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15 SETTEMBRE 2019
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Codice infermieri. Per Fp Cgil ci sarebbe voluto “più coraggio”

Seocndo il sindacato il nuovo Codice deontologico approvato il 13 aprile scorso dalla Fnopi non risponde appieno alle nuove sfide della professione infermieristica. "Ci saremmo aspettati più coraggio nell'affrontare queste tematiche, anche attraverso un codice, quello deontologico appunto, che superasse l'aspetto puramente 'etico' della professione per sostenere una figura in continua evoluzione che di fatto deve affrontare quotidianamente temi particolarmente delicati".

30 APR - "Serviva più coraggio ma accogliamo positivamente la volontà messa in atto dalla Federazione nazionale degli ordini delle professioni infermieristiche di rivedere il Codice deontologico rimasto invariato negli ultimi 10 anni. I tempi si sono rivelati maturi per cominciare a rivedere il ruolo della professione infermieristica nell'attuale contesto sociosanitario, sia nel pubblico che nel privato". Ad affermarlo è la Fp Cgil Nazionale in merito al nuovo codice deontologico della Fnopi.
 
Per la Fp Cgil, "il continuo evolversi dei percorsi formativi, i sempre più ampi spazi di autonomia che, con fatica, la professione sta cercando di guadagnarsi, i continui cambiamenti legati alle tipologie di pazienti, sempre più cronici e che richiedono un approccio multidisciplinare più complesso in un contesto di grandi cambiamenti tecnologici, richiedono ormai una figura in grado di superare i vincoli che erano imposti dal precedente codice deontologico, risalente al 2009".
 

Ed è per questi motivi, osserva il sindacato, "che ci saremmo aspettati più coraggio nell'affrontare queste tematiche, anche attraverso un codice, quello deontologico appunto, che superasse l'aspetto puramente 'etico' della professione per sostenere una figura in continua evoluzione che di fatto deve affrontare quotidianamente temi particolarmente delicati".
 
Inoltre, continua la Fp Cgil, "se è pur vero che in alcuni passaggi si riconosce appunto questa nuova autonomia, ad esempio anche attraverso la partecipazione al governo clinico, dall'altra permangono alcuni retaggi storici legati alla cura della persona e al decoro che si presuppone ormai superati, come lo sono alcuni passaggi legati alla privacy e all'utilizzo dei social media che, di fatto, fanno riferimento a normative nazionali e internazionali ormai consolidate e che dovrebbero essere parte integrante a prescindere dell'agire del professionista. Altri passaggi, invece, legati alla contenzione e alla gestione dei minori, di fatto hanno ricadute normative particolarmente puntuali e che, a nostro giudizio, non possono essere liquidate in poche righe con il rischio di errate interpretazioni da parte dell'infermiere".
 
In questo contesto, aggiunge ancora, "anche l'unico passaggio, l'ex articolo 49, che in qualche modo poteva tutelare la figura in caso di eventuale demansionamento, facendo riferimento infatti a situazioni puramente eccezionali e non rutinarie, è stato completamente rimosso quando invece lo stesso era stato utilizzato in numerose sentenze vinte proprio contro il demansionamento". In generale, conclude la Funzione Pubblica Cgil, "riteniamo che questo sia il primo passo per riconoscere alla figura dell'infermiere, e speriamo a breve anche a tutte le altre professioni sanitarie, quelle attività che oggi già svolgono in totale autonomia ma che sono di fatto al limite della legge vigente a causa di una normativa nazionale non aggiornata alla realtà che i professionisti infermieri vivono quotidianamente".

30 aprile 2019
© Riproduzione riservata


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