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Pescara. Acqua contaminata a 700mila cittadini. Le Relazioni dell'Iss e della Procura sul caso Bussi


Cloruro di vinile, tricloroetilene, piombo e mercurio. Sono solo alcune delle sostanze contaminanti più pericolose che, per “irregolare smaltimento di rifiuti pericolosi” dal sito industriale di Bussi, sarebbero finite nelle acque e nella terra circostante. E nelle case di 700 mila cittadini, secondo l'Iss. Ecco la relazione della Procura di Pescara.

26 MAR - "L’acqua dei pozzi di campo Colle Sant’Angelo è stata ed è destinata ad uso potabile (immessa nell’acquedotto pubblico in miscela con acqua di altra provenienza) nonostante contaminata da sostanze organiche clorurate oltre i limiti per i siti inquinati di cui al D.Lgs 152/06 o D.M. 471/99 e soprattutto a volte oltre i limiti massimi previsti dal D.Lgs 31/01 (paragrafo 14.1)” e “sebbene l’esistenza della grave situazione di inquinamento fosse stata denunciata dal proprietario del sito industriale (Ausimont) già nel 2001, non sembra che in concreto sia stato fatto granché per impedire che sostanze nocive venissero immesse nell’acqua destinata al consumo umano”. Sono questi alcuni passaggi del documento della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Pescara contenente i risultati della “Consulenza tecnica culla contaminazione in atto nell’area del polo industriale di Bussi”. In cui si sottolinea inoltre come, “quando dopo 3 anni dalla denuncia della situazione di inquinamento da parte di Ausimont si è scoperto ciò che era prevedibile scoprire e cioè che anche i pozzi di Campo Sant’Angelo erano inquinati, i controlli sono stati inizialmente inadeguati e non risultano interventi risolutivi per l’individuazione di fonti di approvvigionamento idrico alternative, non inquinate”.

 
Sono gravi, dunque, i risultati a cui sono giunti i tecnici chiamati a fare chiarezza sulla contaminazione delle matrici ambientali connesse alle attività industriali e alle modalità di smaltimento dei rifiuti prodotti da tali attività nel sito industriale di Bussi, di proprietà Montecatini/Montedison/Ausimont/Solvay.

Nel documento, di 157 pagine, emerge che tra i contaminanti più pericolosi presenti nelle acque e nei suoli della zona compaiono Cloruro di vinile, tricloroetilene, tricloroetano, piombo e mercurio, solo per citarne alcune. Sostanze pericolose per l’ambiente ma in buona parte anche “note per gli effetti cancerogeni sull’uomo”, come si legge nel documento. E quell’acqua contaminata, secondo le stime dell’Istituto superiore di Sanità, sarebbe stata distribuita in un territorio così vasto da coprire una popolazione di circa 700mila persone. Si legge, infatti, nella relazione a cura dell’Istituto Superiore di Sanità in merito alla pericolosità per la salute umana dei fenomeni di contaminazione delle acque nel sito di Bussi sul Tirino, pubblicato lo scorso 30 gennaio 2014e diffuso oggi dal Centro, che "il porre in essere di contaminazioni massive ed imprevedibili e la mancanza di comunicazione sui rischi correlati alla presenza in falda delle sostanze inquinanti ha determinato che venisse posta in distribuzione in un vasto territorio e per un elevato numero di utenze (ca. 700.000 consumatori), senza limitazioni d’uso e controllo anche per fasce a rischio di popolazione o utenze sensibili (scuole, ospedali), acqua contaminata da miscele di sostanze di accertata tossicità101; del significativo rischio in essere, non è stata data comunicazione ai consumatori che, pertanto, non sono stati in condizioni di conoscere la situazione ed effettuare scelte consapevoli".

Queste, invece, le principali conclusioni dei tecnici contenuti nella Relazione "Consulenza tecnica culla contaminazione in atto nell’area del polo industriale di Bussi":

- l’intero sito industriale e l’area individuata in prossimità della stazione ferroviaria di Bussi (zona Tre Monti) sono “pesantemente contaminate” da composti organici clorurati, mercurio, piombo ed idrocarburi policiclici aromatici. Le sostanze organiche clorurate sono prevalenti nell’area in zona “Tre Monti”, mentre piombo e mercurio sono stati rinvenuti in maniera ubiquitaria in tutte le aree esaminate.

- La contaminazione, in modo particolare nella zona Tre Monti e nella discarica 2A, è dovuta all’”irregolare smaltimento di rifiuti pericolosi”.

- Nella discarica 2° (poste a Nord-Ovest dello stabilimento Solvay, ndr), che dovrebbe contenere solo rifiuti inerti, sono invece stati smaltiti anche rifiuti pericolosi contenenti composti organoalogenati, mercurio e piombo.

- Sia la falda superficiale che la falda profonda sino a 100 m dal p.c. risultano contaminate da sostanze organiche clorurate all’interno ed a valle del sito industriale. A monte dello stesso, invece, l’acqua risulta non contaminata.

- La falda sottostante il campo pozzi di Colle Sant’Angelo risulta contaminata da sostanze organiche clorurate della stessa natura di quelle che contaminano suolo-sottosuolo e acque sotterranee all’interno ed all’esterno del sito industriale di Bussi. “Fortunatamente, l’entità della contaminazione è minore per gli ovvi fenomeni di attenuazione naturale (diluizione, dispersione, adsorbimento e degradazione)”, precisano i tecnici.

- I contaminanti più pericolosi presenti nelle acque e nei suoli sono classificabili come:
° sostanze note per gli effetti cancerogeni sull’uomo (cloruro di vinile);
° sostanze che dovrebbero considerarsi cancerogene per l’uomo (tricloroetilene, alcuni IPA);
° sostanze da considerare con sospetto per i possibili effetti cancerogeni sull’uomo (tetracloroetilene, tricloroetano, tetraclorometano, piombo, etc.)
° sostanze tossiche, pericolose per l’ambiente (mercurio).

- La barriera idraulica realizzata per la messa in sicurezza d’emergenza della falda superficiale “non è risultata efficace in quando non impedisce la diffusione degli inquinanti”.

- “Nessun intervento (messa in sicurezza d’emergenza o misure di prevenzione) è stato finora attuato sull’acquifero profondo, che fino all’ottobre 2007 non era stato neppure caratterizzato”.

- Dalla documentazione esaminata non risulta che il piano di caratterizzazione del sito industriale, realizzato da Solvay, sia stato regolarmente approvato dalla Regione Abruzzo; “vi è solo il parere favorevole dalla conferenza di servizi”.

- A valle della confluenza dei fiumi Tirino-Pescara anche le acque superficiali risultano contaminate da composti organici clorurati.

- “Anche per ammissione della stessa Ausimont, non vi è alcun dubbio che i principali contaminanti rivenuti nelle varie matrici ambientali (sostanze organiche clorurate, mercurio e piombo) siano connessi con le varie attività produttive, attuali e passate, del sito industriale”, si legge nella relazione dei tecnici.

- Non è stato possibile individuare in quale periodo della vita del polo industriale gli smaltimenti irregolari di rifiuti, che hanno causato l’inquinamento esistente, siano avvenuti.

- Nei MUD del 2006 di Solvay non risultano prodotti i rifiuti pericolosi definiti “peci clorurate” aventi CER 070107*, della stessa natura di quelli smaltiti irregolarmente in località Tre Monti.

- L’acqua dei pozzi di campo Colle Sant’Angelo è stata ed è destinata ad uso potabile (immessa nell’acquedotto pubblico in miscela con acqua di altra provenienza) nonostante contaminata da sostanze organiche clorurate oltre i limiti per i siti inquinati di cui al D.Lgs 152/06 o D.M. 471/99 e soprattutto a volte oltre i limiti massimi previsti dal D.Lgs 31/01 (paragrafo 14.1).

- Nella documentazione esaminata non sono stati riscontrati referti analitici ufficiali (ARTA) in cui i limiti del D.Lgs 31/01 siano stati superati per campioni prelevati ai punti di utilizzo dell’acqua potabile. Sono spesso presenti contaminanti non derivanti dalle operazioni di disinfezione e non contemplati dal D.Lgs 31/01, ma chiaramente riconducibili a quelli che contaminano la falda sottostante il campo Colle Sant’Angelo.

- La soluzione “filtri a carbone” per eliminare i composti organici clorurati dall’acqua di falda immessa nella rete acquedottistica non è risolutiva a causa della complessa e delicata gestione degli stessi. “Ne è prova il fatto che in molti referti d’analisi di ARTA in atti, i filtri a carbone non hanno alcun effetto su importanti contaminanti organoclorurati presenti nell’acqua, anzi ne causano un incremento per evidente cessione dei composti precedentemente accumulati”, si legge ancora nella relazione.

- La frequenza con cui ACA ha eseguito i controlli routinari sulle acque destinate al consumo umano nel 2004 e 2005 risulta inferiore a quella prevista dal D.Lgs 31/01. Nel 2004 anche i controlli di verifica, nei quali sono anche previsti i composti organici clorurati, sono stati inferiori al minimo previsto.

- Sono state espresse alcune perplessità in merito alla gestione del laboratorio d’analisi di ACA:
° non vi è neanche un chimico, solo un laureato in biologia e tecnici di laboratorio,
° nella struttura non è presente strumentazione funzionante idonea a dosare i composti organici clorurati. A causa di questa carenza ACA si rivolge a laboratori esterni facendo propri i risultati d’analisi. “Sebbene il ricorso a laboratori esterni sia previsto dalla vigente normativa in materia di acque potabili, nel caso in esame è sicuramente una pratica poco opportuna. La grave situazione di inquinamento esistente – concludono i tecnici - richiede frequentissimi e soprattutto tempestivi controlli, non compatibili con laboratori d’analisi esterni. In sintesi, in questo modo i risultati d’analisi sono disponibili solo a distanza di giorni dal campionamento”.

 

26 marzo 2014
© Riproduzione riservata


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