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Il Lazio e i precari. Non riapriamo graduatorie vecchie più di 10 anni

05 MAG - Gentile direttore
al Policlinico Umberto I di Roma, così come in tutte le altre asl regionali, ci sono centinaia di lavoratori atipici (co.co.co./pro medici e non medici) i quali, nonostante non abbiano alcun diritto o tutela lavorativa (non hanno né ferie né malattia, non hanno la maternità, non vengono loro versati i contributi previdenziali, non gli vengono riconosciuti gli anni di anzianità ed hanno stipendi molto al disotto di quelli dei colleghi a tempo indeterminato), contribuiscono a mantenere i LEA nelle varie istituzioni presso le quali esercitano la loro professione.
 
Molti di questi non sono in nessuna graduatoria concorsuale, non per proprio demerito, ma perché nella nostra regione siamo in regime di blocco del turnover ormai da molti anni e per tale motivo non vengono fatti concorsi. 
 
Per tali ragioni non trovo giustizia in un criterio di assunzione così discriminatorio che prevede la mobilità o addirittura la riapertura di graduatorie vecchie di dieci o più anni, graduatorie nelle quali spesso ci sono colleghi che ormai da anni si occupano di altro e, come già successo, una volta chiamati non risultano più avere le competenze specifiche per ricoprire il ruolo che gli viene affidato (al Policlinico Umberto I ci sono stati almeno un paio di casi). In questo modo non solo non viene risolto il problema del precariato, ma vengono creati nuovi disoccupati.

 
Per questo dico che la lotta al precariato in sanità va condotta con criteri di giustizia ed equità, senza far pagare a chi, non per sua colpa, vive sulla propria pelle una situazione di disagio ormai non più sostenibile e che, nonostante tutto, continua ad esercitare la propria professione con la massima responsabilità e competenza nonostante abbia davanti un futuro sempre più buio ed incerto.
 
Dott. Roberto Lisi
Medico co.co.co. Policlinico Umberto I

05 maggio 2016
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