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Sperimentazioni sugli animali. Per la maggioranza degli italiani è accettabile

A dirlo è un sondaggio condotto dall’Ipsos presentato nel corso di un convegno, organizzato dall’Istituto Mario Negri, secondo il quale non esiste una maggioranza nel Paese contraria a sperimentare sugli animali. Per il farmacologo Garattini “al momento non ci sono vie alternative” alla sperimentazione sugli animali.

20 NOV - Chi fa ricerca non è un torturatore. Questo è stato ripetuto più volte nel corso del Convegno chi fa ricerca lo fa nel massimo rispetto degli animali. Ed è necessario sgombrare il campo anche da un altro luogo comune secondo il quale la maggioranza degli italiani è contrario alla sperimentazione sugli animali. A smentire questo dato è stato il presidente dell’Istituto di ricerche Ipsos, Mario Pagnoncelli, il quale ha presentato una ricerca secondo la quale gli intervistati, se informati adeguatamente su come viene svolta e a cosa serve la sperimentazione animale, cambiano idea. Infatti, a una prima domanda a freddo riguardante l’utilizzo degli animali per testare medicinali, il dato riferito da Pagnoncelli è il seguente: il 39% risponde di ritenerlo inaccettabile, il 27% poco accettabile, il 15% abbastanza accettabile, il 18% lo ritiene del tutto accettabile.
“Questo dato – ha spiegato Pagnoncelli – contrata con quanto sostenuto dagli animalisti, ovvero che gli italiani favorevoli all’abolizione dell’utilizzo degli animali nella sperimentazione scientifica sarebbero l’86% della popolazione”.

 
Secondo il presidente Ipsos c’è un dato che va sottolineato “solo il 32% degli intervisti ritiene di essere informato sull’argomento. Infatti passando a domande che indirettamente introducono informazioni, l’orientamento degli intervistati muta gradualmente”. Alla domanda su quanto sia necessario la sperimentazione scientifica sugli animali per il progresso della medicina Pagnoncelli fa sapere che “il 31% risponde del tutto necessaria, il 20% abbastanza necessaria, quindi il 51%, mentre il 29% la ritiene poco necessaria ma solo il 18% la giudica per niente necessaria”.   
 
A conclusione delle successive domande, ha spiegato il Presidente Ipsos Italia, risulta che “una
volta informati gli intervistati cambiano significamente opinione a riguardo al livello di accettabilità della sperimentazione scientifica sugli animali”. Se prima insomma, ha concluso Pagnoncelli, “era il 33% degli italiani a ritenerla accettabile dopo è il 56% del campione ad essere di questa opinione, con una significativa riduzione di coloro che si dichiarano comunque contrari passando dal 39% al 24%.
 
In conclusione per Pagnoncelli sembra dunque esserci un problema di corretta informazione e su questo è intervenuto Gianni Betto, direttore del Centro d’ascolto dell’informazione radiotelevisiva, il quale presentando l’analisi condotta dal Centro d’ascolto su “La sperimentazione animale nell’informazione televisiva e radiofonica trasmessa ai cittadini” ha dimostrato come in un anno di monitoraggio praticamente l’unica notizia che è passata è stata quella relativa al noto caso di “Green Hill”l'azienda di Montichiari (Brescia) che alleva cani beagle per i laboratori, con tutto il carico emotivo che questa si è ha portato dietro.
 
Proprio di emotività e raziocinio ha parlato Garattini, il quale ha chiesto di “evitare l’emotività e di utilizzare il raziocinio, perché se commuove e fa male guardare gli occhi di un beagle, io chiedo anche di guardare gli occhi di un bambino malato”.
 
Il tema non è una contrapposizione animale/uomo, ma per il farmacologo semplicemente al momento “non esistono vie alternative alla sperimentazione sugli animali”.
Quello che possiamo fare, ha aggiunto Garattini, “è utilizzare meno animali grazie alla tecnologia che migliora e offre metodologie più accurate. Oggi su un cervello di un topo possiamo utilizzare diverse metodologie diverse un tempo non era così”.
 
“Noi – ha detto ancora il direttore di Ricerche Farmacologiche del ‘Mario Negri’ – siamo i primi ad essere convinti che un topo non è un uomo ma un modello e tutte le attività si basano su un modello, se capiamo questo capiamo il significato della direttiva dell’Unione europea che è stata concepita per armonizzare le norme dei singoli Paesi comunitari”.
 
Altra aspetto indagato dal convegno è stata infatti la Legge comunitaria 2011 che prevede “Disposizioni per l’adempimento degli obblighi derivanti dall’appartenenza dell’Italia alle Comunità europee” all’attenzione del Senato il cui articolo 14 indica i “Princìpi e criteri direttivi per l’attuazione della direttiva 2010/63/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 22 settembre 2010, sulla protezione degli animali utilizzati a fini scientifici”.
Secondo Garattini questa legge comunitaria così com’è è perfetta e andrebbe recepita come tale in quanto l’Unione Europea individua un compromesso che permette la sperimentazione seppur all'interno di regole stringenti per ridurre al massimo le sofferenze degli animali.
 
Maria Antonietta Farina Coscioni, deputata radicale eletta nelle liste del Pd, anche lei presente al convegno si è detta “favorevole alla ricerca sugli animali. E il perché ce lo dice l’evidenza scientifica, la farmacopea, che prima di sperimentare sugli uomini occorre farlo sugli animali”. La Coscioni ha anche aggiunto che devono essere “gli scienziati e i ricercatori che ci devono dire se questa va condotta e in che modo, non può essere il legislatore e l’evoluzione tecnologica ci ha permesso di ridurre l’utilizzo degli animali in laboratorio”.
In merito alla legge comunitaria la deputata radicale fa sapere di “volerla recepire tout court” e da legislatore ha ricordato “come che noi abbiamo legge ancora più stringenti in materia”. In conclusione Farina Coscioni ha detto che quello che le interessa sono i malati e lo ha ribadito affermando “io sto dalla parte dei malati”.
 
Ignazio Marino, senatore del partito Democratico, ma soprattutto medico chirurgo, ha ricordato la sua esperienza di trapiantologo negli Stati Uniti quando all’indomani di un trapianto di fegato di babbuino in un uomo malato, un gruppo di animalisti gettò come segno di disapprovazione per quanto fatto da lui e dalla sue equipe, per salvare una vita umana a danno di una babbuino, dei secchi di sangue davanti alla sua abitazione e poi all’università di Pittsburgh dove venne eseguito il trapianto. Nel ricordare questo episodio risalente ai primi anni ’90 Marino ha detto “tutti i farmaci sono sperimentati sugli animali e per coerenza chi è contrario non dovrebbe curarsi con i farmaci”. 

20 novembre 2012
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