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Intervista a Cota. Ecco la riforma sanitaria del Piemonte: “Ospedali in rete e ambulatori h12”

di Eva Antoniotti

In una lettera pubblicata ieri sul Corriere della Sera il presidente della Piemonte illustrava le tre priorità per il rilancio della Regione. Oggi spiega al nostro giornale le linee della riforma sanitaria in discussione: aziende centralizzate in sei “federazioni” e strutture territoriale a orario lungo.
 

15 MAR - Il Corriere della Sera di ieri ha pubblicato in prima pagina una lettera del presidente del Piemonte, nella quale Cota indica le tre priorità per il rilancio della sua Regione. Al primo posto c'è la riforma sanitaria, seguita dalle politiche per l’occupazione e dalla realizzazione della Tav.
Al centro della riforma, che proprio in questi giorni è in discussione nel Consiglio regionale, il funzionamento degli ospedali in rete e il potenziamento della sanità territoriale, con servizi aperti almeno 12 ore al giorno, come spiega Roberto Cota in questa intervista a Quotidiano Sanità.
 
Presidente Cota, perché indica la riforma della sanità come l’intervento più urgente per il rilancio della sua Regione?
Quando siamo arrivati al governo del Piemonte, i conti della sanità erano completamente fuori controllo, tanto che nel 2010 abbiamo subito dovuto sottoscrivere col ministero un Piano di rientro. Attraverso questo Piano di rientro siamo riusciti a risparmiare, secondo i dati che mi ha fornito l’assessore Monferrino, 135 milioni di euro. Solitamente la spesa sanitaria è una belva impazzita, che cresce continuamente, quindi risparmiare 135 milioni è davvero un grande risultato

Quali saranno le linee della vostra riforma?
Occorre cambiare il punto di vista sulla sanità, pensando anche a quello che succederà in futuro, con la continua crescita di cronicità e disabilità alle quali occorre dare risposte. La riforma che abbiamo predisposto mira a questo: avere una sanità moderna, efficiente e sostenibile.
Il primo passo sarà far funzionare gli ospedali in rete, valorizzando le eccellenze e utilizzando al meglio tutte le diverse strutture, anche con la riconversione di alcuni ospedali. E, per una maggiore efficienza, pensiamo di centralizzare gli acquisti, le politiche del personale, gli interventi di programmazione sanitaria, attraverso la creazione di sei “Federazioni sanitarie”. (ndr. Le sei Federazioni proposte sono la FS1 Torino Sud Est (Asl TO 1 e TO 5, nuova AOU San Giovanni Battista), la FS2 Torino Nord (Asl TO 2 e TO 4), la FS3 Torino Ovest (Asl TO 3, AOU San Luigi di Orbassano, AO Ordine Mauriziano), la FS4 Piemonte Nord Est (Asl VC, BI, NO, VCO, AOU Maggiore della Carità di Novara), la FS5 Piemonte Sud Ovest (Asl CN 1 e CN 2, AO Santa Croce e Carle di Cuneo), FS6 Piemonte Sud Est (Asl AT e AL; AO SS. Antonio e Biagio e C. Arrigo di Alessandria)).

Una riorganizzazione così impegnativa comporterà conseguenze per il personale: spostamenti, nuovi incarichi e così via. L’avete già discussa con il personale sanitario?
Ci sono state diverse occasioni di confronto. In ogni caso questa riforma è già abbastanza nota, visto che in verità se ne parla da anni, e che era il primo punto del nostro programma elettorale.

Ma un confronto di merito con i sindacati medici e degli operatori sanitari è stato fatto?
Certo ne abbiamo discusso e dovremo ancora farlo. Ma tutti devono capire che questi interventi sono cose necessari.  
 
Una delle eccellenze del sistema piemontese è la rete dell’emergenza e molti temono che venga intaccata?
Al contrario, la rete dell’emergenza verrà potenziata. Anche perché la filosofia degli ospedali in rete non è quella di avere l’ospedale generico sotto casa, ma piuttosto quella di avere sotto casa l’ambulatorio insieme ad una distribuzione dei pazienti fatta secondo criteri efficienti sulle diverse strutture. Quindi c’è anche bisogno di avere un servizio di 118 che trasporti i malati, e la dotazione per questo servizio verrà potenziata: oggi, ad esempio, il volo notturno non c’è, ma noi vogliamo attivarlo.

E per quanto riguarda la medicina del territorio, avete già accordi con i medici?
La medicina del territorio è il secondo pilastro della riforma, e sarà la seconda fase delle nostre realizzazioni. Potenziare la sanità del territorio è una necessità, sia per rispondere ai cambiamenti dei bisogni sanitari, come dicevo prima, sia per poter far funzionare meglio gli ospedali. Partiamo da un dato oggettivo: dal 90 al 93% degli accessi al Pronto Soccorso è rappresentato da codici bianchi e verdi, ovvero da situazioni che non comportano ricovero se non in casi rarissimi. Questo mostra chiaramente come le lunghe code nei Pronto Soccorso sono legate a questo accesso improprio, che potrebbe essere evitato creando un meccanismo di filtro nella sanità di territorio. Anche per questo concordiamo con quanto ha detto il ministro Balduzzi nei giorni scorsi: il servizio sanitario territoriale non può essere aperto per poche ore al giorno, ma deve essere aperto tutto il giorno.

Questo vuol dire che modificherete la convenzione con la Medicina Generale?
Stiamo disegnando la sanità del futuro, non mi interessa cosa c’è oggi. Lo capisce chiunque che per il futuro è necessario che il cittadino possa trovare, vicino a casa sua, un medico di base dalle 8 del mattino alle 8 di sera. Si tratterà di trovare il modo per realizzare tutto questo, discutendo con le associazioni dei medici di famiglia. Sono persone molto in gamba e ragionevoli e penso che sia anche loro interesse poter avere un sistema che sia più efficiente possibile.
La via da seguire è avere delle strutture di medici che possano esercitare la propria attività insieme, mantenendo il rapporto tra medico e paziente, ma garantendo ai cittadini una presenza sul territorio per tutto il giorno.

Lo scandalo che ha investito la sanità piemontese lo scorso anno, che ha portato l’assessore Caterina Ferrero agli arresti domiciliari, è superato?
Come tutti sanno, l’assessore Ferrero ha subito rimesso le sue deleghe nelle mie mani, che io ho poi, dall’agosto scorso, ho affidato al nuovo assessore, Paolo Monferrino.
Per il resto, c’è un’inchiesta in corso che dovrà essere verificata nei diversi gradi di giudizio. Ma anche in quell’inchiesta il pubblico ministero ha sottolineato che la sanità piemontese è una buona sanità.

Ultima domanda. In queste settimane si sta discutendo il nuovo Patto della Salute tra Governo e Regioni? Cosa si aspetta da questo accordo?
Il problema grosso sono i fondi, perché, stabiliti quelli, ogni Regione si gestisce poi la sua sanità. Dobbiamo poter contare su risorse sufficienti: noi facciamo questa riforma anche per ottenere dei risparmi, ma a tutto c’è un limite. Ulteriori riduzioni negli stanziamenti sarebbero insostenibili, tanto più che sono stati bloccati tutti gli stanziamenti per la non autosufficienza e la disabilità. Noi siamo anche disponibile a inglobare il sociosanitario nella sanità, però ci devono essere le risorse.
O ci danno i soldi o ci danno il federalismo vero, che noi avevamo provato realizzare, lasciandoci gestire direttamente la quota che corrisponde alla sanità.
 
Eva Antoniotti

15 marzo 2012
© Riproduzione riservata

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