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Cipomo: “Quasi 7 oncologi su 10 si sentono in conflitto di interessi con l’industria del farmaco”

E 8 su 10 dichiarano che la loro educazione oncologica è supportata dall’industria del farmaco. Questi i risultati della survey realizzata tra i propri associati dal Collegio Italiano dei Primari Oncologi Medici Ospedalieri e pubblicati sul British Medical Journal. Stilato un Position paper per “dirigere il mondo dell’oncologia verso i principi di trasparenza e correttezza”

02 LUG - È emergenza conflitto di interessi tra gli oncologi italiani. È percepito come un problema importante che può influenzare costi, educazione, qualità dell’assistenza e della scienza. Il 68% pensa che la maggioranza degli oncologi italiani abbia un conflitto di interessi (Coi) con l’industria e l’82% riferisce che la maggior parte della propria educazione oncologica sia supportata dall’industria. Il 62% dei medici, per esempio, ha dichiarato pagamenti diretti da parte dell’industria farmaceutica negli ultimi 3 anni. Il desiderio comune è quindi quello di un’implementazione di una policy più rigorosa, per far sì che il giudizio professionale abbia sempre come obiettivo primario il benessere dei pazienti e la validità della ricerca.
 
Sono questi i risultati risultati della ricerca “Gli oncologi Italiani e il conflitto di interesse” realizzata da Cipomo (Collegio Italiano dei Primari Oncologi Medici Ospedalieri) tra i propri associati sul delicato tema del conflitto d’interessi e pubblicati oggi sul British Medical Journal*.  Obiettivo della survey - condotta sotto forma anonima tra marzo e aprile 2017 e alla quale hanno partecipato 321 oncologi in tutta Italia, il 13% dei medici oncologi di ruolo - è stato quello di verificare l'opinione dell'oncologo medico italiano in relazione alle possibili implicazioni derivanti dal COI nell’ambito dell’educazione medica, dell'assistenza e della ricerca scientifica, approfondendo in particolare la relazione economica tra medici e industria farmaceutica.

 
Alla luce dei risultati emerge quindi un’urgenza reale. Per questi motivi Cipomo ha deciso di prendere posizione, stilando un Position paper per “dirigere il mondo dell’oncologia verso i principi di trasparenza e correttezza, facendo maturare nei clinici una più precisa consapevolezza circa la natura e le potenziali conseguenze del Coi”.
 
“Il documento – ha dichiarato il Presidente di Cipomo, Mario Clerico – non vuole essere una denuncia ma un invito alla consapevolezza: il confine tra ‘informazione scientifica’ sui farmaci rispetto alla ‘pubblicità’ è molto sottile. L’industria farmaceutica sponsorizza i congressi medici e contribuisce a gran parte della loro formazione. Per questo, i clinici devono porre particolare attenzione quando scelgono fra diverse possibilità di trattamento. La scelta deve essere basata sui valori e sulle evidenze, non sulle convenienze”.
 
Il Position Paper. Le raccomandazioni comprendono in primis la sfera del processo di ricerca, da tutelare dall’influenza degli interessi commerciali. Più in generale, il valore dell’interazione tra l’industria e i clinici deve essere, secondo Cipomo, basato sulla trasmissione di informazioni utili a migliorare la qualità delle cure e non all’induzione alla prescrizione.
 
Altro punto nell’agenza del Collegio è il tema della formazione. Secondo il position paper, non deve rappresentare uno strumento di marketing ma, anzi, deve avere l’obiettivo esplicito di migliorare la qualità delle scelte cliniche.
 
Il documento prosegue incentrandosi sul rapporto tra le società scientifiche e le influenze esterne dell’industria che spesso contribuisce a finanziare progetti, eventi e ricerche; in questo caso il rischio da evitare è che il sostegno economico si trasformi in una forma di promozione. Molta rilevanza viene data al concetto di trasparenza, atta a fornire al cittadino gli strumenti per valutare i servizi offerti.
 
Infine, il capitolo costo dei farmaci oncologici. Per Cipomo “sta aumentando vertiginosamente, molto più del valore dei risultati ottenibili. Parte di questi costi deriva dalla ricerca; tuttavia l’industria farmaceutica spende ancora di più per promuovere i propri prodotti”. Il nostro Ssn, rileva il Cipomo “garantisce i farmaci a tutti, ma chi prescrive (il medico) non paga e non consuma, chi paga, il Ssn, non sceglie e non consuma, chi consuma (il paziente) non sceglie e non paga”.
 
“La finalità ultima del lavoro in Sanità – conclude Cipomo – deve sempre essere rappresentata dal bene del cittadino. I clinici, i ricercatori, gli amministratori, l’industria e i cittadini stessi devono lavorare insieme per garantire il rapido accesso ai migliori percorsi di diagnosi e cura.
 
*Conflict of interest among Italian medical oncologists: a national survey
Andrea DeCensi, Gianmauro Numico, Enzo Ballatori, Fabrizio Artioli, Mario Clerico, Luisa Fioretto, Virginia Livellara, Benedetta Ruggeri, Maurizio Tomirotti, Claudio Verusio, Fausto Roila, on behalf of the Italian College of Chief Medical Oncologists (Cipomo)

02 luglio 2018
© Riproduzione riservata


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