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Dossier. Le performance degli ospedali. Sesta puntata: Calabria, Sicilia e Sardegna

Prosegue la nostra analisi del Programma nazionale esiti di Agenas e ministero della Salute. Ecco “le pagelle” degli ospedali italiani. Dopo aver fotografato gli esiti delle Regioni del Nord, del Centro, e del Sud, in questa sesta puntata gli indicatori sono puntati sulla Calabria e sulle Isole. Vai al dossier completo.

22 GIU - È un rincorrersi di luci e ombre nelle tre Regioni protagoniste di questa sesta puntata. O meglio, a ben guardare, per alcuni esiti spesso le zone d’ombra oscurano le ottime performance che alcune strutture sono riuscite a conquistare. E così in Sicilia, quando si parla di infarto, brillano il Presidio ospedaliero S. Agata a Militello, che si presenta con il più basso tasso di mortalità delle tre Regioni del Sud e l’Ospedale Cervello di Palermo (anche se con un rischio di errore statistico). Ma l’ottimismo passa se si guardano i dati da allarme rosso registrati all’Azienda Ospedaliera Universitaria di Messina e all’Ospedale Piemonte, sempre nella stessa città.
Stesso discorso per i cesarei, la Sicilia vanta la struttura più virtuosa delle tre Regioni “sotto esame”, ma anche quella che scivola pericolosamente verso zone d’ombra conquistando addirittura il dato negativo del più alto numero di ricorsi al "taglio" di tutta Italia. Raggiunge infatti l’eccellenza, l’Ospedale Carlo Basilotta a Nicosia, dove solo il 6% dei parti è realizzato con il  cesareo, mentre la Casa di Cure Orestano srl di Palermo si presenta con ben il 91,6% di ricorsi a questa pratica.

E se la Regione sfodera molte best practice sull’indicatore relativo alla proporzione di colecistectomie laparoscopiche con una degenza entro 4 giorni (la punta di diamante è la clinica S. Anna di Agrigento), di contro in ben due strutture siciliane – i presidi ospedalieri San Biagio a Marsala e Barone Romeo a Patti – solo un paziente su cento con frattura al collo del femore sale sul tavolo operatorio entro le 48 ore dal ricovero (tra i peggiori esiti a livello nazionale).
 
Passando da un’isola all’altra, il primato sfavorevole sul fronte degli infarti va alla Sardegna, esattamente all’ospedale civile di Sassari, che fa registrare un dato di mortalità doppio rispetto alla media nazionale. Sempre alla Sardegna va la maglia nera della struttura con il peggior esito sul fronte della mortalità per ictus: al Nostra Signora di Bonaria a S. Gavino Monreale il tasso di mortalità è di quasi tre volte superiore a quello della media italiana. Tuttavia la sanità dell’isola si riscatta per le ottime performance relative al numero di infarti trattati con Ptca entro le 48 ore: l’azienda ospedaliera Brotzu di Cagliari raddoppia favorevolmente il dato medio italiano. Ed anche sulla proporzione di colecistectomie laparoscopiche con una degenza entro 4 giorni, la Sardegna vanta strutture con esiti più che favorevoli, come quelle del Presidio ospedaliero S. Martino di Oristano, solo per citarne una. Ma è soprattutto quando si parla di fratture al collo del femore trattate entro le 48 ore che la Sardegna mostra le sue contraddizioni: al presidio ospedaliero Nostra Signora di Bonaria a S. Gavino Monreale entrano in camera operatoria nei tempi previsti otto pazienti su dieci. Ma all’ospedale civile di Sassari appena un paziente su cento va sotto i ferri entro le 48 ore dal suo ricovero.
 
E la Calabria? In questa Regione dominano i toni del grigio: la certezza statistica delle performance degli ospedali calabresi è spesso una chimera. Sono invece molte le realtà indiscutibilmente da allarme rosso, e sparute quelle con performance degne di nota. L’ospedale Pugliese di Catanzaro è l’unica struttura con le più alte percentuali, statisticamente certe, di pazienti con infarto trattati con Ptca entro 48 ore. Mostra esiti favorevoli nel trattamento dell’ictus l’Ospedale di Lamezia Terme. Mentre sul fronte delle bronco pneumopatie croniche ostruttive, tre strutture – l’Istituto Ninetta Rosano a Belvedere Marittimo, l’Ospedale Mariano Santo di Cosenza e il Pugliese di Catanzaro – conquistano esiti più che favorevoli.
Per quanto riguarda i cesarei, solo due strutture possono vantare il titolo di ospedali virtuosi (l’ospedale civile di Locri e il Presidio ospedaliero Annunziata di Cosenza). Per il resto, dominano gli ospedali con esiti sfavorevoli su molti indicatori. Tra i casi più eclatanti quello del Presidio Ospedaliero di Corigliano Calabro dove appena l’1,2% dei pazienti con frattura di femore ha la possibilità di essere operato entro le 48 ore (è la seconda peggiore struttura di tutta Italia). Ma, salvo rarissime eccezioni, per questo indicatore, quasi tutte le realtà sotto la lente sono molto al di sotto della media favorevole degli ospedali italiani. Stesso discorso per i cesarei: a parte le eccezioni che abbiamo visto, per il resto siamo lontani dagli standard ottimali. Anzi, la clinica Cascini a Belvedere Marittimo con l’83,8% di tagli cesarei, entra a pieno titolo nel gruppo nazionale delle prime cinque strutture con perfomance da bocciare.
 
Legenda
 
Per facilitare la lettura dell’amplissimo database dell’Agenas, Quotidiano sanità ha preso in considerazione solo nove indicatori relativi alle 31 prestazioni analizzate nel Programma nazionale esiti, selezionando in ogni Regione le prime cinque e le ultime cinque strutturecon le performance più o meno favorevoli.
Le diverse strutture sono state collocate, così come realizzato dagli epidemiologi dell’Agenas, in tre fasce: quella blu, i cui dati aggiustati (ossia quei dati per i quali sono state considerate le possibili disomogeneità tra le popolazioni come l’età, il genere, presenza di comorbità croniche, ecc) e “favorevoli”, sono statisticamente certi; quella rossa in cui dati aggiustati “sfavorevoli” non presentano margini di errore statistico; quella grigia dove invece c’è un rischio relativo di errore di un risultato (quello che i tecnici chiamano fattore “p”).

 
A cura di Luciano Fassari ed Ester Maragò

22 giugno 2012
© Riproduzione riservata


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