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L'osteopatia deve essere una professione autonoma

25 MAR - Gentile Direttore,
ho notato che l’articolo di Paolo Zavarella, Medico e Osteopata D.O. del 16 Marzo sulle motivazioni per cui vorrebbe l’Osteopatia riconosciuta come Professione Autonoma e T&CAM, ha suscitato diverse reazioni. Ringrazio i colleghi Daniele Sacca, Giulio Barbero e gli altri che hanno contribuito, anche se la “confusione” citata un po’ da tutti sembra aumentare invece che ridursi…
 
Io sono un Fisioterapista, Osteopata D.O. Vorrei chiedere innanzitutto ai Fisioterapisti che si sono espressi in modo contrario, in particolare a quelli del ROFI: perché non avete tentato o non tentate di appropriarvi anche della Podologia? E della Terapia Occupazionale? O della Logopedia? O dell’Ortottica? A cosa servono 8 Professioni Sanitarie dell’Area della Riabilitazione, quando c’è la Fisioterapia che fa tutto e risolve tutto? Non percepite davvero l’antistoricità e l’ilarità che suscita in chi osserva da fuori la pretesa di volersi appropriare di una Professione che non è la propria, non segue lo stesso razionale, ha obiettivi, storia, modelli di riferimento e metodi diversi? Cosa c’è che non vi piace della vostra Professione, che vi spinge a cercare di arricchirla con sotterfugi e sconfinamenti?

 
Se bastasse il fatto di “appoggiare le mani sul corpo”, allora via anche le “Professioni” di Estetista, Massaggiatore, Operatore Shiatzu, Operatore Reiki… le Mamme e i Papà che coccolano i propri figli! I fidanzati e le fidanzate che carezzano i propri amanti! Tutti Abusivi!
 
L'Osteopatia, per definizione dell'Organizzazione Mondiale della Sanità, rientra tra le T&CM Traditional and Complementary Medicine e Promozione della Salute (WHO Strategy 2014-2023 Ginevra). Nel corso degli ultimi 20-25 anni l’Osteopatia, grazie ad Istituti, Scuole di Formazione, Associazioni (autoregolamentate, certamente, in carenza di norma di legge cui riferirsi, se non gli Standard Europei e OMS… come lo sono stati i Corsi di Terapista della Riabilitazione prima della Regolamentazione), si è diffusa anche nel tessuto sociale italiano al punto da essere l’approccio “terapeutico e socio-sanitario” preferito da molti cittadini (Eurispes, 2012): il 14,5% dei cittadini italiani scelgono le medicine “non convenzionali” come metodo di cura personale e familiare e di questi il 21,5% fa uso regolarmente dell’Osteopatia. Parliamo di circa 2 milioni di persone.
 
In alcuni stati europei l’Osteopatia è stata riconosciuta come Professione Autonoma nel campo della Salute, ma chiaramente separata da quella del Medico e del Fisioterapista e delle altre Professioni Sanitarie, con formazione specifica effettuata da Scuole e Istituti privati riconosciuti.
- Belgio: dal 1994 riconoscimento dell’Unione Professionale Belga di Osteopatia;
- Francia: dal 2002, non c’è sovrapposizione con le figure Sanitarie e la formazione è portata avanti da Scuole accreditate con i Ministeri competenti;
- Germania: dal 1939 l’Osteopata rientra tra gli “Heilpraktiker” (“Colui che pratica la Salute”), Gesetz uber die berufsmassige Ausulbung der Heilkunde ohne Bestallug;
- Inghilterra: dal 1993 l’Osteopath’ Act regola l’Osteopatia attraverso il General Osteopathic Council (GOsC). L’Osteopatia non è inserita in nessuna Area pre-esistente delle Professioni Sanitarie, ma occupa un posto a se in pressoché totale autonomia;
- Svizzera: alcuni cantoni riconoscono l’Osteopatia come “Scienza della Salute”, e le spese relative sono coperte dalle compagnie assicurative come per le Professioni Sanitarie, ma la formazione è autonoma e affidata a Scuole referenziate.
- Portogallo: dal 2015 gli standard dell’Osteopatia sono supervisionati dall'ACSS - Central Administration of Health System. Formazione 4 anni (240 ECTS, di cui 130 in materia osteopatica) con 1000 ore di pratica clinica e riconoscimento delle Scuole qualificate.
 
L’Osteopatia arriva in Italia verso la fine degli anni ’60. Da allora gli Osteopati e le Scuole hanno perfezionato la loro competenza didattica, formativa e professionale organizzandosi in diverse Associazioni e una Confederazione: ROI “Registro degli Osteopati d’Italia”, UOI “Unione Osteopati Italiani”, FESIOS “Federazione Sindacale Italiana Osteopati”, FNOI “Federazione Nazionale Osteopati Italia”, CPO “Comitato Promotore dell’Osteopatia”, CRO “Comitato per il Riconoscimento dell’Osteopatia”, PROS “Professionisti Osteopati”, APO “Associazione Professionale degli Osteopati”, CONFOSTEOPATIA “Confederazione degli Istituti di Formazione degli Osteopati”… e altri. Le Associazioni, collaborando insieme per favorire il necessario e giusto processo di Riconoscimento e Regolamentazione dell’Osteopatia, monitorano e verificano, mediante supervisione di enti terzi certificati, che la qualità della formazione e della professione sia adeguata alle linee guida espresse nei Benchmark OMS. La situazione internazionale giustifica e rende necessario anche in Italia il riconoscimento della Professione e della Formazione dell’Osteopata (senza sovrapposizioni con le Aree delle Professioni Sanitarie) a garanzia della cittadinanza, nell’ambito di una nuova Area SSN che riconosca le Professioni T&CAM di Promozione della Salute, nell’interesse sanitario e della popolazione.
 
Le basi razionali dell'Osteopatia si fondano sulla consapevolezza che l'essere umano (e ogni tessuto biologico vitale) è un sistema di strutture e funzioni dinamiche che s’influenzano reciprocamente in relazione allo stato di salute fisico e psichico, secondo il principio di auto-regolazione omeostatica e allostatica. L’Osteopata ha la consapevolezza che esiste un'interrelazione tra struttura e funzione sui vari livelli macroscopici (muscolo-scheletrico o articolare) e microscopici (istologico, cellulare e fluidico). Una struttura alterata può alterare la funzione e viceversa. Il razionale di “valutazione e normalizzazione” dell'Osteopatia si basa pertanto sulle scienze biologiche e non su esoterismo ineffabile: è “Razionale”, è “Manuale” ed è “Efficace”, come lo dimostrano le numerose pubblicazioni e i Congressi Scientifici che, regolarmente, dal 1984 in Inghilterra e dal 2008 anche in Italia, raccolgono Medici, Osteopati, Ricercatori, Counsellor e Professionisti Sanitari (17-18 Settembre 2016 è attesa la V Edizione del Congresso “Osteopathy Be CAM www.becam1.it).
 
Principi fondativi dell’Osteopatia
1) Interrelazione continua e dinamica tra Struttura e Funzione
2) Il Movimento (mobilità estrinseca e motilità intrinseca) come testimone della corretta interrelazione Struttura Funzione
3) Potenziale intrinseco di autoregolazione, omeostasi e allostasi
4) Salute come epifenomeno dinamico della relazione Corpo, Mente e Spirito
5) Importanza strategica dell’apporto Vasculo-Nervoso e Linfatico
6) Importanza strategica della regolare persistenza dei Ritmi Biologici Involontari
7) Importanza strategica e ubiquità del Tessuto Neuro-MioFasciale e Connettivale anaelastico organizzato e distribuito secondo Tensioni Reciproche e Tensegrità
8) Importanza strategica e ubiquità del Tessuto Liquido Interstiziale anaelastico organizzato e distribuito secondo Pressioni Reciproche
9) La Disfunzione Somatica, reperita esclusivamente mediante la Palpazione Percettiva propria dell’Osteopata, rappresenta l’area in cui è perduta la fisiologica capacità di autoregolazione
10) La “Diagnosi” ed il “Trattamento” Osteopatico tendono alla valutazione qualitativa dei tessuti e delle relazioni Struttura/Funzione locali, segmentali e globali ed al ripristino della motilità intrinseca e mobilità estrinseca mediante il rilievo palpatorio e la correzione manuale della “Disfunzione Somatica”

L’Osteopatia non è ascrivibile, pertanto, alle Professioni Medico-Sanitarie, in quanto queste si orientano alla Diagnosi di Patologia (Area Medica) e ai Protocolli di Cura e/o Prevenzione e/o Riabilitazione della Patologia (Area delle Professioni Sanitarie), mentre l’Osteopatia utilizzando la Palpazione Percettiva, rileva e tratta variazioni della trama e della motilità tessutale, in relazioni alle funzioni correlate e ai ritmi biologici involontari, secondo il modello di Promozione della Salute (Carta di Ottawa, OMS 1986), mediante l’applicazione di metodi, approcci e tecniche specifiche nonché mediante consigli e suggerimenti sulla qualità della vita in grado di favorire il potenziale di autoregolazione, senza mai suggerire interruzioni o alterazioni delle prescrizioni mediche o riabilitative. Le diverse Associazioni degli Osteopati e la Confederazione delle Scuole sono le prime a stigmatizzare e denunciare sovrapposizioni o invasioni tra le competenze Sanitarie e quelle Osteopatiche, per la sicurezza delle persone e per la deontologia “professionale”: se mai accadesse che un Osteopata suggerisca ad una Persona di interrompere un trattamento prescritto dal Medico, questi non è un Osteopata ma un irresponsabile che non risponde al Codice Deontologico degli Osteopati circa la nostra “Complementarietà”. Sarà la Persona trattata a scegliere e valutare con il proprio Medico, Fisioterapista o altri Professionisti Sanitari come e se modificare le cure in essere.
 
L’Osteopatia nasce, opera e aspira a essere Riconosciuta come una Professione Autonoma e Complementare di Promozione della Salute nell’ambito delle T&CAM. Ogni altra idea e ogni altro progetto… è certo rispettabile, ma semplicemente non riguarda l’Osteopatia.

La Medicina Manuale nasce con Robert Maigne (che, ovviamente, proveniva da una formazione da Osteopata) degli anni ‘50 del ‘900 e si sviluppa secondo i suoi eccellenti percorsi ed è esclusiva dei Laureati in Medicina e Chirurgia.

La Fisioterapia si organizza in modo moderno probabilmente in Svezia nel 1887 con Tissot e Ling, definita “Ginnastica dei Malati”, prosegue il suo percorso di riconoscimento in tutto il mondo, evolvendo in quell’eccellente Professione che oggi conosciamo e tutti rispettiamo e difendiamo, ottenendo il Profilo Professionale con il decreto n.741 del 14 settembre 1994 (probabilmente è una di quelle Professioni che meriterebbe assurgere a Laurea Magistrale).
 
Questo chiede oggi l’Osteopatia: essere riconosciuta e regolamentata per quello che è, per quello che fa, senza inventare frottole e senza aggiungere o togliere nulla.
 
L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha rilevato: "Benché le tecniche manuali siano impiegate da varie professioni di terapia manuale, l’unicità delle modalità di integrazione delle tecniche manipolative osteopatiche rispetto alla gestione della persona/paziente, così come la durata, la frequenza e la scelta delle tecniche, rappresenta il carattere distintivo dell’Osteopatia. Il trattamento manipolativo osteopatico utilizza molti tipi di tecniche manipolative, ivi comprese a titolo esemplificativo ma non esaustivo, manipolazioni HVLA e tecniche a impulso, tecniche fasciali, tecniche craniali e tecniche viscerali" (Benchmark OMS 2010).
 
La Formazione dell’Osteopata, nei paesi Europei dove è stata riconosciuta e regolamentata, si svolge in 4/5 anni, seguendo gli orientamenti dei principali standard internazionali (OMS, OIA, CEN, FORE), caratterizzandosi l’Osteopatia per i propri principi di globalità che la rendono difficilmente segmentabile. L’Osteopata sviluppa la propria capacità di rilevare la Disfunzione Somatica, mediante la Palpazione Percettiva e si preoccupa del modo in cui la fisiologia dei Sistemi s’integra e interagisce con la fisiologia dell’intero organismo (Van Buskirk RL. 1990, Fryer G. 1999, Allen TW 1993, Di Giovanna E Schiowitz S 2004, Ward RC 2003, Kimberly PE 2000). L’Approccio e il Trattamento Osteopatico “Manuale” è una componente peculiare dell’Osteopatia. Esso richiede competenze sia cognitive che sensomotorie, conoscenze, tempo e pratica necessaria per lo sviluppo di tali abilità manuali: le nostre Scuole Qualificate certificano 1000 ore di Tirocinio nel quinquennio di formazione di Tipo I. Gli Studi di Reliability testimoniano che è necessario del tempo per formare le proprie capacità percettive di “ascolto tessutale” e “rilievo palpatorio” (Lucas N, Bogduk N 2011 - Deghenardt 2005 - 2010).
 
Gli aspetti della sicurezza sono fondamentali, nella formazione e nella professione degli Osteopati, e la semeiotica e le procedure manuali di diagnostica differenziale insegnate e utilizzate sulle persone, hanno lo scopo di mettere in sicurezza e valutare l’eleggibilità della persona al trattamento osteopatico: mai lo scopo è quello di effettuare diagnosi o tecniche riabilitative.
 
Ecco una testimonianza di un altro importante Medico italiano, il Dott. Prof. Antonio Guidi, Medico Chirurgo spec. in Neurologia e Neuropsichiatria Infantile, Ex Ministro per la Famiglia e Solidarietà Sociale ed ex Sottosegretario Ministero della Salute: L’Osteopatia, gestita chiaramente da operatori consapevoli e profondamente formati, prima ancora di essere una tecnica volta a ridurre il disagio delle persone e a perseguire il benessere, è un approccio scientifico – filosofico che ha come punti cardinali il totale rispetto delle dignità e della libertà del paziente, la multidisciplinarità e la lealtà verso gli altri professionisti. Credo fermamente che mai come oggi, dove la Scienza Medica pur vivendo tanti successi ed esaltanti prospettive che dobbiamo essere orgogliosi di testimoniare, essa sia troppo parcellizzata e purtroppo di frequente mercificata. E’ proprio ora che l’Osteopatia può essere utile fermento per contribuire a valorizzare la Medicina e a ridurne i suoi vizi. Sono lieto quindi di dare il mio contributo ad affermare le buone prassi e l’esempio che l’Osteopatia rappresenta.”
 
Auspichiamo che i valori etici, culturali e filosofici di cui l’Osteopatia è ultracentenaria portatrice, potranno avere un effetto virale nel rilanciare la percezione che la popolazione ha della propria salute, del benessere, delle responsabilità personali sul proprio corpo e della Sanità in genere, presto anche in Italia.

Giusva Gregori
Fisioterapista Osteopata D.O.
 
Fonti:
- Il Manifesto della Professione e della Formazione dell’Osteopata
- Benchmark per la formazione osteopatica; ISBN 978 92 4 159966 5; Class. NLM: WB 940; OMS 2010
- Canciani L., Struzzo P.L., 2011. La Promozione della Salute, capitolo in Gasbarrini_Cricelli: Trattato di Medicina Interna. Verducci Editore, Roma
- Chila, AG (2010), Foundations of osteopathic medicine
- Degenhardt B.F., Johnson J.C., Snider K. T., DO, Snider E. J., “Maintenance and Improvement of Interobserver Reliability of Osteopathic Palpatory Tests Over a 4-Month Period”, JAOA 2010.
- Di Giovanna E, Schiowitz S 2004, An osteopathic approach to diagnosis and treatment. Lippincott, Philadelphia
- Ward RC 2003, Fondamenti di Medicina Osteopatica, Casa Editrice Ambrosiana, Pavia, Italia


25 marzo 2016
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