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Scaccabarozzi (Farmindustria): “Al medico la scelta migliore, ma temo che le gare potrebbero non garantirla”


27 MAR - “I biosimilari sono farmaci che essendo approvati da un circuito regolatorio europeo e italiano hanno l’esatta dignità dei farmaci biologici. Sono studiati, efficaci e sicuri, ma come è stato ricordato non sono uguali e, per questo, mi auguro sia lasciata nelle mani del medico la scelta sul dare il farmaco più appropriato in base alle caratteristiche del paziente. Però il rischio, nel nostro paese è che vengano fatte gare a intercambiabilità per mettere nelle mani del medico solo un farmaco, che sia esso biologico o biosimilare Perché potrebbe vincere anche il biologico, e a quel punto non sarebbe giusto per il biosimilare”.
 
Così Massimo Scaccabarozzi, presidente di Farmindustria a margine della presentazione del Position Paper dell’Aifa sui farmaci biosimilari, che ha sottolineato “Dichiaro come è giusto che sia il mio conflitto di interessi, rappresento le industrie farmaceutiche nelle quale ci sono anche quelle che producono biosimilari. Mi aspetto sempre che le istituzioni affrontino le problematiche da un punto di vista rigorosamente scientifico e non prettamente economico”.
 
Scaccabarozzi ha poi commentato lo studio di Ernst&Young per l’Ibg in cui si evidenziano problemi di accesso ai farmaci biologici per circa 200 mila italiani: “Mi lascia perplesso – ha detto – ha dato risultati molto variegati: si dice ad esempio che ci sarebbero tra i 34 mila e i 184mila pazienti con psoriasi non trattati, io credo che o sono 34 mila, o sono 184 mila. Se davvero tutti questi pazienti non avessero accesso alle terapie significherebbe che i medici non sono in grado di fare un’esatta diagnosi, cosa che non credo. Allora avremmo problemi di sostenibilità. Servirebbe un’analisi più approfondita e, se vogliamo parlare di biosimilari, dobbiamo ricordare che per alcuni prodotti siamo a oltre 90% della penetrazione sul mercato. Credo siamo di fronte a un falso problema – ha aggiunto – e che sia piuttosto utile uno studio che vada ad approfondire l’accesso ai medicinali innovativi e le disomogeneità in Italia: ci sono Regioni in cui un biologico arriva immediatamente, altre che ci impiegano 120 giorni e questo è un problema legato alla struttura del nostro Paese”.

27 marzo 2018
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