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Lombardia. Anche lo Smi contro Odg su medici di famiglia: “Un errore grottesco”

Il segretario regionale Scafuro scrive al presidente Cattaneo. “Il nostro studio citato nell’Odg non dice che i medici di famiglia lavorano meno dei colleghi dirigenti e guadagnano di più. È stato fatto un errore grottesco. Un pasticcio che aumenta il discredito dell’opinione pubblica sulla nostra classe politica”. LA LETTERA

23 SET - Non si placano le polemiche dopo l’approvazione da parte dell’Assemblea regionale lombarda di un Odg per regole uniformi sulla reperibilità dei medici di famiglia in cui viene citato uno studio Smi, che già l’anno scorso scatenò numerose polemiche, da cui si evince che i mmg guadagnano molto e lavorano poco (Interpretazione smentita già all'epoca smentita dallo stesso autore). Così, dopo la dura presa di posizione della Fimmg Lombardia oggi interviene Enzo Scafuro, segretario regionale Smi Lombardia che ha inviato una lettera al Presidente del Consiglio Regionale della Lombardia, Raffaele Cattaneo in cui sottolinea il perché i consiglieri lombardi sono incappati in un “errore grottesco”.
 
“Siamo rimasti allibiti – scrive Scafuro - alla lettura dell’ordine del giorno approvato dal Consiglio Regionale sulla reperibilità dei medici di medicina generale. Per due ragioni: per le premesse e per le conclusioni. Nelle premesse dell’ordine del giorno viene "citato", o almeno così si scrive, uno studio del nostro sindacato del 2014, secondo il quale i medici di medicina generale lavorano meno dei loro colleghi dirigenti e guadagnano di più. Ma, cosa più grave, secondo l’odg, questo elaborato metterebbe in evidenza un dato: i medici di famiglia lavorano solo 24 ore alla settimana. Il problema, grande problema, è che quello studio non dice niente di tutto ciò. Un errore grottesco. Evidentemente qualcuno, vorremmo sapere chi, ha fatto una superficiale ricerca su internet, il che è un approccio metodologico rischioso, perché non scientifico nella selezione e nell'attendibilità delle fonti”.

 
“Lo Studio del 2014 – precisa Scafuro - sosteneva, così come diversi precedenti documenti dello Smi, che le attività dei medici convenzionati (non solo di medicina generale), non vengono fotografate coerentemente dagli accordi  nazionali che le regolano e che, invece, l’impegno orario di questi professionisti è, in media, di gran lunga superiore a quello che appare agli occhi degli stessi cittadini, che spesso riconducono tutto il lavoro del medico e del pediatra di famiglia all’apertura dell’ambulatorio. Non conoscendo che esistono reperibilità, visite domiciliari, attività su progetti specifici di presa in cura di cronici e sulla prevenzione. Oltre che gli obblighi formativi e, purtroppo, burocratici (sempre maggiori). Lo stesso compenso, sui media, viene sempre riportato al “lordo”, senza elencare le innumerevoli spese di produzione e i costi che oberano pesantemente il medico per mantenere aperto, e in determinate condizioni previste dalla legge, uno studio che è un presidio pubblico sul territorio del Ssn. Nonché per coprire alcune tutele di cui i medici di medicina generale non hanno diritto, cioè ferie e malattie”.
 
“Questo diceva lo studio – conclude - , proprio l’opposto di quello che si scrive nell’ordine del giorno del Consiglio regionale .Un pasticcio, insomma, che aumenta il discredito dell’opinione pubblica sulla nostra classe politica, che usa internet, come fonte scientifica di raccomandazioni o magari per avviare riforme per una più moderna sanità per i cittadini”.

23 settembre 2015
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