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Piemonte. L’Ospedale Oftalmico di Torino: ma è veramente un lusso?

Chiudere un ospedale in cui funzionano 5 sale operatorie e dove sono già state fatte spese di modernizzazione, quanto fa risparmiare? Creare nuovi spazi in altri ospedali e adeguarli alle nuove attività, quanto costa? E trasferire alcune apparecchiature e ricomprarne la maggior parte che, come sempre, viene considerata inutilizzabile, è davvero un risparmio? LA RELAZIONE

08 APR - Abbiamo ricevuto dai colleghi dell’Ospedale Oftalmico la relazione sull’attività del loro ospedale nel 2014. L’Oftalmico è sempre stato considerato un’eccellenza Torinese della medicina e della chirurgia oculistica. Ora, in base alla nuova DGR 1-600, è diventato una struttura da chiudere. Non viene neanche contemplato dalle tabelle. Purtroppo sono costretto a ripetermi nel dire che è chiaro a tutti che, dovendo fare dei tagli che portino a risparmi sensibili, da qualche parte bisogna cominciare. Ma, come ho già avuto modo di scrivere, vorremmo essere certi che i risparmi vengano fatti secondo criteri proficui e imparziali.

Chiudere un Ospedale come l’Oftalmico può essere necessario per due ordini di motivi. Il primo è perché lo si giudica superfluo. Eppure leggendo i dati della relazione 2014, non sembrerebbe proprio. 14.634 interventi chirurgici, 53.084 passaggi in Pronto Soccorso e 61.020 prestazioni ambulatoriali non sono cifre trascurabili. E, come al solito, si parla di chiusure ma nessuno dice quali altre strutture sanitarie dovranno farsi carico della mole di lavoro svolta oggi all’Oftalmico. Quindi o si dice chiaramente che a Torino le prestazioni oculistiche verranno consegnate ai privati e le prestazioni del Ssn diventeranno una chimera, o si conclude che l’Oftalmico non è superfluo.


Secondo motivo. Si deve chiudere perché è antieconomico. A questo proposito credo non sia inutile precisare un banale concetto. Il Sistema Sanitario Nazionale non è una fabbrica metalmeccanica nella quale più si produce e a minor costo e più si guadagna. La Sanità è un servizio dato ai cittadini e finanziato dalla fiscalità generale, per cui chi richiede una prestazione sanitaria, mediamente, l’ha già pagata con le tasse. La Sanità non deve produrre ricchezza bensì deve essere un servizio gestito con oculatezza, senza sprechi, ed essere compatibile con i bilanci statale e regionali. A quello che è dato sapere l’Ospedale di via Juvarra ha i conti in ordine e quindi niente sprechi evidenti.

Quindi il problema si riduce solo a: avere un ospedale monospecialistico, anche se ben gestito, è un lusso che ci possiamo permettere?
È chiaro che se veniamo messi con le spalle al muro e l’alternativa si pone fra il morire di fame e perdere un occhio, allora non si discute, rinunciamo agli occhi e scegliamo di sopravvivere. Ma siamo davvero a questo punto? Davvero il bilancio Regionale non ci consente di mantenere (non di costruirlo ex novo) un ospedale oculistico nel centro di Torino? E perché l’Assessorato che ci dispensa a piene mani ripetute delibere, aggiornamenti e tabelle esplicative, non ci dimostra di aver fatto due conti e ci spiega, dati alla mano, quali sono i risparmi che intende realmente ottenere?

Se abito in una casa con due bagni e decido di chiuderne uno per risparmiare, chiudo il termosifone, svito la lampadina e sprango la porta. Ma è ovvio che le spese di acqua, sapone, dentifricio e carta igienica non diminuiranno perché, anche con un bagno solo, dipendono dal numero degli abitanti della casa. In più dovrò comprare mobiletti nuovi perché quelli del secondo bagno non sono di misura per il primo. E inoltre, più sono gli abitanti della casa, più aumenteranno le attese per usufruire del servizio con disagio di tutti. La luce poi rimarrà accesa il doppio del tempo e la stanza fredda assorbirà maggior calore dai locali attigui col risultato che i termosifoni rimasti accesi funzioneranno maggiormente.

Chiudere un ospedale in cui funzionano 5 sale operatorie e dove sono già state fatte spese di modernizzazione, quanto fa risparmiare? Creare nuovi spazi in altri ospedali e adeguarli alle nuove attività, quanto costa? E trasferire alcune apparecchiature e ricomprarne la maggior parte che, come sempre, viene considerata inutilizzabile, è davvero un risparmio? Per non parlare poi dei bisogni dei cittadini di cui in tanti si riempiono la bocca ma poi diventano l’ultima delle preoccupazioni.

Perché nessuno in Assessorato ha mai mostrato uno straccio di preventivo di spesa e i reali risparmi ipotizzati nel piano di riordino, malgrado i nostri continui solleciti? Perché si evita accuratamente ogni utile confronto con i sindacati medici?Spiegateci quanto risparmieranno i cittadini a rinunciare all’Oftalmico, quali Ospedali lo sostituiranno e con quali mezzi. Dimostrateci i veri motivi di tale chiusura e, se sarete convincenti, saremo pronti a cercare con voi soluzioni alternative. Non continuate a evitare i confronti. L’Anaao è sempre disponibile.
 
Mario Vitale
Segretario regionale Piemonte Anaao Assomed

Fonte: Anaao Assomed Piemonte
 


08 aprile 2015
© Riproduzione riservata


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