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Guardia medica nega prescrizione a 56enne che finisce in codice rosso. La denuncia del figlio raccolta da un consigliere M5S

“Le sono stati prescritti dei farmaci salva vita, però al momento delle dimissioni si sono dimenticati di darceli”. La donna era stata operata nelle settimane scorse per una lesione della regione ipofisaria. Nella stessa notte si sente male, ma alle 5:30 della mattina la guardia medica, secondo il racconto del figlio diffuso da un esponente locale dei Cinque Stelle, rifiuta la prescrizione perché “poteva farle solo alle ore 8:30”. Alle 6:00 la corsa in ospedale, dove la donna arriva in codice rosso.

20 DIC - Una storia “incresciosa” che ha “fatto rischiare la vita ad una nostra cittadina pugliese” e che il consigliere pugliese Mario Conca (M5S) ha voluto divulgare con una nota “affinché non accada mai più”. A raccontare la storia, in realtà, è il figlio di una donna 56enne di Noicattaro, che ha inviato a Conca il resoconto di quanto avvenuto a sua madre, “perché chi è preposto all'organizzazione e alla razionalizzazione dei servizi sanitari – osserva Conca - possa trarne i giusti insegnamenti, punire i responsabili e, ravvedendosi, possa apportare i correttivi al piano di riordino ospedaliero prima che sia troppo tardi e comincino a fioccare denunce e morti innocenti”.

Per Conca “questa assurda storia”, che pubblichiamo in calce, “racchiude in sé molte delle criticità che affliggono il nostro sistema sanitario regionale che non riesce ad essere efficace, tempestivo ed economico. Intanto trovo assurdo che per un Cranio Faringioma la Puglia debba rivolgersi al piccolissimo Molise perché non in grado di utilizzare la meno invasiva e più sicura tecnica endoscopica, è così che dobbiamo essere attrattivi e ridurre i 240 milioni di euro della mobilità passiva? È mai possibile obbligare i pazienti convalescenti ad un viaggio complicato e pericoloso per la loro incolumità piuttosto che attrezzarsi o perseguire la mobilità delle risorse umane? È chiaro che la continuità assistenziale è un inutile spreco, che però può avere risvolti drammatici come in questo caso”.


“Se la guardia medica – prosegue Conca - avesse assolto con coscienza al lavoro per cui è pagata, avremmo evitato un ricovero costoso, non avremmo fatto rischiare la vita alla signora e oggi non ne starei a parlare. Spero che il direttore generale, che ho informato, possa sollevarlo dall'incarico nelle more che l'h16 in discussione soppianti un servizio dannoso oltre che inutile. Se non fosse stato per la neurochirurgia del Di Venere forse non avremmo potuto raccontarla con distacco, ma qualcuno si è chiesto perché vengono utilizzate le barelle? Sarà perché il reparto è sempre pieno dovendo assolvere ad una funzione imprescindibile e necessaria al bacino d'utenza? Perché, allora, dal piano di riordino ospedaliero è stata invece cassata? Vi state assumendo responsabilità che attenteranno alla pubblica incolumità, e questo mio scritto sarà la prova del fatto che eravate informati e non avete agito”.

“Può essere – conclude il consigliere - che per ottenere farmaci salva vita in ospedale dobbiamo costringere i familiari a rivolgersi alle farmacie convenzionate sprecando denaro pubblico? Perché non assumere farmacisti a sufficienza che pagheremmo con i risparmi sanciti all'articolo 8 lettera c della legge 405/2001 che è pressoché disattesa da quindici anni? Invertire il senso di marcia è un obbligo morale, ve lo chiedono i cittadini pugliesi!”.

Il racconto del figlio diffuso dall'esponente Cinque Stelle
"Mia madre da diversi anni soffre di cefalea. Lo scorso giugno ha praticato un accesso al Pronto soccorso dell'ospedale di Carbonara dove ha eseguito una TAC del cranio che ha mostrato una lesione della regione ipofisaria. Successivamente c'è stato un consulto con un neurochirurgo del reparto di Carbonara dove, illustrata la condizione, ci ha consigliato di procedere chirurgicamente rimuovendo la massa rilevata per via endoscopica. Carbonara e lo stesso Policlinico non avendo la strumentazione e l'affidabilità derivante dalla frequenza di questo tipo di intervento, ci ha portato a rivolgerci ad un centro neurologico all'avanguardia, Neuromed, ubicato in Molise, precisamente a Pozzilli provincia di Isernia.

Ci siamo recati in Molise il 28/11, dove si è operata il 29/11, terminato con successo l'intervento le sono stati prescritti dei farmaci salva vita, che dovrà prendere per sempre. Il giorno in cui è stata dimessa precisamente il 7/12 gli infermieri si son dimenticati di darci i farmaci (cortone acetato, minuril e flebocort da iniettare nei casi di estrema disidratazione e di recupero ormonale), in previsione del lungo tragitto per ritornare in Puglia ed in vista del 8/12 giorno dell'immacolata e quindi festivo per i medici di base.

Nella notte tra il 7/12 e 8/12, non avendo i suddetti farmaci che le forniscono l'apporto ormonale giornaliero e il controllo dei liquidi corporei, è svenuta sbattendo violentemente la testa contro lo spigolo di un muro, quindi abbiamo chiamato il 118 che tempestivamente si è recato a casa, e compresa la situazione, ci ha consigliato di rivolgerci alla guardia medica del comune di Noicattaro per avere una prescrizione medica ed ottenere attraverso la farmacia di turno non solo il cortone acetato e minuril ma soprattutto il FLEBOCORT che l'avrebbe aiutata sin da subito a star meglio. A questo punto ci siam recati al comune ( luogo dove adesso è ubicata la sede) alle ore 5:30, e ci siam visti negata la possibilità di ottenere la prescrizione medica, poiché il signore in sede, poteva farle solo alle ore 8:30, rifiutandosi quindi di ascoltare il caso in se e valutare la gravità della situazione.

Verso le 6:00 la situazione si è aggravata ulteriormente ed abbiamo dovuto procedere con il ricovero presso l'ospedale Di Venere di carbonara. Giunti in ospedale con il codice rosso è stata prontamente seguita e monitorata perché in gravi insufficienze glicemiche, renali, cardiache. Il ricovero è avvenuto in postazioni al limite del legale, in sala d'aspetto in barella il primo giorno, il giorno seguente nella stanza dell'infermeria, causa il sovraffollamento, e perché non potendosi raffreddare e starnutire per l'intervento da poco affrontato, non poteva stare a contatto con altri pazienti.

Altro aspetto fondamentale è stata la mancanza dei farmaci interessati in tutta la struttura ospedaliera, infatti li abbiamo procurati noi per tutta la degenza ospedaliera. Il caso è stato seguito dal primario del Di Venere e dalla sua equipe di medici ed infermieri. Nelle condizioni in cui versa la struttura, e con tante difficoltà, sono riusciti a restituirmi mia madre, a questi va il mio più grande ringraziamento”.


20 dicembre 2016
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