).

15 SET - Annalisa Silvestro, presidente della Federazione dei Collegi Ipasvi
“Siamo molto colpiti e sconcertati. Gli onorevoli e i senatori forse non sono a conoscenza del fatto che abbiamo già il Collegio provinciale aggregato in una federazione nazionale. Per quanto ci riguarda, si tratterebbe solo di una mera trasformazione di questi Collegi in Ordini, visto che, tra l’altro, la nostra legge ordinistica è esattamente uguale a quella dei medici”. Questo il commento di Annalisa Silvestro, presidente dei Collegi Ipasvi, alla notizia dello stop di ieri in Senato al Ddl sulle professioni sanitarie.
Il problema, secondo la Silvestro, è con ogni probabilità legato all’attuale dibattito sull’ordinistica, “anche se, il relazione agli infermieri, non è possibile di certo parlare di tentativi per non liberalizzare la professione visto non c’è alcuna preclusione all’inserimento nella professione, né nella formazione. I nostri giovani, inoltre – ha aggiunto - fanno tirocinio professionalizzante già durante il corso di laurea. Davvero non capiamo il motivo di questo blocco”.

A far aumentare il livello di irritazione è anche il sospetto che, se da una parte viene rimandato il percorso degli infermieri, dall’altro potrebbe esser mandato avanti senza troppi problemi quello relativo all’innovazione delle norme ordinistiche riguardanti medici, farmacisti e veterinari. “La cosa potrebbe infastidirci molto – ha ammonito Silvestro – poiché sarebbe il palesarsi di una vera discriminazione”.
La situazione attuale descritta dal presidente dei Collegi Ipasvi è quella di “quasi 400 mila infermieri iscritti agli albi, a cui mancano almeno 60 mila colleghi, che stanno lavorando tutti i giorni in condizioni sempre più difficili e che aspettano da 5 anni la trasformazione dei loro collegi in ordini. Non vedo i motivi per doverci negare anche questa piccola soddisfazione”.
Le stesse parole di contrarietà al provvedimento pronunciate ieri dal senatore Rutelli hanno palesato per Silvestro “una scarsa conoscenza delle situazioni ed una diffusa tendenza a generalizzare, visto che non si parla di categorie sulle quali poter fare valutazioni di tipo corporativo e che non andrebbero ad inficiare nulla sul mercato del lavoro”. Anche dal punto di vista economico, “non sarebbe di certo un ulteriore onere a carico dello Stato – ha concluso - i Collegi sono totalmente autofinanziati, non chiediamo allo Stato neanche un euro, e quindi non capiamo quanto sta accadendo, se non per una presa di posizione totalmente ideologica”.
 
Miriam Guana, presidente della Federazione nazionale dei Collegi ostetriche (Fnco)
“Sono amareggiata e senza parole. Non capisco quali siano i problemi legati a questo ulteriore ritardo. L’impressione è che non ci sia l’intenzione di far varare questa legge ordinistica”. Questa la reazione di Miriam Guana, presidente della Federazione nazionale dei collegi delle ostetriche.
Guana ha evidenziato l’importanza di “ridisegnare il riconoscimento e lo status di quelle professioni sanitarie che non sono più ausiliare e che, a pieno titolo, devono avere l’adeguata denominazione. Una denominazione – ha aggiunto - che non può ritenersi come qualcosa di superfluo, in quanto di fatto riconosce uno status ben definito”.
L’auspicio delle ostetriche era che, attraverso questa nuova normativa, “ci fosse consentito un governo più moderno degli ordini”.
Riguardo poi ai giudizi di contrarietà al Ddl espresse ieri dal senatore Francesco Rutelli, Guana si è detta "stupita" di quell'intervento, non capendo "questa contrarietà, nè cosa voglia intendere Rutelli proponendo, al posto dell’istituzione di nuovi ordini, una regolamentazione più 'leggera'”. La presidente Fnco ha tenuto a sottolineare, inoltre, come “lo Stato non ci sostiene economicamente, quindi non capisco questo genere di dichiarazioni”. “Gli ordini oggi – ha concluso Guana -  si autogovernano da un punto di vista economico, e non ci sono dunque nuovi oneri da poter addurre a giustificazione della contrarietà alla costituzione di nuovi”.
 
 
Antonio Bortone, presidente del Coordinamento nazionale delle professioni sanitarie (Conaps)
"Ancora uno stop al disegno di legge che dovrebbe 'ordinare' le molte professioni sanitarie Italiane, mettendole al passo con le quelle europee. Ancora una volta la politica perde l'opportunità di agire". Questo il primo commmento del presidente nazionale del Coordinamento nazionale delle professioni sanitarie (Conaps), Antonio Bortone.  "Dopo l'approvazione in commissione Salute del Senato,con voto bipartisan - ha spiegato Bortone -  ci si aspettava la strada in discesa. Invece la votazione prevista oggi in aula ha subito un blocco per l'analisi di un solo emendamento". Questo impedimento, secondo Bortone, fa apparire in maniera chiara "l'intento di strumentalizzazione da parte delle ben note lobby di altre categorie professionali". Anche secondo il presidente Conaps le dichiarazioni sul fatto che l'approvazione sarebbe stata in controtendenza con il programma di promozione delle liberalizzazioni "è chiaramente fuorviant". Collegare questo provvedimento all'argomento liberalizzazioni è per Bortone "del tutto fuorviante. Innanzitutto perché qui le liberalizzazioni non c'entrano nulla - ha precisato -. Il Ddl 1142 è un provvedimento di equità, che completa un percorso iniziato nel 2006 con l'approvazione della legge 43, tuttora non applicata in questo ambito. Inoltre - ha concluso - è chiaramente specificato che l'istituzione degli ordini nelle professioni sanitarie nulla ha a che vedere con quello più generale di liberalizzazione delle professioni, è a costo zero per lo Stato e serve esclusivamente a tutelare pazienti che, dopo la diagnosi di un medico iscritto al proprio ordine, si trovano nelle mani di professionisti che potrebbero non essere professionisti veri, con gravissimi rischi per la salute, costi sociali elevatissimi per se e per lo Stato stesso".
Giovanni Rodriquez

15 settembre 2011
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