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Ecm. Ma sulle sanzioni per chi non si aggiorna è ancora tutto da chiarire

03 APR - Il ministro della Salute Renato Balduzzi vuole rendere più stringente il sistema di formazione continua dei professionisti sanitari, introducendo sanzioni per chi non si aggiorna. D’altra parte la misura era esplicitamente prevista già nel decreto Tremonti dell’estate 2011. “La violazione dell’obbligo di formazione continua – recita infatti l’articolo 3 del provvedimento – determina un illecito disciplinare e come tale è sanzionato sulla base di quanto stabilito dall’ordinamento professionale che dovrà integrare tale previsione”. In sostanza: nella riforma degli ordinamenti professionali, che lo stesso decreto impone sia attuata entro l’estate 2012, dovranno rientrare anche sanzioni per i professionisti sanitari che non conseguono i crediti Ecm previsti dalle norme. Tutte misure confermate, anche nella prescrizione dei tempi, dalla manovra salva Italia del Governo Monti.

Che si stia lavorando su questo temo lo conferma la segretaria della Commissione nazionale Ecm, Maria Linetti, che sottolinea quanto la questione sia complessa: “È come comporre un puzzle – dice al nostro giornale – ma noi pensiamo di poter avere pronta una bozza prima dell’estate. Poi i tempi dell’approvazione saranno affidati alla politica”.


“Probabilmente sarà un tema in discussione nel prossimo ufficio di presidenza della Commissione nazionale Ecm – ci ha detto poi Amedeo Bianco, presidente Fnomceo – ma io sono convinto che si debba procedere in due stadi. Nel primo potremmo dare un valore premiale ai crediti Ecm, rendendoli titoli valutati per concorsi, convenzioni, avanzamenti di carriera, ovviamente coinvolgendo nel confronto le organizzazioni sindacali. Intanto dovremmo fare in modo che l’offerta di formazione corrisponda davvero al fabbisogno, mentre oggi le Regioni più virtuose arrivano a stento a garantire la metà dei crediti necessari. Se la legge individua un dovere e prevede di sanzionarne l’eventuale inadempienza, deve però fare il modo che sia concretamente possibile adempiere a quel dovere”.
La carenza di offerta formativa pubblica, e dunque gratuita, è particolarmente evidente per le professioni sanitarie non mediche, come gli infermieri, che potrebbero essere costretti a seguire corsi Ecm a pagamento. Un’eventualità allarmante, visto il blocco dei contratti e la crisi economica generale.
“Tutt’al più – conclude Bianco – potremmo pensare di introdurre subito sanzioni per i casi più estremi, magari per chi non ha mai seguito neanche un corso Ecm”.

03 aprile 2012
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