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Patologia coronarica. Il bypass meglio dell’angioplastica per i pazienti diabetici

Se la patologia colpisce più vasi l’intervento di bypass può salvare una persona in più ogni venti rispetto all’angioplastica, riducendo il rischio di eventi avversi gravi come l’infarto o anche la mortalità generale a cinque anni. I ricercatori: "E' un nuovo standard di cura". Lo studio sul New England Journal of Medicine.

06 NOV - Il bypass è meglio dell’angioplastica. Almeno per i pazienti diabetici che presentano patologia coronarica che interessa più vasi sanguigni. In questo caso, infatti, il primo tipo di intervento garantirebbe una minore percentuale di complicazioni gravi come l’infarto, salvando una vita in più ogni venti pazienti. Lo assicura uno studio condotto dal Mount Sinai Hospital di New York e dallo University Health Network di Toronto, pubblicato su New England Journal of Medicine.
 
Per dirlo, gli scienziati hanno seguito un campione di 1900 pazienti in 140 centri diversi tra il 2005 e il 2010. Tutti i partecipanti erano affetti da diabete e presentavano coronaropatia a più arterie, e in particolare l’83% presentava malattia di tre vasi. Lo studio si è concentrato su pazienti diabetici perché questi sono più frequentemente soggetti a eventi cardiaci avversi rispetto a chi non presenta la patologia, e per questo necessitano maggiori cure e attenzione: le patologie cardiovascolari sono infatti tra le complicazioni più gravi del diabete e la principale causa di morte prematura tra i pazienti che presentano la malattia, e queste persone sono dalle due alle quattro volte più soggette a ictus o patologia coronarica rispetto agli altri.

 
Metà dei partecipanti allo studio è stata sottoposta a intervento di bypass, l’altra metà operata per angioplastica, e a tutti i pazienti è stata prescritta una terapia che prevedeva il controllo del colesterolo, della pressione sanguigna e dei livelli di zuccheri nel sangue. Il follow up è durato per una media di quattro anni a paziente, con un minimo di due, e gli scienziati hanno registrato i dati relativi alla mortalità dovuta a tutte le cause, nonché quelli degli attacchi cardiaci e apoplettici non fatali.
 
Il risultato? Cinque anni dopo l’intervento le persone cui era stato fatto un bypass avevano minori tassi di ictus, infarto e morte presi complessivamente (18,7%) rispetto a chi aveva subito un’angioplastica (26,6%). Solo le percentuali di ictus risultavano più alte nel primo gruppo (5,2%) rispetto al secondo (2,4%), ma in ogni caso la mortalità dei primi era più bassa di quella dei secondi (10,9% a cinque anni, contro il 16,3% di chi aveva fatto angioplastica). “Dati questi risultati il bypass dovrebbe essere lo standard di cura di tutti i pazienti diabetici che hanno più vasi sanguigni malati”, ha commentato Michael Farkouh, autore principale dello studio. “Il nostro lavoro risolve un’ambiguità che fino ad oggi c’è stata rispetto a quale fosse l’intervento migliore, quando si vuole curare un paziente diabetico. Oggi sappiamo che i benefici del bypass sono veramente significativi: per fare un esempio, le differenze tra questo e l’angioplastica sono pari ai risultati che si ottengono controllando il colesterolo con dei farmaci, rispetto a quelli dei pazienti che non vengono trattati”.

06 novembre 2012
© Riproduzione riservata


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