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Long-term care. Pubblicato l’ultimo libro Ocse sulle cure per anziani e disabili 

La popolazione invecchia e sempre più importanti diventano i servizi sanitari destinati ai pazienti deboli, con difficoltà motorie o con disabilità cognitive. Come si occupano i Paesi Ocse delle persone non autosufficienti? E cosa devono migliorare nelle loro cure? Ad analizzare la questione ci pensa l’ultima pubblicazione dell’organo internazionale.

22 GIU - La vita media degli esseri umani si sta lentamente e inesorabilmente allungando, ma non è detto che negli ultimi anni di vita la salute sia ottima. Capita infatti che i più anziani abbiano un declino cognitivo o difficoltà motorie e che per questo diventino dipendenti da altri per espletare anche le semplici operazioni della vita quotidiana. Una condizione, questa, che riguarda non solo questa categoria di persone, ma anche i disabili e i malati cronici. Ecco perché proteggere il diritto a una vita dignitosa degli anziani o dei più deboli sta diventando sempre più importante per tutti i governi. Proprio su questo argomento è incentrata una delle ultime pubblicazioni dell’Ocse, dal titolo “A Good Life in Old Age? Monitoring and improving quality in long-term care”, che cerca di analizzare come le diverse nazioni abbiano tentato di sviluppare misure per assicurare e controllare che la cura delle persone non autosufficienti sia di alta qualità, sicura, efficace e centrata sui bisogni dei pazienti stessi.

 
In molti casi, gli sforzi per la cura di queste categorie di persone si perdono tra le difficoltà dei sistemi sanitari nel loro complesso, ma ci sono iniziative interessanti in alcune nazioni, che combinano efficacia e approccio orientato ai pazienti. In particolare, secondo l’Ocse, risultano interessanti tutti quegli esempi di strutture sanitarie che riportano pubblicamente le valutazioni di qualità delle proprie prestazioni mediche, poiché questo permette agli anziani e alle loro famiglie di fare scelte consapevoli e stimola la competizione facendo migliorare i risultati.
Anche perché permettere ad anziani, disabili e malati cronici di vivere una vita dignitosa, non è solo un imperativo morale, ma può essere utile anche dal punto di vista economico, non solo per le spese correlate alla dipendenza da altre persone. Sebbene ancora piuttosto piccola, la spesa pubblica pro-capite per la cosiddetta “long-term care” sta velocemente aumentando all’interno del budget dei sistemi sanitari nazionali, aumentando del 9% tra il 2000 e il 2010, contro un incremento generale nella spesa sanitaria pari a solo il 4%. Ad oggi i paesi che fanno parte dell’Ocse destinano in media l’1,6% del PIL alla cura dei pazienti non autosufficienti.
Ma la percentuale degli ultraottantenni è destinata a crescere dall’attuale 4% della popolazione totale al 10% entro il 2050 e dunque la spesa ad aumentare.
 
Oltre a quello di contenere la spesa, però, l’altro obiettivo è quello di mantenere costante o migliorare lo stato di salute dei deboli e degli anziani, dei malati cronici, dei disabili, sia che ricevano cure in casa, in case di riposo, in strutture adibite o in strutture adibite appositamente dalla comunità. Per farlo bisogna conoscere le condizioni iniziali, in particolare rispetto a tre temi cruciali: la sicurezza e l’efficacia della cura, la centralità data al paziente e la velocità nel rispondere alle sue necessità, l’organizzazione e il coordinamento del sistema sanitario.
In particolare, la raccolta di informazioni sulla qualità del servizio non è diffusa quanto sarebbe necessario nei paesi dell’Ocse. Quattro quinti delle nazioni hanno indicatori che registrano l’occupazione e lo stato dell’ambiente di lavoro nelle strutture sanitarie che si occupano di degenza e cura dei pazienti non autosufficienti, ma solo pochissime raccolgono sistematicamente dati sulla qualità.
 
Studi effettuati in diversi paesi europei e negli Stati Uniti hanno dimostrato come seppure in maniera diversa, gli approcci per mantenere la cura dei degenti non autosufficienti di alta qualità si concentra in tre macroaree: stabilire e mantenere gli standard per le strutture sanitarie che forniscono questo tipo di servizio; monitorare e rinforzare la compliance dei pazienti alle terapie; diffondere pubblicamente i risultati o comunque instaurare altri meccanismi di tipo competitivo per stimolare le strutture a migliorare le proprie prestazioni.
Tuttavia, i sistemi di controllo della qualità sono difficili da mettere in piedi per diversi problemi, primo tra tutti anche quello di mettere in connessione amministrazioni locali, regionali, nazionali e volontariato. Oppure, altra questione, quella che riguarda la difficoltà nel definire quali sono gli indicatori da tenere in considerazione per giudicare se i servizi sono adeguati per questi pazienti, soprattutto quando si tenta di fare un confronto tra nazioni diverse. Infine, sfuggono al controllo ufficiale tutti quei pazienti che vengono assistiti a casa, o, talvolta, in case di riposo.
Chiaramente, questi problemi non riguardano tutti gli Stati in generale, anzi ci sono importanti eccezioni. Molte nazioni, tra cui Finlandia, Stati Uniti, Islanda, Canada e Portogallo applicano i loro indicatori di qualità anche alle cure dei degenti non autosufficienti, e raccolgono i dati regolarmente.
 
In ogni caso, nonostante le difficoltà, l’Ocse sembra avere le idee piuttosto chiare sugli obiettivi da raggiungere. “Capire come ‘si fanno le cose fatte bene’ è l’unico modo per far sì che la cura delle persone non autosufficienti sia sicura ed efficace”, si legge nella pubblicazione. “Standardizzare la valutazione dei bisogni e i processi di cura, monitorare i processi o i risultati, minimizzare le variazioni da struttura a struttura, sono gli strumenti che abbiamo per assecondare le necessità di questi pazienti”. Il tutto con lo sforzo congiunto delle istituzioni, tanto che il libro promette: “L’Ocse e la Commissione europea continueranno a lavorare insieme e da vicino per esplorare come la ‘long-term care’ possa riuscire sempre meglio a proteggere la salute e la dignità delle persone più anziane e deboli, e in particolare a offrire loro un servizio sanitario di alta qualità, che promuova benessere e invecchiamento attivo”.
 
Laura Berardi

22 giugno 2013
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