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Le Regioni dichiarano il default sanitario: “Siamo sotto di 2,2 mld e abbiamo finito i soldi. Senza interventi dello Stato non riusciremo a garantire ulteriori costi pandemia e dovremo aumentare le tasse a cittadini e imprese”

di L.F.

In una conferenza stampa il presidente della Conferenza delle Regioni Fedriga rilancia nuovamente l’allarme sui conti degli Enti locali che rischiano forti disavanzi economici a causa delle spese aggiuntive per far fronte alla pandemia. In totale secondo le Regioni ammontano a oltre 8 miliardi di euro  i costi emergenziali legati al Covid con un costo medio pro-capite di 135,45 euro, solo in parte coperto dalle risorse stanziate dal Governo. “Il rischio è che i sistemi sanitari di molte Regioni vadano in disavanzo, per un oggettivo aumento di costi”, dicono i presidenti

16 NOV - Per pagare i maggiori costi legati alla gestione del Covid “non ci sono risorse aggiuntive. Il rischio è che i sistemi sanitari di molte Regioni vadano in disavanzo, per un oggettivo aumento di costi. Abbiamo pagato le scelte del Governo, con il quale abbiamo iniziato una serie di interlocuzioni”.
 
Così il presidente della Conferenza delle Regioni, Massimiliano Fedriga, nel corso di una conferenza stampa organizzata dopo l'incontro con i Capigruppo di Senato e Camera sulle criticità del Servizio Sanitario Nazionale, ha rilanciato l’allarme sui conti degli Enti locali che rischiano forti disavanzi economici a causa delle spese aggiuntive per far fronte alla pandemia. All’appello mancano 2,2 mld che non sono stati coperti dal Governo e che sono rimasti sul groppone delle Regioni.
 
Senza un intervento “le Regioni andranno in disavanzo non per una cattiva gestione finanziaria delle sanità regionali – sottolinea Fedriga – ma per un oggettivo aumento dei costi”
 
Il rischio è che molte Regioni debbano entrare in piano di rientro e conseguentemente “aumentare Irpef e Irap oltre al divieto di effettuare spese non obbligatorie che vorrebbe dire fare l’esatto opposto di quanto prevede il Pnrr”.

 
“Vogliamo collaborare con il Governo e con Camera e Senato – ha detto Fedriga - la speranza è che nel decreto fiscale si trovino risorse per saldare almeno in parte questo deficit che rischia di mettere in ginocchio i bilanci sanitari. Il rischio è che le Regioni dovrebbero aumentare Irpef e Irap con il divieto di effettuare spese non obbligatorie, il che vorrebbe dire fare l’esatto opposto di quanto prevede il Pnrr”.
 
Già lo scorso anno le regioni hanno usato il payback farmaceutico 2018 per ripianare i disavanzi. Il problema è che il Mef non vede di buon occhio la cosa e che poi tra l’altro il payback 2019 è ancora bloccato a causa di alcuni ricorsi.
 
In totale secondo le Regioni ammontano a oltre 8 miliardi di euro (8,078 mld euro) i costi emergenziali legati al covid. Il costo medio pro-capite a livello nazionale è di 135,45 euro, solo in parte coperti dalle risorse stanziate dal Governo con i decreti emergenziali. All'elevato volume dei costi sostenuti non corrisponderebbe un equivalente incremento del livello di finanziamento 2021 per 2,2 miliardi.
 
“Da un lato serve flessibilità nell’uso delle risorse (vedi i 345 mln stanziati per il coinvolgimento dei medici nella campagna vaccinale che non sarebbero stati completamente utilizzati) – ha ricordato il coordinatore della Commissione Finanze delle Regioni, Davide Caparini - superando alcuni vincoli e poi serve un finanziamento eccezionale che riconosca lo sforzo fatto dalle Regioni. Non possiamo scaricare sui cittadini questi ulteriori costi. Gli italiani hanno già pagato abbastanza e non possiamo chiedergli di contribuire con un’ulteriore imposizione fiscale come l’aumento dei bolli auto e la maggiorazione di Irpef e Irap”.
 
“Le regioni cercheranno di accelerare su terza dose, seguendo gli obiettivi del Governo, ma ci sono bilanci ordinari che non possono far fronte alle spese straordinarie dovute all'emergenza Covid”. Ha dichiarato Raffaele Donini, assessore alla Sanità dell'Emilia-Romagna.
 
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16 novembre 2021
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