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Martedì 27 SETTEMBRE 2016
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L’ultima lettera da un infermiere rassegnato

26 MAR - Gentile Direttore,
ho la fortuna di avere un giardino da curare, dove negli anni ho piantato alcune rose che quest’anno, con il tempo libero che ho potrò curare con maggior attenzione e finalmente godere degli stupendi fiori che produrranno. Purtroppo a causa del lavoro precedente questa cura non poteva essere continua, avendo solo la domenica a disposizione per poterla esercitare. Poi fortunatamente la perdita del lavoro, mi ha permesso di poter programmare gli interventi ed in questo inizio comincio ad osservare il deciso miglioramento della situazione.
 
Come vede è spesso solo una questione organizzativa ed anche io, giardiniere a tempo perso (o vinto a seconda dei punti di vista) posso vantare una crescita della mia produzione di rose. Un successo insperato a cui devo ogni gratitudine alla assoluta mancanza di attenzione da parte dell’IPASVI, che con il suo continuo “non curarsi” degli infermieri che non lavorano nel settore pubblico, garantisce questi risultati.
Come vede, a differenza di molti che si lagnano per il demansionamento, esiste ancora qualche Infermiere che invece ringrazia.
 

In fondo il demansionamento è solo una delle tante distrazioni di massa, a proposito ottima quella della trasmissione Tagadà, se fossi un complottista direi che è stata un’ottima scelta di comunicazione mediatica per distogliere lo sguardo rispetto a temi fondamentali.
Io non sono demansionato, magari, io sono semplicemente indignato.
 
Sono indignato per le condizioni di lavoro in cui siamo quotidianamente messi ad operare, nella totale disinformazione e peggio ancora, con la complicità di una parte della nostra professione che preferisce guardare da un’altra parte.
Certo, avrei potuto dare il mio contributo rimanendo all’interno dell’IPASVI, ma ho preferito dimettermi dal momento che ritengo che bisogna credere nell’istituzione in cui operi, se no per onestà intellettuale devi lasciare spazio.
 
Io, da sempre, sono stato fortemente critico nella capacità della FNC di saper leggere la situazione reale in cui operano gli Infermieri, mi duole constatare che le lettere del Dr Lebiu confermano quanto io pensassi.
Ma il problema non è la presenza dei “Lebiu” nella nostra professione, il problema sono quelli che come il sottoscritto si arrendono perché si rendono conto che è inutile urlare se nessuno ha intenzione di ascoltarti.
 
Eppure di motivi per ascoltare “quelli come me” ve ne sarebbero a sufficienza, per sentirsi raccontare come sia umiliante “contare zero” perché la tua professione non ha prodotto alcuna norma di salvaguardia quando perdi la posizione contrattuale. Ma la cosa più ridicola che tutte le norme che dovrebbero regolamentare la tua professione hanno una valenza che protegge i colleghi del settore pubblico mentre lascia agli altri terreni paludosi per non dire impraticabili.
Per questi motivi mi sarei stancato di portare avanti la mia battaglia per un pensiero riformatore, perché è una battaglia persa e domani, quando avremo perso il treno della riforma e saremo tornati indietro convinti di essere andati avanti, io non sarò lì a rivendicare “l’avevo detto”, questa è una promessa che mi sento di poter fare.
 
Questa è l’ultima lettera che inverò alla sua attenzione, perché mi sono consumato le dita inutilmente nel tentativo di scavare almeno il dubbio sulla logica di talune battaglie della FNC, a partire dal famigerato comma 566, che solo IPASVI continua a nominare mentre è uscito dai radar di tutte le altre professioni.
 
Mi sono consumato le dita nel tentativo di portare tutti noi ad un dibattito politico sulla “questione infermieristica” ma mi sono dovuto arrendere di fronte al “fenomeno Panella” che è riuscita a coalizzare gli infermieri di fronte al nulla, in fondo tutti noi abbiamo la nostra criptonite: la Panella è stata la mia.
 
Per 1000 euro scarsi al mese non posso più permettermi di seguire le evoluzioni strampalate di una dirigenza infermieristica che non ha perso il contatto con la realtà,  che nemmeno si accorge delle condizioni in cui versiamo dal punto di vista contrattuale e che ha smesso di occuparsi di chi un contratto lo sta ancora sognando.
Credo che le mie rose meritino più attenzione di un qualsiasi presidente IPASVI di questo paese.
 
La sfiducia è totale e non mi stupirei se essa è in buona compagnia, ma la parte silenziosa degli Infermieri quella che non ha tempo per urlare tutto il suo disappunto, sono convinto che approverà la mia uscita e sono sicuro che nel silenzio ci incontreremo in tanti.
 
Ai miei dirigenti chiedo di non affannarsi a cercare di comprendere quanto ci potremmo dire, stiano sicuri perché sino a quando la nostra voglia di partecipare sarà a questo livello, le loro poltrone saranno al sicuro.
Ringrazio lei ed il suo giornale per aver dato voce a quelli come me, quelli che a volte pensano che i sogni si possono realizzare.
Un caro saluto.
 
Piero Caramello
Infermiere
 
 
Gentile dottor Caramello,
non ci conosciamo di persona ma certamente ho avuto modo di apprezzare il suo pensiero nelle diverse testimonianze inviatemi in questi anni. Mi spiace che abbia deciso di buttare la penna e di dedicarsi solo alla pur onorabilissima coltivazione di rose. Sappia che, se ci ripenserà, questa rubrica la rileggerà sempre con piacere.
 
C.F.

26 marzo 2016
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