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Legge Lorenzin. Dalla Roi la prima classificazione delle competenze esclusive dell’osteopatia


Lo scorso 22 dicembre, il Senato ha definitivamente approvato il Ddl Lorenzin che identifica la professione sanitaria di osteopatia. La legge prevede che entro i prossimi sei mesi vengano definite le competenze, il percorso formativo e le equipollenze per l’esercizio della professione sanitaria di osteopatia. Il Roi, con il coordinamento della Società di pedagogia medica, ha elaborato una proposta di "core competence" dell’osteopatia.

29 GEN - Il Registro degli Osteopati d’Italia (Roi), ha realizzato, con la supervisione e in coordinamento con la Sipem(Società Italiana di Pedagogia Medica), la prima classificazione delle competenze esclusive e caratterizzanti l’osteopatia, riferite al contesto delle professioni sanitarie in Italia.
 
La Proposta Roi di "Core Competence” in Osteopatia si inserisce nel percorso di riconoscimento dell’osteopatia come professione sanitaria. L’art. 7 del Ddl Lorenzin, approvato definitivamente da Senato lo scorso 22 dicembre, prevede che nei prossimi sei mesi vengano definite le competenze, il percorso formativo e le equipollenze per l’esercizio della professione di osteopata.
 
“Con questo documento sulle competenze vogliamo essere propositivi, stimolare il dialogo con le Istituzioni nel percorso di riconoscimento dell’osteopatia come professione sanitaria ed essere un interlocutore serio ed affidabile per la definizione del ruolo dell’osteopata nel contesto delle professioni sanitarie in Italia”, ha commentato la Presidente del Roi Paola Sciomachen.
 

Da marzo a ottobre 2017 un gruppo di lavoro composto da otto osteopati con una comprovata esperienza nella pratica clinica, nella formazione e nella ricerca scientifica e da due esperti della Società di Pedagogia Medica (Sipem), ha individuato le funzioni e le attività che caratterizzano la professione di osteopata. La metodologia scelta per determinare le competenze dell’osteopata e inquadrarle nel sistema sanitario italiano è il modello di Gilbert, uno schema di progettazione top-down che individua prima le funzioni del professionista in risposta ai bisogni prioritari di salute e poi le declina in specifiche attività.
 
Prima della stesura del Core Competence dell’Osteopata il gruppo di lavoro ha analizzato i modelli di riferimento utilizzati nei Paesi in cui l’osteopatia è già regolamentata. La metodologia utilizzata, il modello di Gilbert, presentato nella Guida Pedagogica per il personale sanitario dell’Oms, è quella già utilizzata per la definizione delle core competence di infermieri, fisioterapisti, educatori professionali e dietisti italiani. La proposta è stata condivisa con la comunità di partica e gli esperti di formazione attraverso una web-based opinion survey.
 
Sulla base dei principi osteopatici, della letteratura scientifica, delle leggi italiane e dei bisogni di salute della popolazione sono state individuate sette funzioni: la Promozione della salute e Prevenzione, la Cura osteopatica, l’Educazione Terapeutica, la Ricerca, la Formazione, l’Autoformazione e, infine, la Gestione e qualità (delle attività professionali). Le sette funzioni sono state poi declinate nelle rispettive attività professionali, distinte in trasversali (comuni a tutti i professionisti della salute), interprofessionali (da sviluppare in team interdisciplinari con modalità differenti e integrate) e caratterizzanti (caratteristiche della professione di osteopata).
 
E’ la funzione Cura Osteopatica quella che raccoglie la maggior parte delle attività caratterizzanti. "L’osteopata deve essere in grado di eseguire una valutazione osteopatica, che parte dal ragionamento clinico, basato sui principi e i modelli osteopatici. La valutazione del paziente inizia con l’acquisizione di tutte le informazioni utili circa la sua storia clinica, i referti medici e di chi lo ha in carico, per decidere se c’è l’indicazione al trattamento osteopatico", spiega il Roi.
 
"Dati, documenti e informazioni inerenti lo stato di salute devono essere registrati nella Cartella Osteopatica. Dopo avere fatto questa prima attenta valutazione, l’osteopata deve arrivare a una diagnosi osteopatica basata sull’analisi posturale statica e dinamica, attraverso test attivi e passivi, utilizzando la palpazione percettiva, rilevando alterazioni funzionali legate al sovraccarico allostatico (ossia all’eccessiva o insufficiente attivazione dei meccanismi di adattamento e stabilizzazione dell’organismo agli stimoli esterni) o l’eventuale presenza di disfunzioni somatiche (ossia di alterazioni dei meccanismi che permettono il mantenimento dello stato di salute a seguito di “insulti” stressanti).
 
Dopodiché pianifica il trattamento e lo esegue con le tecniche manipolative selezionate. Infine l’osteopata registra i trattamenti eseguiti nella Cartella osteopatica e valuta gli esiti del trattamento, con test osteopatici e riscontri clinici, condividendo con il paziente la sua eventuale prosecuzione".
 
“L’osteopatia è una professione radicata e apprezzata in Italia. La nostra missione è sempre stata quella di garantire la qualità dei professionisti iscritti. E anche il lavoro sulle core competence osteopatiche va in questa direzione. Oggi è più che mai attuale definire le competenze dell’osteopata, perché siamo passati alla fase attuativa della legge per il riconoscimento della professione. Farlo ci ha permesso di evidenziare le attività distintive e caratterizzanti della professione di osteopata, e di inserire l’osteopatia nel contesto sanitario italiano, con l’individuazione di uno spazio proprio che non si sovrappone a quello delle altre professioni sanitarie, ma che risponde ai bisogni del malato fragile e delle sue esigenze di cura complesse, attraverso una gestione condivisa fra tutti i professionisti della salute. Un lavoro impegnativo, che ci auguriamo possa essere un valido supporto nel processo di regolamentazione della nostra professione in Italia”, ha commentato la Presidente del ROI Paola Sciomachen.  

29 gennaio 2018
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