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Osteopatia. Perché è giusto riferirsi alle “norme” CEN

di Federico C. Franscini

15 AGO - Gentile Direttore,
inoltro la seguente riflessione in riferimento al dibattito in tema di regolamentazione dell'Osteopatia. Trovo alquanto opportuno il riferimento alla norma europea CEN a definizione della professione di osteopata, non tanto perché tale documento possa sostituirsi a una legge dello Stato, ma per il suo valore internazionale derivato dalla condivisione unanime dei principi che identificano l'osteopatia come professione sanitaria distinta e autonoma.
 
Ritengo che il suo reale valore sia ben chiaro a quei Commissari italiani che hanno contribuito alla sua stesura e che, a differenza di alcuni predecessori, non hanno mai voluto considerare l'osteopatia tra le professione autoregolamentate (/ex lege/ 4 del 2013) durante il loro impegno presso l'Ente Nazionale di Normazione (UNI-Milano).
 
Lavorando di concerto con il Ministero della Salute, i rappresentanti dell'osteopatia italiana hanno contribuito a tracciare con tutti i colleghi europei e numerosi extra-europei un ineludibile riferimento a salvaguardia unanime dei principi di esercizio e delle regole pedagogiche per questa professione.
 
Questo mi pare l'aspetto più rilevante che nessuna polemica o disquisizione semantica possa offuscare. Inoltre, la loro consapevolezza al riguardo è attestata dall'ulteriore documento, da essi proposto e recepito in sede europea, in riferimento alle attuali leggi italiane che riferiscono l'esercizio dell'osteopatia all'esclusivo ambito sanitario (/"A deviation"/).
 
Pur non essendo cogente, la norma CEN va nella direzione intrapresa da numerosi Stati e smentisce i timori che una legge nazionale a regolamentazione sanitaria dell'osteopatia possa snaturare questa professione. Questa, al contrario, afferma che solo un insieme di regole condivise possa mettere al riparo l'attività di osteopata e i cittadini tutti da rischi e contraffazioni.
 
La stessa norma, coerente con i rapporti OMS, definisce l'osteopatia come attività riservata agli osteopati con peculiarità di formazione, molti dei quali già lavorano in Italia, pagando le tasse e versando l'IVA. Né pare di intravvedere nel suo testo alcuna concessione verso attuali professionisti sanitari che esercitino l'osteopatia in quanto tali, ma senza adeguate competenze o chiara tracciabilità nello specifico esercizio di questa attività.
 
Penso che il riferimento alle fonti sia quanto mai essenziale per fare chiarezza, distanziarsi dalle speculazioni politiche e ribadire l'urgenza di una riforma nazionale in grado di assicurare il giusto ruolo sociale e sanitario ai professionisti italiani formatisi con rigore tracciabile e conformità europea.
 
Federico C. Franscini
Osteopata D.O. Associazione Professionale degli Osteopati

15 agosto 2015
© Riproduzione riservata

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