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Farmacisti. La Fofi chiede il numero chiuso all’Università. “O tra 20 anni ci troveremo con 50.000 farmacisti disoccupati”

Sarebbero già 13.000 i farmacisti in cerca di lavoro oggi. Il tema affrontato dal presidente Mandelli nel corso del Consiglio nazionale della Federazione. Il numero chiuso, ha precisato Mandelli, “deve essere su base nazionale, perché non basta che ogni facoltà esibisca un numero programmato quando poi si assiste al proliferare degli stessi corsi”. Il fabbisogno di farmacisti in Italia è calcolato in 1.500 professionisti all’anno. Ma ogni anno sono circa 4.000 le nuove iscrizioni all’albo. LA RELAZIONE

17 OTT - “Affrontare il tema dei livelli occupazionali significa anche evitare che si formi un esercito di potenziali disoccupati che ingrossa le sue fila anno dopo anno. Occorre che anche per i corsi di laurea in farmacia e CTF si adotti una programmazione certa degli accessi in funzione delle effettive necessità, o meglio della capacità di assorbimento, del sistema salute nel suo complesso: rete delle farmacie, strutture del SSN, industria del farmaco”. A chiederlo è stato ieri il presidente della Fofi (Federazione degli Ordini dei Farmacisti Italiani), Andrea Mandelli, nella sua relazione presentata al Consiglio Nazionale Fofi riunito a Roma. Probabilmente l'ultimo Consiglio Nazionale, prima delle elezioni della Federazione in programma per la prossima primavera, e che è stata l'occasione, per Mandelli, di fare un bilancio dell'attività dell'ultimo trennio. Tra le questioni centrali, appunto, quello dell'eccessivo numero di laureati in Farmacia e Ctf ogni anno.

Dalle stime della Commissione europea che valutano il fabbisogno per il Servizio sanitario nazionale per il periodo 2015-2040 nelle professioni sanitarie, l’Italia ha un fabbisogno di circa 1.500 farmacisti l'anno. A fronte di questo dato, ha spiegato Mandelli, ogni anno 4.000 si iscrivono all'albo con l'aspirazione di esercitare a pieno titolo la professione di farmacista. Secondo queste stime, in un ventennio si arriverebbe a 50.0000 nuovi farmacisti disoccupati che si aggiungono ai quasi 13.000 farmacisti che già oggi sono in cerca di occupazione.


“E’ solo dopo la nostra denuncia di questa situazione – ha spiegato Mandelli - che quest’anno la Conferenza Stato-Regioni, d’intesa con il Ministero della Salute, ha fissato il fabbisogno in discesa: 448 farmacisti. Ed è sempre dopo la nostra denuncia che la stampa economica, in particolare quella che si occupa di professioni, ha cominciato a considerare l’infondatezza di certi articoli che, alla vigilia della scelta della facoltà da parte dei maturandi e delle loro famiglie, indicano la scelta di farmacia come un percorso sicuro”.

Per il presidente della Fofi è comunque evidente la necessità di introdurre il numero chiuso alla Facoltà di Farmacia e Ctf”. Un numero che deve essere chiuso, ha precisato, “su base nazionale, perché non basta che ciascuna facoltà esibisca un numero programmato quando poi si assiste al proliferare degli stessi corsi”.
 
La sintesi delle tematiche affrontate dal presidente Mandelli nella relazione presentata al Consiglio Nazionale Fofi

Finanziamento del Fondo sanitario nazionale
“Il finanziamento del Fondo sanitario aumenta nominalmente ma in realtà è ogni anno più lontano dal reale fabbisogno: la nota di aggiornamento al DEF varata dal Governo prevede 115 miliardi nel 2018, 116 nel 2019, e 118 nel 2020. Ma la sua incidenza rispetto al PIL si conferma in calo: passerà dal 6,6% del 2017 al 6,3% nel 2020. E rispetto all’Europa siamo sempre vicini al livello minimo dell’investimento in salute: in cinque anni la crescita è stata dello 0,7% annuo e oggi sia in termini assoluti che percentuali siamo al di sotto di Francia, Germania e persino Regno Unito che pure ha drasticamente ridotto il finanziamento in questi anni. Nel frattempo sono stati aggiornati i LEA, sono state previste nuove prestazioni e soprattutto si va ampliando il flusso dell’innovazione, farmacologica ma non solo. Sono state attuate alcune misure per far fronte alla situazione. Si tratta dell’istituzione del fondo per i farmaci innovativi e del fondo per gli innovativi oncologici, entrambi finanziati con 500 milioni, la ridefinizione dei tetti della farmaceutica, che non distinguono più tra spesa territoriale e spesa ospedaliera ma tra i medicinali rimborsati acquistati attraverso la distribuzione convenzionale e quelli acquistati direttamente dal Servizio sanitario. Di conseguenza, la spesa per i farmaci della distribuzione diretta e per conto esce dal capitolo dell’assistenza farmaceutica territoriale per essere accorpata a quella ospedaliera”.

Legge annuale per la concorrenza e il mercato
“Si è andati a incidere su un componente fondamentale del Servizio sanitario con uno strumento concepito e costruito dal dicastero dello Sviluppo economico, al di fuori di qualsiasi logica sanitaria. Le ipotesi che erano circolate prima della presentazione del testo avrebbero messo in caduta libera il sistema, ma il quadro che viene a disegnarsi con la Legge così come approvata il 4 agosto è comunque preoccupante e ribadiamo che di questa norma non apprezziamo nulla.
Nell’iter della legge c’è stata una costante e puntuale iniziativa parlamentare, mia e del vicepresidente Luigi d’Ambrosio Lettieri, con una serie di emendamenti che andavano nel senso di rimuovere le criticità, malauguratamente respinti. Abbiamo però ottenuto alcune modifiche significative alla normativa vigente. La prima è che per la sostituzione temporanea del direttore della farmacia può anche essere indicato un farmacista non socio purché in possesso dell’idoneità; poi vi è la previsione che per le nuove sedi attribuite dal concorso straordinario, assegnate a un’associazione di farmacisti, è necessario mantenere questa forma per tre anni anziché dieci; il titolare o il gestore della farmacia, che intenda prestare servizio in orari ed in periodi aggiuntivi rispetto a quelli obbligatori, può farlo dandone comunicazione all’Autorità sanitaria competente ma anche all’Ordine provinciale. Infine, sempre attraverso un nostro emendamento, è stata inserita una disposizione che modifica l’art. 92, comma 4, del DLgs 219/2006 prevedendo che i medicinali a uso ospedaliero possano essere forniti, dai produttori e dai grossisti, anche alle farmacie che potranno distribuirli, in via esclusiva, alle strutture autorizzate ad impiegarli. E’ stata anche definita la questione della sostituzione del foglietto illustrativo modificato: se è autorizzata la vendita al pubblico, il cittadino può scegliere la modalità per il ritiro del foglietto sostituito conforme a quello autorizzato in formato cartaceo o analogico o mediante l’utilizzo di metodi digitali alternativi”.

Galenica
“Ci siamo fatti promotori di un incontro con il Ministero della Salute sottoscritto dalle componenti professionali: Federfarma, Assofarm, Farmacie Unite, Utifar, Sifap e Asfi, nel quale si è ottenuto un Tavolo tecnico per la revisione complessiva della Tariffa. Il 24 settembre un Decreto ministeriale ha modificato radicalmente il metodo per la determinazione del prezzo delle preparazioni galeniche. Un passo importantissimo: senz’altro per l’adeguamento dal punto di vista economico – la Tariffa nazionale era ferma da quasi 25 anni- ma anche e soprattutto per due aspetti di principio. Il primo è che si passa a remunerare questa attività non in funzione di un margine commerciale ma sulla base dell’opera prestata dal farmacista nella preparazione, cioè in funzione delle sue competenze, del suo sapere e saper fare. Il secondo aspetto qualificante è che a questo risultato si è giunti attraverso la collaborazione di tutte le componenti professionali coinvolte.
Nello stesso decreto sulla Tariffa sono stati modificati i diritti addizionali di chiamata notturna”.

Parafarmacie
“Questo esercizio commerciale è nato per impulso dell’allora Ministro dello sviluppo economico, ancora una volta all’insegna del mercato e della concorrenza, non in seno a un’ipotesi di riforma del servizio farmaceutico, e costituisce un unicum in tutto l’Occidente industrializzato innanzitutto per la presenza del farmacista fuori della farmacia. Abbiamo sin dall’inizio fatto presente che la parafarmacia così concepita, come punto di distribuzione del farmaco senza obbligo di ricetta, aveva di fronte a sé un futuro precario, non fosse altro che per la sostanziale staticità del mercato di sop e otc italiano. Noi non abbiamo mai agito per boicottare le aspirazioni dei colleghi che hanno scelto questa strada che peraltro, lo voglio sottolineare, hanno visto ampliarsi nel tempo le loro possibilità: preparazioni galeniche non soggette a prescrizione, farmaci veterinari anche soggetti a prescrizione. Ciononostante la loro situazione, con rare eccezioni, è rimasta critica. Non certo perché noi abbiamo avuto un atteggiamento ostativo ma perché, come avevamo previsto e denunciato, questo modello era condannato all’insuccesso.
L’Ordine è la casa di tutti i farmacisti, e ascolteremo sempre le difficoltà dei colleghi, indipendentemente dalle loro scelte lavorative, ma non siamo noi a dover trovare una soluzione, tantomeno soluzioni che vadano a danno di una parte fondamentale del servizio sanitario per tutelare un modello di attività commerciale mal concepito già in partenza. Spetta alla politica trovare la soluzione a una situazione incresciosa che lei stessa ha creato”.

Formazione e lavoro
“E’ ormai evidente che la crisi economica generale e le criticità specifiche della Sanità si sono tradotte in una grave difficoltà per i colleghi che cercano di entrare nel mondo del lavoro, ma anche per coloro che già avevano trovato una collocazione. Una difficoltà cui si è affiancata anche la diffusione di forme di lavoro precario ma anche la questione dell’uso distorto dei tirocini. La Federazione degli Ordini ha sempre espresso la propria contrarietà e nell’ottobre 2016, aveva segnalato la questione al Presidente della Conferenza Stato-Regioni Stefano Bonaccini e all’Assessore Lavoro, Pari Opportunità, Personale della Regione Lazio, Lucia Valente, chiedendo con forza una presa di posizione che ponesse definitivamente fine alle situazioni di abuso segnalate da più parti e, nello specifico, da molti Ordini provinciali.
E visto che siamo in tema di contratti, ribadisco qui quanto pubblicamente affermato in più occasioni: in questa fase tanto delicata è di capitale importanza arrivare rapidamente al rinnovo del contratto dei collaboratori delle farmacie, perché in questa fase nulla è importante quanto la coesione della professione e, con il clima di collaborazione che si va rafforzando, è un obiettivo a portata di mano.
E’ evidente che non possiamo essere noi a creare dal nulla posti di lavoro, ma possiamo fare in modo che non venga sprecata nessuna occasione. E’ quanto abbiamo fatto con l’iniziativa di Farma Lavoro.
Affrontare il tema dei livelli occupazionali significa però anche evitare che si formi un esercito di potenziali disoccupati che ingrossa le sue fila anno dopo anno. Occorre che anche per i corsi di laurea in farmacia e CTF si adotti una programmazione certa degli accessi in funzione delle effettive necessità, o meglio della capacità di assorbimento, del sistema salute nel suo complesso: rete delle farmacie, strutture del SSN, industria del farmaco.
E’ dunque una necessità il numero chiuso su base nazionale, perché non basta che ciascuna facoltà esibisca un numero programmato quando poi si assiste al proliferare degli stessi corsi”.
 
Decreto vaccini

“Di fronte a un probabile ingolfamento delle strutture abbiamo proposto di avvalersi delle farmacie come punto di accesso al servizio laddove necessario, lasciando al medico l’esecuzione o la supervisione dell’esecuzione della vaccinazione. Avevamo scelto di prevedere la supervisione del medico perché nella situazione italiana non ci sono ora le condizioni per proporre l’intervento diretto del farmacista senza suscitare chiusure aprioristiche nel timore dell’usurpazione di competenze.
Questo non significa che la farmacia si limita a mettere a disposizione degli spazi, come si è sentito dire, significa che assolve alla sua missione di presidio sanitario affermato dalla Legge 69. Anche per quanto riguarda la possibilità di prenotare le immunizzazioni attraverso le farmacie, inizialmente prevista da un emendamento del vicepresidente Luigi d’Ambrosio Lettieri e comunque già implicita nella Legge 69, ci sono state polemiche speciose. Vorrei chiarire: la previsione che una prestazione venga erogata a invarianza di spesa non significa che debba essere a titolo gratuito: significa semplicemente che la sua remunerazione andrà ricavata all’interno del budget regionale già determinato. Evidentemente il concetto non è ancora chiaro a tutti.
Ma questo non è un capitolo chiuso. Vogliamo tornare a proporre il tema delle vaccinazioni”.

Il progetto MUR
“Costituisce la più importante esperienza a livello mondiale in tema di supporto all’aderenza terapeutica nell’asma condotta nella farmacia di comunità, ma anche la sola organizzata da una rappresentanza professionale. Se oggi il documento di indirizzo per il rinnovo della Convenzione delle farmacie parla esplicitamente di presa in carico del paziente, se nella Legge di Bilancio del 2016 è stato previsto, con l’approvazione di un emendamento mio e del Senatore d’Ambrosio Lettieri, un finanziamento dell’applicazione sperimentale dell’MUR lo si deve a questa linea d’azione. A questo proposito, vi comunico che abbiamo compiuto l’ultimo passo per rendere efficace il finanziamento di un milione di euro”.

Ecm
“In tema di ECM ricordo l’entrata in vigore del dossier formativo di gruppo, a disposizione di Ordini e relative Federazioni per aiutare gli iscritti a realizzare un percorso formativo coerente con il proprio profilo professionale. Chi completerà il percorso del dossier nell’arco del triennio attuale godrà di una riduzione di 30 crediti dell’obbligo formativo, di cui 10 assegnati nel triennio 2017-2019 mentre i restanti 20 saranno portati a detrazione dell’obbligo formativo del successivo triennio. E’ stata la Federazione a proporre questa innovazione, e stiamo realizzando il nostro dossier formativo di gruppo. Per favorire la più ampia adesione degli iscritti al dossier formativo, inoltre, il Comitato Centrale della Federazione ha deliberato di aumentare del 50% il contributo concesso agli Ordini per l’organizzazione di corsi allineati agli obiettivi formativi prescelti”.

Gruppo di lavoro per la revisione del Codice deontologico
“Ha concluso la prima stesura e a breve il Gruppo avrà una riunione per licenziare il testo sul quale si apriranno la fase emendativa e il dibattito al nostro interno. C’è stato un allungamento dei tempi dovuto principalmente all’iter della Legge sulla concorrenza e quindi l’approvazione avverrà con la prossima consigliatura. E’ chiaro che i principi fondanti della deontologia non vengono intaccati, ma è necessaria una loro declinazione che tenga conto dello scenario mutato”.

Il DdL Lorenzin
“Il testo così come è oggi presenta incongruenze e vere e proprie antinomie normative tali da generare gravi difficoltà di interpretazione e applicazione e, come abbiamo subito dichiarato pubblicamente, il rischio di una paralisi degli Ordini stessi. Abbiamo provveduto a segnalare immediatamente al Ministero questi aspetti critici e i possibili correttivi. Perché con le modifiche proposte il DdL non è più una riforma degli Ordini, ma un tentativo di impedirne qualsiasi ruolo di politica professionale”.
 

17 ottobre 2017
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