Frattura del collo del femore e intervento chirurgico entro 48 ore
Le Linee guida internazionali concordano sul fatto che il trattamento migliore delle fratture del collo del femore sia l’intervento chirurgico per la riduzione della frattura e la sostituzione protesica, che innalzano le possibilità di ripresa del paziente e di ritorno a funzionamento dell’arto.
Diversi studi hanno dimostrato che a lunghe attese per l’intervento corrisponde un aumento del rischio di mortalità e di disabilità del paziente, di conseguenza, le raccomandazioni generali sono che il paziente con frattura del collo del femore venga operato entro 24 ore dall’ingresso in ospedale. Il processo assistenziale in questo caso è fortemente influenzato dalla capacità organizzativa della struttura, che può determinare la puntualità dell’intervento o ritardi che possono anche variare fortemente, arrivando fino ai 17 giorni (e quindi superando di ben 16 giorni i tempi di riferimento). (media esiti 31,17)
In Calabria solo l’Ospedale Tiberio Evoli a Melito di Porto Salvo fa registrare, ma in fascia grigia, un dato vicino alla media italiana (31,1%). In tutte le altre strutture, gli esiti sono decisamente sfavorevoli e al di sotto del dato medio nazionale. La struttura, sempre in fascia grigia, con il miglior risultato è il Pugliese di Catanzaro con l’26,2% dei pazienti che sale sul tavolo operatorio entro le 48 ore dal ricovero. Seguono, in fascia blu, l’Ospedale Basso Ionio di Soverato (12,6%), il Ferrari di Castrovillari (11,9%) e il Presidio ospedaliero S.M. degli Ungheresi a Polistena (8,5%).
Da allarme rosso, senza se e senza ma, gli esiti del Presidio Ospedaliero a Corigliano Calabro con appena l’1,2% dei pazienti operati in tempi stretti. Sulla stessa linea l’Ospedale di Lamezia Terme (3,6%) seguito dallo Jazzolino di Vibo Valentia (5,2%), dal S. Giovanni di Dio di Crotone (7,1%) e dal Bianchi di Reggio Calabria (7,4%).
In Sicilia la situazione migliora, ma di poco. Due le strutture che superano positivamente il dato italiano: l’ospedale Trigona di Noto con il 48,3% e il M. P. Arezzo a Ragusa (35,6%). Seguono, in fascia grigia come le precedenti strutture, l’Ospedale Generale di Zona a Lentini (30,9%), il Maggiore di Modica (30,1%) e il Nuovo Ospedale di Cefalù (28,6%).
Preoccupante la situazione al S. Biagio a Marsala (1%), al Barone Romeo a Patti (1,3%), al Buccheri La Ferla F.B.F di Palermo (2,3%), all’Ao Vittorio Emanuele di Gela (2,5%) e al Presidio ospedaliero di Paternò (2,8%). Tutte strutture con esiti sfavorevoli e senza ombra di dubbio statistico.
Due le strutture della Sardegna con ottime performance, le migliori delle tre regioni sotto la lente in questa sesta puntata: il N. S. di Bonaria a S. Gavino Monreale dove il 79,9% dei pazienti ricoverati entra in camera operatoria entro 48 ore, e il Nostra Signora della Mercede a Lanusei (66,6%). Sopra la media italiana, ma in fascia grigia, anche il SS Trinità di Cagliari (36,3%). Troviamo poi i presidi ospedalieri S. Martino a Oristano (16,9%) e il S. Giovanni di Dio a Olbia (15%).
La maglia nera in Sardegna spetta invece all’Ospedale Civile di Sassari (1,4%). Lo seguono l’ospedale Marino Regina Margherita di Alghero con il 3,3% e il A Segni di Ozieri (6,7%). Chiudono il gruppo delle strutture con le peggiori performance i Presidi ospedalieri Marino di Cagliari (8,3%) e il Sirai a Carbonia (11,4%).
21 Giugno 2012
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