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Cancro. L'appello di Aiom: “Un centesimo in più a sigaretta per finanziare un fondo nazionale e garantire i nuovi farmaci a tutti”

Ogni ora in Italia sono 40 le diagnosi di tumore. Il 39% della spesa farmaceutica ospedaliera è costituito dalle terapie anticancro. Il presidente Carmine Pinto: “Per rendere disponibili i trattamenti più efficaci è necessario reperire risorse aggiuntive. Lo Stato ricava circa 11 miliardi dalle accise sul tabacco, una parte potrebbe essere dedicata alla lotta al cancro”.

17 DIC - "Ho incontrato per tre volte il cancro negli ultimi 22 anni, ma non ho mai smesso di vivere e di partecipare alla vita sociale, grazie alle cure che sono notevolmente migliorate nel corso degli ultimi anni. Vorrei che tutti potessero avere e disporre delle cure più evolute per combattere la malattia e vivere serenamente. Purtroppo si sta profilando all’orizzonte un periodo buio, con farmaci sempre più costosi e un Servizio sanitario nazionale che non sarà in grado di soddisfare tutti. Occorre unità e determinazione fra pazienti e medici per cambiare il sistema organizzativo e distributivo per garantire le stesse cure a tutti". Esordisce così Anna Maria Mancuso, presidente di Salute donna onlus, un’associazione di pazienti presente in molti ospedali, all’incontro organizzato dall’Associazione italiana medici oncologi ospedalieri, Aiom, per denunciare le carenze organizzative che rischiano di lasciare senza cure i malati di cancro, proprio nel momento in cui la malattia, grazie alle cure, sta trasformandosi in malattia cronica e con aspettative di vita molto più lunghe.
 
Alle preoccupazioni di Mancuso risponde prontamente il presidente di Aiom, Carmina Pinto, che lancia un appello e un messaggio alle Istituzioni. “Per far fronte alle richieste di 3 milioni di malati che convivono con il cancro, non basta un fondo nazionale per i farmaci innovativi – ha spiegato ieri nel corso di una conferenza stampa il presidente di Aiom – ma occorre un fondo dedicato per i farmaci oncologici innovativi che stanno invadendo il mercato e promettono aspettative di vita e qualità di vita molto maggiori che in passato. Come reperire i finanziamenti? Il Fondo potrebbe essere finanziato dal gettito derivante dal tabacco. Lo stato oggi ricava 11 miliardi dalle accise sul fumo di sigaretta e impiega queste risorse in vario modo. In passato lo ha utilizzato per sostenere il pensionamento degli esodati. Oggi, il 5% di questi 11 miliardi, cioè un centesimo a sigaretta, basterebbe a sostenere il pieno accesso a tutti i malati italiani ai tanti farmaci innovativi che arriveranno sul mercato (una quindicina nei prossimi tre anni) e che potrebbero cambiare le loro aspettative di vita”.

 
La proposta ha trovato tutti d’accordo, medici e pazienti e anche la Federazione delle Associazioni di volontariato in oncologia (FAVO) la cui responsabile, Elisabetta Iannelli, ha sottolineato come in Italia, il Paese con la migliore cura oncologica, si registra una difficoltà territoriale nell’accesso alle cure a causa di una burocrazia che fa aspettare in media anche 400 giorni prima che un farmaco, dopo la commercializzazione, arrivi al letto del malato. “Sotto accusa sono i prontuari regionali – ha detto Iannelli – non aggiornati in tempo utile, che costringono i malati a migrazioni interregionali verso quelle regioni più attive. Ma anche le regioni più attive, a causa della spending review, stanno stringendo i cordoni della borsa e potrebbero rifiutare le cure a chi non è residente”.

L’Italia, quindi, rischia di sprofondare nel baratro dell’inefficienza in oncologia se non verranno presi seri provvedimenti di natura organizzativa e sociale. “Il nostro obiettivo è migliorare l’assistenza – ha precisato Pinto – e certamente non bastano i proclami, ma occorre farli seguire da azioni pratiche, come la riduzione degli sprechi per avere già vantaggi, così come i programmi di prevenzione potrebbero ridurre le incidenze di certe malattie tumorali e quindi far spendere meno. Dopo decenni di impegno in questo campo siamo arrivati a trasformare la malattia cancro in una malattia cronica, ma ora non dobbiamo mollare perché i 3 milioni di ammalati hanno il diritto di vivere meglio, con i farmaci immunoterapici, poco tossici. La qualità di vita sociale è più garantita e gli effetti collaterali sono minimi”.

Ma quale è la fotografica del cancro in Italia e come si è modificata la patologia in questo ultimo decennio? I dati dimostrano che l’Italia ha lavorato bene, ma all’orizzonte affiorano problemi che non ci si aspettava. Ogni ora vengono diagnosticati 40 casi di cancro e nel 2015 se ne aspettano 363.300. Negli ultimi vent’anni le guarigioni sono aumentati negli uomini del 18% e del 10% nelle donne. Parallelamente all’arrivo di 45 nuovi farmaci anticancro per 53 indicazioni, l’impatto economico è cresciuto dal 24 al 39% in 6 anni e ora comportano una spesa di 4 miliardi di euro, con una crescita del 10 % nell’ultimo anno. “Certo, occorre anche un occhio alla sostenibilità economica – ha detto il presidente di Aiom – e questo si realizza ottimizzando la spesa e migliorando l’appropriatezza prescrittiva. Dobbiamo anche registrare una diminuzione dei progetti di ricerca con un calo del 23% negli ultimi 5 anni. L’istituzione di un fondo ad hoc nazionale dovrebbe determinare anche uno stimolo all’attrazione di trial clinici nel nostro Paese”.

La battaglia contro il cancro passa ancora attraverso il fumo di sigaretta, abitudine che tende a diminuire di poco. Sono ancora 11 milioni i fumatori abitudinari in Italia pari al 21% della popolazione divisi fra poco più di 6 milioni di omini e 4,6 milioni di donne. Ogni anno si diagnosticano 41.000 nuovi casi di cancro al polmone, con l’ago della bilancia in salita per le donne con rilevanti aumenti di diagnosi polmonari.

L’introduzione dei farmaci innovativi ha procurato in questi anni diverse modalità di rimborsi a carico del Servizio sanitario nazionale verso le case farmaceutiche, come del resto in altri Paesi europei: diverse modalità di spesa a seconda degli effetti del farmaco sull’individuo. Si va da formule di cost-sharing (costo uguale per tutti), al risck-sharing (rimborso al 50% nel primo ciclo di cura se il farmaco non funziona), al payment by result (rimborso totale per i pazienti che non rispondono al trattamento) che hanno permesso al nostro paese di avere i prezzi più bassi d’Europa. “Questo sistema funziona – ha concluso Pinto – ma occorrerà introdurre modifiche che prendano in considerazione anche l’efficacia, a seconda del tipo di patologia”.

La costituzione del Fondo, ovviamente, non deve far accantonare la prevenzione, che da sola potrebbe ridurre i casi. E’ opportuno ricordare, ad esempio, che il tumore più frequente è quello del colon retto con 52.000 casi ogni anno, seguito dal tumore al seno con 42.000 casi, dal tumore al polmone con 41.000, 35.000 per la prostata e 26.000 per la vescica (più fra gli uomini che le donne). Estrapolando i dati secondo il sesso, tra gli uomini prevale il tumore alla prostata con il 20% delle neoplasie diagnosticate, il polmone con il 15%, il colon con il 14%, la vescica con l’11% e lo stomaco con il 5%. Tra le donne, emerge il cancro del seno (29%), seguito da colon retto (13%), polmone (6%), tiroide (5%) e corpo dell’utero (5%). La sopravvivenza a 5 anni è aumentata passando dal 39 al 57% negli uomini e dal 53 al 63 nelle donne, grazie a miglioramenti nel campo delle malattie del colon, della mammella e della prostata. Sono stabili, purtroppo, le sopravvivenze per i tumori più critici come polmone e pancreas.

Edoardo Stucchi 

17 dicembre 2015
© Riproduzione riservata


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