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Sanità privata. Cgil Cisl e Uil: “Interrotta la trattativa. Aris e Aiop indisponibili”. La replica: “Per noi il contratto è una priortà. Pronti a fare fronte comune con i lavoratori per chiamare in causa le Regioni”

I sindacati dichiarano lo stato di agitazione e chiedono un incontro con Bonaccini. Ma Aiop e Aris replicano sottolineando che la chiusura del contratto è anche una loro priorità. Il problema sono le risorse e i tetti di spesa che inchiodano il settore e chiamano in causa le Regioni.

22 FEB - “A seguito della vostra indisponibilità a garantire le risorse economiche adeguate al rinnovo del Ccnl della sanità privata, scaduto ormai da oltre 12 anni, che ci avete rappresentato nell’incontro dello scorso 14 febbraio, comunichiamo l’interruzione del tavolo di trattativa e la proclamazione dello stato di agitazione”.
 
Hanno alzato le barricate Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Fpl e in una lettera inviata alle controparti Aiop (Associazione italiana ospedalità privata) e Aris (Associazione religiosa istituti socio-sanitari) hanno comunicato la loro decisione riservandosi, di conseguenza “ogni azione sindacale a tutti i livelli”, ma sottolineando anche di rimanere “disponibili alla riapertura del confronto qualora le condizioni subiscano una modifica nella direzione auspicata”.
 
Non solo. In una lettera, inviata al Presidente della Conferenza delle Regioni, Stefano Bonaccini, nella quale comunicano l’interruzione della trattativa, chiedono un incontro urgente, sostenendo che: “Non è più sostenibile una situazione che vede l’erogazione di prestazioni che rientrano nei Lea, fatta a discapito delle professioniste e dei professionisti che quotidianamente operano nelle strutture della sanità privata”.

 
Ma l’ospedalità privata non ci sta e passa la palla alle Regioni.
“La sottoscrizione del rinnovo contrattuale è per Aiop una priorità, perché riteniamo i professionisti, che lavorano nelle nostre strutture, una risorsa preziosa. Quotidianamente consentono agli italiani di avere una risposta alla loro domanda di salute e alle aziende l’orgoglio di potere garantire al sistema prestazioni e servizi efficaci, efficienti e con un’elevata attenzione all’umanizzazione delle cure. Personale che, non dimentichiamolo, lavora nella componente di diritto privato del Ssn. Siamo quindi impegnati, da tanti mesi, alla revisione della parte normativa del contratto e abbiamo solo bisogno di essere messi nelle condizioni di poter avere la garanzia che le Regioni ci riconoscano la possibilità di avere le risorse necessarie per il rinnovo”, ha sottolineato al nostro giornale Barbara Cittadini, Presidente nazionale Aiop.
 
“Abbiamo un tetto di spesa alle prestazioni sanitarie delle nostre strutture, imposto dal Decreto legge 95 del 2012, che, nella migliore delle ipotesi, cristallizza i nostri budget al 2012 meno il 2% e alcune Regioni hanno budget fermi dal 2007 – prosegue Cittadini – le tariffe sono datate e, costruite in base a meccanismi, che non tengono in considerazione le reali componenti di costo delle prestazioni. È indispensabile, quindi, manutenzionare. È una conditio sine qua non per creare presupposti che, in alcune realtà, non consentirebbero alle strutture di mantenere l’equilibrio economico, mettendo a rischio migliaia di posti di lavoro. Ci siamo anche confrontati con le Regioni per chiedere una disponibilità ad operare quella revisione che consentirebbe di poter avere le risorse economiche necessarie per chiudere le trattative. Non solo abbiamo chiesto ai sindacati di fare fronte comune proprio per rappresentare questa esigenza, ricevendo la loro indisponibilità. Non chiediamo soldi aggiuntivi per noi – ha concluso –  siamo in grado di, infatti, di certificare azienda per azienda quanto costa il rinnovo contrattuale e chiediamo solo il riconoscimento di queste cifre.  Nessuno può, quindi, parlare di nostra indisponibilità. Tuttalpiù di responsabilità per quelle realtà che si troverebbero in difficoltà”.
 
Sulla stessa linea Virginio Bebber Presidente Aris: “Comprendiamo bene le lamentele dei nostri dipendenti e vorremmo che si unissero a noi nel reclamare l'intervento delle Regioni per coprire i rinnovi contrattuali così come fanno per il comparto pubblico – ha detto – Ci spetta perché siamo servizio pubblico a tutti gli effetti. Non è cattiva volontà: sono oltre dieci anni che non aggiornano le nostre spettanze eppure abbiamo continuato ad assicurare il servizio e il posto di lavoro al nostro personale. Ora non ce la facciamo più: molte strutture hanno dovuto chiudere. Altre rischiano di dover chiudere e mettere sulla strada tante famiglie. Protestiamo insieme per continuare a sopravvivere”.

22 febbraio 2019
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